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Risultati: in rosso i libri; in nero gli autori
9 febbraio 2010
A tutte le donne, ragazze, bambine. I vostri contributi
Quali sono i modelli delle nuove "bambine" e "ragazze", oggi? Che cosa sognano di essere? Madri? Ballerine? Estetiste? Mogli di calciatori? Persone indipendenti? Quanto è cambiato il mondo delle immagini in cui le bambine diventano donne? In occasione dell’uscita di Ancora dalla parte delle bambine, il nuovo libro di Loredana Lipperini, Abbiamo chiesto alle nostre utenti rispodere a queste domande con testi e foto. Ecco come ci hanno risposto!

Pubblichiamo tutti i testi e - in fondo alla pagina - le foto che ci sono giunte.

Francesca
Io sono figlia e giovane donna ed entro breve prevedo di essere mamma. Può esser banale dire che mio modello è stata mia madre, casalinga per scelta, quando io invece preferisco non stare a casa e immergermi nel mio piccolo mondo lavorativo, ma è così. Con gli anni mi sono accorta che sono il suo modo di fare eclettico, il suo sapersi arrangiare in ogni situazione pratica o intellettuale che sia, ad avermi ispirata nel mio attuale cammino di donna e prossimamente, ne sono sicura, anche di madre. Ed ogni mattina, guardandomi allo specchio, spero di vedere qualcosa della sua innata bellezza, quella che ti fa sentire sicura di poterti immergere nel mondo che ti aspetta là fuori e ti sgorga da dentro: la gioia di vivere.

Daniela
Ancora dalla parte delle bambine: ci pensa la televisione la De Filippi orrenda tenutaria, oppure"Sex in the city" ,oppure "Le casalinghe ........." il gossip che passa dalla televisione ai giornali... E noi credevamo di aver liberato le donne e cercato di farle diventare persone!! Oggi le ragazze sono più libere, sì... di mostrare culo e tette! Di scimmiottare gli uomini con orrendi tallieur pantalone o addirittura con la divisa... O siamo autorizzate a fare le puttanelle o i maschietti: ma quando potremo fare ed essere soltanto donne?

Annamaria
Quando ero bambina avevo paura di sognare, pensavo di non meritarlo, tutto e tutti intorno a me lo ricordava. Ora da adulta mi sono concessa un sogno e sto facendo di tutto per realizzarlo. Chi prima mi ostacolava ora è con me. Forse ero io che non avevo il coraggio di lottare. Ho due figlie, adolescenti, e con loro non farò lo stesso errore: le lascio sognare perché il sogno e ciò che non può essere strappato senza provocare un lacerante dolore.

Sabrina
Sono una madre, e una bambina. Non c’è sera che aprendo un libro di fiabe da raccontare non mi riempia il cuore di magia. Di quella magia che ti bagna le mani mentre il lupo sta spiando Cappuccetto Rosso. Di quel luccicore che vedo scorrere negli occhi di mia figlia mentre aspetta che la principessa venga salvata. Ecco cosa voglio, regalare momenti tondi e perfetti fatti di pensieri e tesori da scoprire, dell’odore della carta che entrambe annusiamo come una rara composizione destinata a delle regine. Vorrei trasmettere la passione del potere delle parole che messe una accanto all’altra possono farti vivere centinaia di vite. Non so se succederà, forse sono solo una bambina rinchiusa dentro un mondo vittima di un incantesimo, se così fosse non voglio nessuna fata, lasciatemi prigioniera, perché nessuna altra storia sarebbe bella come la mia.
Arriverà il momento che non ci saranno più fiabe da raccontare, ma so che mia figlia si porterà in tasca quei momenti, come un gioiello fortunato, da toccare ogni tanto, e sorriderà sapendo che sua madre le ha insegnato a credere nei lupi, nelle streghe, e nei lieti fine.

Diana
Una vecchia canzone diceva “cosa vuol dir sono una donna ormai?”… Ho vent’anni, cosa vuol dire essere una “Donna” oggi? Guardare la televisione, e capire che il futuro è incerto, sapere che comunque sia, avrai problemi a trovare un lavoro, perché donna, semplicemente perché donna, sapere che la vita è precaria come il lavoro, e che qualsiasi titolo di studio non è abbastanza, e che nessuno ti mette alla prova, perché? Perché donna. Posizione estremista? Forse. Ma forse No. Cosa sognano? Beh… posso dire quello che sogno io: una famiglia, un lavoro… Il lavoro dei miei sogni! Moglie di un calciatore?! Si... E perché non tronista, letterina, paperina… E quanto altro…? Ma andiamo… Siamo noi donne che per prime sminuiamo noi stesse, svendendo i nostri corpi! Un po’ di dignità!! “Siamo donne, oltre le gambe c’è di più!” e io aggiungerei molto di più! Persone indipendenti? Molto, aggiungerei, molto indipendenti… non mantenute, donne si, ma autonome, madri si, ma autonome, donne di casa si, ma autonome. Quando è cambiamo il mondo delle immagini in cui le bambine diventano donne? Tanto. Troppo. Meglio? Forse, o forse No.

Elisa
Chi sono le nuove bambine e ragazze? Quali sono i loro sogni di oggi? Dove sono le piccole donne di un tempo?... Ora cosa siamo veramente?.... Siamo ancora quelle che quando chiudono gli occhi vivono nel loro mondo incantato, quelle che piangono in silenzio, quelle che si fanno forza, quelle che sorridono con gli occhi lucidi.... Siamo ancora "così… dolcemente complicate, sempre più emozionate, delicate"... Siamo quelle nascoste sotto le coperte che immaginano di essere abbracciate... Siamo le protagoniste della nostra vita... Siamo dispettose e un pò orgogliose, timide e sincere... Siamo noi nelle nostra semplice naturalezza... Siamo le compagne pensierose e le madri preoccupate... Siamo ancora questo, forse nascoste dalla maschera di una nuova realtà.

Rosalba
La dimensione dell'essere donna si sta perdendo, credendo invece di non fare altro che rinnovarla.
Le ragazze d'oggi si vestono e pensano e agiscono come degli uomini, perchè agli uomini vogliono somigliare, soggiogate dalla lunga tradizione culturale/sociale secondo la quale il sesso debole è quello femminile. Purtroppo, non si riconoscono più le qualità distintive dell'essere donna: la pazienza, la dolcezza, la riflessione PRIMA dell'azione, l'ascolto, il confronto. Il tutto coniugato sapientemente con la fiducia nell'istinto, nel sentimento, nell'amore sopra ogni altra cosa.
In un mondo dove in pochi credono in valori costruttivi, dove quasi tutti cercano l'affanno, la fuga dal tempo reale, dalle emozioni forti, le donne possono ricostruire tutto, dalle basi.
Io, donna in crescita, ci credo. E so che molte, insieme a me, ci credono.
Anche gli uomini, che silenziosamente riconoscono il valore , il potere, e il ruolo delle donne.
Le donne mandano avanti il mondo.

Maria Sandra
Sono una donna di mezza età, senza figli e ancora per alcuni aspetti mi sento una bambina. Posso dunque dire che cosa vorrei io: viaggiare, partire all'estero per lunghi corsi di lingua in loco, e per una volta nella vita, proprio una tantum, recitare come protagonista in un film, non in un ruolo tutto piume e paillettes, ma in quello di una donna di mezza età, sfiancata dalla fatica, con i capelli scarmigliati, le buste della spesa che le rompono le braccia, l'alcool come magro conforto. Se un regista decidesse di trarre un film dal libro di Carlotto "Niente più niente al mondo" sappia che sono qui. Ciò detto, conosco tante bambine, ragazzine, ragazze, figlie di amiche o colleghe, o semplicemente sconosciute che vedo in autobus quando vado al lavoro di mattina: le osservo e ne sento i discorsi. Certo molte sono attratte dai lustrini di una celebrità facile e, in maniera poco critica, da quanto arriva dal mondo dei media, televisione trash in testa, e anche le migliori vogliono leggere i libri di Moccia (io stessa ho regalato "Ho voglia di te" a una tredicenne riflessiva e intelligente). Anche quelle dai gusti meno influenzabili indossano i jeans a vita bassissima e desiderano sentirsi parte di un gruppo. Credo che in fondo sia sempre stato così: anche noi avevamo i nostri divi preferiti, e ci piacevano i jeans molto stretti, o le felpe alla moda. Leggevamo di nascosto "Porci con le ali" che riletto tanti anni dopo dici: Chissà cosa ci trovavo! Le veline non erano state ancora inventate, c'erano le vallette televisive,
ma non mi pare fossero un esempio per tante di noi. Le ragazzine che incontro in autobus sono quasi tutte un po' sguaiate, starnazzano molto, usano un linguaggio piuttosto spinto, e vogliono emulare, e spesso li superano, i compagni maschi, quanto a "guasconate". Potrei dire le solite cose, che molta responsabilità hanno le famiglie, gli insegnanti, l'ambiente da cui si proviene, le letture, i media: tutto ciò incide, ma ricordiamoci che ognuna di queste donne di domani ha un suo proprio carattere, una sua sensibilità, un'interiorità del tutto peculiare. La speranza é che ciascuna di loro, al di là del bombardamento di stimoli non sempre positivi, riesca a trovare una propria strada, e a realizzare i propri desideri e le proprie aspirazioni, che non devono essere necessariamente straordinari, ma possono benissimo essere dei sani, normalissimi desideri di una vita serena, in cui se si sta bene dentro, può essere piacevole anche svolgere un lavoro di routine e poi dedicarsi ai propri interessi, e alle piccole gioie quotidiane, senza per forza diventare delle celebrità.Certo, se si riesce a realizzarequalcosa di straordinario, é meglio, soprattutto se a questo si arriva dopo aver molto studiato e sudato, ma l'esperienza insegna che non sempre un lavoro importante a livelli altissimi sia sempre sinonimo di realizzazione nella vita. Esistono anche gli affetti, le amicizie, gli amori: auguro alle donne di domani un sano equilibrio tra gli aspetti che ho elencato, con un ingrediente fondamentale senza il quale non si sarà mai contenti e non si andrà da nessuna parte: un buon rapporto con se stesse, e, per citare il titolo di un film nelle sale questi giorni, la giusta distanza dalle cose, da alcune in particolare.

Valentina
A volte mi chiedo in che modo noi mondo femminile siamo riuscite a ridurci cosi... la maggior parte di noi oramai non fa che seguire un modello di vita... un qualcosa che a volte diventa irrangiungibile e si trasforma in un incubo... mettiamo troppe cose in gioco per poter assomigliare almeno un pò al nostro modello... senza accorgercene mettiamo in gioco anche la nostra stessa vita... noi donne dobbiamo cercare di essere indipendenti....si è vero, magari qualche modello si potrebbe seguire ma io ritengo che il modello da seguire siamo noi stesse... la nostra semplicità, il nostro modo di vedere le cose, la nostra sincerità dovrebbe, anzi deve, essere il modello che bisogna seguire... e seguendo il noi come nostro modello altrettanto dobbiamo fare con i nostri sogni... ma rinunciare ad essi anche se i genitori, gli amici e chi altro non ti spinge a farlo, non concorda con il tuo sogno... i sogni sono la cosa più bella che abbiamo e giorno per giorno bisogna lottare per essi perchè solo realizzando i nostri sogni possiamo considerare la nostra vita davvero realizzata… anche se la cosa può sembrare difficile lottare sempre fino allo stremo... tutti i sogni sono difficili da realizzare… anche quelli che possono sembrare i più banali, quelli più scontati....
Mi ricordo che quand'ero piccola mi sembrava tutto cosi facile, tutto cosi bello e realizzabile ma crescendo ho capito che anche la cosa che sembra più banale può trasformarsi nella cosa più difficile e irrealizzabile di questo mondo... ma io non mi sono mai arresa e continuo a lottare per i miei sogni, per la mia indipendenza, per la mia dignità di donna.

Alessia
Domani forse ritornerò bambina.
Scimmiotterò davanti allo specchio smorfie e versacci con le dita sporche di cioccolata colpevole, oppure me ne starò nel mio angolino, mentre giù nel cortile la vità giocata rimbalza fin nella srada illuminata dai fari delle macchine.
Domani forse ritornerò bambina.
Ritroverò le bambole vestite da principesse, vittime in tutte le mie storie, chissà poi perchè, maltrattate per sfogare quella paura repressa in qualche punto introvabile dell'anima.
Forse domani ritornerò bambina.
Oggi, però, non posso permettermelo.

Silvia
Le bambine di oggi son espressione delle loro madri. Donne vissute in un'era di profondo cambiamento che gli ha fatto conoscere una rivoluzione sessuale intensa e inaspettata e pretendono che le proprie figlie combattano questa battaglia senza conoscerne le ragioni più profonde. Le bambine di oggi son plasmate da una società dove le bambole indossano minigonne e la pubblicità è fatta di cosce. Bambine trascurate da donne lavoratrici che non inculcano in loro un senso critico acuto tale da permettere loro di prendere le distanze da questo mondo di plastica.
Se tutte noi donne imparassimo a giudicare le cose per quello che sono e a dare importanza solo alle cose fondamentali, ridendo del superfluo che pur appartiene alle nostre vite, il mondo diventerebbe bello perchè vario e non un'aspirazione forzato al bello anche se falso.

Lucia
Guardo un bimbo dalla mia finestra e desidero essere come lui. Immagino le domande che allegramente pone alla madre, le prime curiosità che chiedono risposte, gli sguardi di sorpresa, la continua ricerca d'amore, quell'amore che non basta mai.
E mi ritrovo qui compiuti trent'anni ad avere sempre bisogno d'amore, a cercare di non smettere mai di provare meraviglia di fronte alla vita.
Non ci sono modelli da seguire, soltanto sentimenti da non dimenticare.
Le immagini sono quelle che vediamo fuori dalla finestra.

Sarah
La scatola
Io e la più piccola* a giocare, mentre la più grande finisce i compiti. Mi affaccio un attimo alla finestra all'ottavo piano, vedo il tramonto e chiamo subito la più piccola.
Io: - Vieni a vedere il cielo. E’ bellissimo!
La più piccola: - Wow, sembra una scatola..
Io: - Cos’è che sembra una scatola?
La più piccola: - Eh, le nuvole lì infondo sembrano il coperchio e noi siamo nella scatola.
Io: - Ah... una scatola?!
La più piccola: - Sì. Sai che quando ero più piccola credevo che noi stavamo dentro un gameboy e che qualcuno ci comandava?
Io: - Ah, e chi ci comandava?
La più piccola: - Eh, due bambini fuori da questo mondo che ci giocavano.. Però lo credevo quando ero piccola.
Io: - E cioè, quanti anni avevi?
La più piccola: - Eeeeh, andavo all'asilo..
Io: - .....!
*La più piccola ora frequenta la seconda elementare.

Angela
Creature in cerca di un sorriso
Creature che sanno dare una carezza anche con uno sguardo
Creature che giocano ad essere fragili e forti
Creature martoriate e violate
Creature che sanno ancora scegliere
Creature che ancora si sorprendono
Creature che sanno ancora amare
Creature che generano altre creature
Creature immortali

Nadia
Le storie delle altre non sono altro che la tua storia, sono a volte ciò che ti aiuta a crescere e a vedere attraverso un oblò ovalizzato le immagini e i percorsi della tua vita, a riconoscere in essi parte di te stessa e a dare risposte credibili ai tuoi perché, alle tue lacrime, alle improvvise depressioni malinconiche di un attimo di smarrimento, sono la mano sul cuscino che scorre piano mentre non trovando il sonno ripensi a parole dette e ragionamenti inconclusi, sono la linfa femminile che mai cambia e sempre si rinnova nel perpetuarsi di un circolo vizioso senza tregua di ricercato compimento reale, sono lo sforzo di dare un senso a tutto ciò che fai e che vorresti fare e che forse non hai nemmeno iniziato. Nella stanza del tempo sto seduta ed osservo, ricurva sul mezzo della mia vita, lo sguardo avanti colmato in ogni battito di ciglia dalle consapevolezze apprese, lo sguardo indietro più stanco ed irriverente a volte tacito ma sempre vigile.
Con me nella stanza del tempo, sta il tempo delle altre, una parte del mio tempo fuso assieme nello scandirsi di una metamorfosi continua di scambi semionirici e quesiti mai risolti ma sempre aperti, sorrisi appena accennati sulle parole altrui, silenzi mai colmati, gioie inattese e mai riconosciute, vessilli di certezze che aiutano il trascorrere in questa stanza.
Nella stanza del tempo stanno solo le donne, gli uomini non ne conoscono l’indirizzo, ne lo hanno mai cercato, non ne hanno bisogno, a loro non serve, non saprebbero che farsene.

Marilia
Le bambine di oggi?
sono un miscuglio bellissimo e ben riuscito tra le bambine di ieri ,e di sempre, e le bambine di oggi: cioè sconcertanti.
Sveglie sveglissime mai ingenue o all'oscuro di qualcosa, infatti sanno tutto, capiscono qualsiasi cosa e la capiscono proprio come va capita.
Sognano di inventare un sistema per inquinare di meno ma sperano anche di avere una voce melodiosa e di diventare una cantante bravissima.
Sognano ancora e sempre un affascinante e gentilissimo principe azzurro.
Una madre affascinata da sua figlia.

Stefy
Se penso alle foto in bianco e nero della mia nonna da bambina che lei tiene chiuse in una credenza e che a volte riguardo, se poi penso all'ultima generazione della mia famiglia, non posso non notare come i tempi siano drasticamente e drammaticamente cambiati. Eppure un filo rosso lega, e sempre legherà, le vite di tutte le bambine, poi ragazze, del mondo. Perché essere donna è faticoso, talvolta pericoloso, è sconveniente, perché gli uomini sembrano godere di privilegi, naturali e sociali, ad ogni latitudine ed in ogni tempo. Però in ogni bambina vedo anche i pochi ma immensi privilegi della futura donna, l'essere mamma, ad esempio. Forse tutti i dolori, i soprusi, i rischi, le lacrime, le tonnellate di pazienza che ci giochiamo nel corso degli anni vengono ripagati in un istante, quando possiamo realizzare di essere le uniche depositarie del miracolo della vita. Diceva qualcuno: "essere donna è talmente difficile che solo le donne ci riescono"...

Sara
Quinta altra scena
(un uomo è seduto al centro del palco su una panchina, lei si avvicina sotto la luce, lo guarda un po’ poi gli si siede accanto. Lui guarda sempre dritto e tiene in mano un bastone poggiato per terra con in mano un pupazzo a forma di pesce).

Lei –
Un mantello per ricevere un sorriso,signore
Un mantello per allontanare gli sguardi,signore
Un po’ di cenere da soffiare sui suoi pensieri, signore
Farli volare via come la loro consistenza,
frivola,
,eppure così pesanti si insinuano sotto il
,mantello signore, ma sono io, piena di spifferi,
che me lì porto dietro.
Tre mantelli per eliminare un suo pensiero,
signore,dieci mantelli per non far
,che ve ne sia uno nuovo.
Un po’ di cenere da sparpagliare per indebolire,
signore,fino ad annientare, per favore.
Un po’ di cenere da respirare, per poi tossire
,e vomitare signore, e liberarmi per sempre
dal suo potere.
Un mantello e un po’ di cenere, u n po’ di cenere e un mantello
,per ricordare di smarrire entrambi, per dimenticare
di averli un tempo ricordati.

(l’uomo, che prima aveva l’aria incerta e interrogativa continua a guardare davanti a sé serenamente . parla come se avesse dei problemi al sistema nervoso).
Lei – Le piace?
Uomo – Era una poesia?
Lei – Non lo so, comunque l’ho scritta io.
Uomo - …mmm…ha un significato particolare? È una metafora?
Lei – Vuol dire quello che dice. E tutto quello che comporta quello che dice.
Uomo – Allora dimmi, che cosa dice?
Lei – Che ho paura. Che è un disagio essere guardata o solo vista. Anche lei,non mi guardi per favore.
(l’uomo si gira verso di lei e lei mostra sorpresa,lui si rigira)
Lui – Non è mai stato un mio grande interesse quello di guardare. Non è l’unico modo per comprendere, e poi mi piace osservare in altri modi.
Lei – Allora…come mi immagini? Bella… o brutta?
Lui – Non so quali siano i criteri per definire questo. Vuoi darmeli tu?
Lei – Ma non so se i miei siano quelli giusti…
Lui (sorridendo e continuando a guardare dritto) – Come? Non valgono per tutti?
Lei – No, credo, di no .
(silenzio,buio)

Tizi
Mia figlia ha 4 anni.
È dolce, volitiva, curiosa, attenta, socievole, disponibile, bella.
Vorrei per lei il modello re Artù: ricerca della conoscenza per costruire il proprio futuro sulle proprie forze senza dover dipendere da genitori o marito da grandi per diventare soddisfatti e raggiungere i propri obiettivi; ma la ricerca del proprio successo deve forndarsi sul connotato principale del bambino: la purezza e la semplicità.
Osservo l'interesse che la mia bimba ha per i vari personaggi delle storie che legge o guarda che spaziano dalle principesse che si risvegliano al bacio del principe azzurro ad Alice che scopre il mondo dei sogni, da Peter Pan che non vuole crescere a Re Artù a Pollicino piccolo ma grande e generoso dentro.
Ma perchè è così infinitamente attratta dal ruolo e del mondo delle principesse che soggiacciono sempre alle scelte di genitori e matrigne e che, sebbene la loro crescita si realizzi comunque con il distacco da queste figure fondanti, alla fine si salvano solo per effetto di un uomo e il loro realizzarsi è nel matrimonio? dove sono le favole di oggi dove l'epilogo di queste storie possa essere anche un desiderio di successo autonomo e indipendente?

Lorella
In questi giorni me lo sto chiedendo spessso sopratutto mi chiedo se forse non era meglio essere donne qualche anno fa; quando ero una ragazzina tutto mi era chiaro, avrei finito gli studi, avrei trovato un lavoro, un marito ma non ero sicura che avrei voluto dei figli.
Sono stata fortunata ho avuto tutto ed anche dei figli che oggi insieme a mio marito sono la mia "casa" non importa dove siamo, non importa se mi fanno disperare non importa se il peso del lavoro (da pendolare) e' immenso alla sera quando dormono mi sento realizzata.
Ma quando torno in ufficio mi sento una nullita' , ho scelto il part time perche' dovendo viaggiare 2 ore e mezza tutti i giorni volevo un po' di tempo per la mia famiglia ma ancora oggi o scegli una cosa o l'altra. ed io ho scelto quella che per me e' piu' importante; non smettero' pero' di lottare perche' anche sul posto di lavoro mi diano la possibilita' di dimostrare che ancora ho un cervello.

Ilaria
Essere una ragazza oggi e qui vuol dire... ohibò...
intanto essere in grado di leggere e scrivere, guidare un'automobile, avere accessibilità alla formazione ed espressione di ragionamenti articolati su un qualsivoglia argomento, scegliere un uomo di mio gusto, e combattere tutte le forze avverse per prendere una laurea specialistica... molto ma molto meglio di certi poveri e tristi figuri che si tengono su a luoghi comuni.
E poi, per me, vuol dire vivere il mio tempo, anche pensando alle tante che sono state costrette ad un tempo e a condizioni di sottomissione. Sfruttare le opportunità che loro non hanno avuto. Curare un numero improponibile di interessi e ignorare ogni stereotipo. Affrontare quantità e qualità di impegni che le donne sono state abituate a credere di non poter affrontare... tanto c'è la mia mollissima parte romantica che mi impedisce di trasformarmi in una macchinetta.
Intanto i ventiquattrenni coetanei rimangono spiazzati e virilmente scappano... E allora mi trovo davanti al bivio: stare a frignare o guardare un bel film?

Federica
Mia figlia Francesca ha dodici anni e un fratello di nove. Mia figlia Francesca è alta come me e esile come un giunco. Mia figlia Francesca ha accanto al letto un poster di Scamarcio e uno di Zac Ephron, anche se continua a pensare che i maschi siano tutti come suo fratello, inutili seccature (le sue amiche qui poster ce l'hanno tutte).
Mia figlia Francesca si sveglia cantando e ama ballare. Due volte a settimana va in una palestra affollata e umida a imparare i passi di High School Musical. Si veste come le sue amiche con tanti strati sovrapposti e guai a comprarle qualcosa di diverso. E’ supertecnologica, a scuola è un po’ distratta, fa i compiti in un lampo, e corre su Messanger a controllare i messaggi. Legge abbastanza, le piace il cinema, ma dei problemi del mondo e delle sofferenze delle persone non ne vuole sapere.
Non crede in Dio perché nessuno l’ha mai portata in chiesa e in prima media si è esonerata da sola dalla lezione di religione. Non ha il senso dell’autorità, dà del tu a tutti, mira al soddisfacimento dei suoi bisogni e non è abituata alla frustrazione. Non si è mai sentita discriminata perché femmina e avanza spavalda verso la vita con l’aspirazione a diventare ricca e famosa. Di notte si addormenta stringendo al collo un piccolo panda mezzo sgonfio e dorme a lungo e non si vorrebbe mai alzare. Io che ero tutto il contrario di lei (non esile, sempre innamorata ma non di attori, non canterina, non alla moda, attenta a scuola, precocemente angosciata da questioni religiose e esistenziali, gran lettrice incline alle storie drammatiche, piena di soggezione nei confronti degli adulti, desiderosa di dare la vita per gli altri e di liberarmi dei miei privilegi) la guardo con trepidazione, la amo così com’è e la sento insieme infinitamente vicina e infinitamente lontana.

Francesca
Maestra senza volto
Lo scorso settembre sono entrata nel mio 21° anno di anzianità di servizio nella scuola primaria e, a giorni, nel mio 44° d’età. Anagraficamente sono una donna di mezza età, felicemente senza figli per scelta che, anche se incomprensibile ai più, ama le bambine e bambini, crede nelle loro straordinarie potenzialità e intelligenze, vive nell’aspirazione di coltivare “i talenti materni” nei maschi e nelle femmine, nella speranza di contribuire a migliorare il mondo.
Da settembre mi hanno affidato l’ennesima leva di “cuccioli”, tanto che ho trascorso l’intera estate con quella strana frenesia che coglie di fronte all’ignoto: come saranno questi nuovi bambini e bambine? Che sguardi, che pensieri, che mondi porteranno ogni giorno a scuola? Ci incontreremo?
Vivendo a stretto contatto con la generazione dei loro giovani genitori ero predisposta al peggio.
Eccoli qua, i bambini di oggi, ancora così incredibilmente timorosi di mescolarsi sessualmente, che si separano spontaneamente e non comunicano tra loro: nell’emancipato mondo occidentale a sei anni non riescono a trovare un modo godibile di stare insieme, maschi e femmine..
Hanno occhi che mi scrutano, mi studiano, esaminano ogni giorno non me, ma il mio aspetto esteriore. Insomma tengono all’insulso involucro.
Mi sgomenta che bambini così piccoli, maschi o femmine che siano, si esprimano nell’unico modo che conoscono: “Che bella questa gonna, maestra” “Mi piace il tuo vestito” “Perché oggi ti sei messa le scarpe da vecchia?”. Catalogano, codificano significati, interpretano…ma tutto quello che riescono a vedere “sta fuori di me”. Da settembre, insomma, mi sento una maestra senza volto e rimpiango quegli alunni che, vedendomi apparire sulla soglia, leggevano le mie emozioni: “maestra oggi sei un po’ triste?”

Marica
Alle sette di sera è il momento peggiore ché il pantano triste dell’ufficio ti sta ancora tutto attaccato sulla schiena e la porta di casa aprendosi ti sbatte addosso odore di chiuso, di letti rifatti di corsa al mattino, di zaini scolastici rotolati dal cortile della scuola direttamente sul divano, di cucina illuminata sul tavolo sporco di avanzi di un pasto indegno con il quale hai creduto di lavarti la coscienza lasciandolo pronto a rinsecchirsi sin dalle otto in attesa del loro ritorno da scuola. E proprio ora lei ti mette sotto il naso una nota da firmare umiliante: “Paola è venuta a scuola con pantaloni che lasciano scoperta la pancia e il sedere... “
Prima di terminare la lettura un senso di sconfitta storica mi travolge, di fronte alla grazia innata di mia figlia, la sua femminilità a me da sempre ignota, i capelli identici ad Avril Lavigne (o forse a qualunque altra starletta). Occhi truccati, diosanto, non ha ancora tredici anni. Tutto ho sbagliato: io sconfitta da quella poltroncina che eleva fino al soffitto i panni in attesa di stirature in ore piccole, io sconfitta da una pseudodonnina che sputtana le mie scarpe basse e la mia rabbia, sventolando allo scoperto il solco del sedere, perché lo ordina MTV.
La risposta immediata è una elaborazione mentale in tutta fretta di due righe sul diario che salvino la mia dignità, ecco qualcosa tipo: ... gentile professoressa, lei mi trova perfettamente alleata, le nostre figlie sono vittime omologate di un impianto di valori consumistici che offende la fatica con la quale la nostra generazione tenta di essere persona prima di tutto e non semplicemente un organo genitale dotato di braccia e gambe...
Ma c’è una ultima frase in fondo alla nota: “... si chiede alla madre più collaborazione e controllo .” Lo so, lo so, forse è scritta a fin di bene: ma quella frasetta che sposta su di me colpe e omissioni mi ribalta la prospettiva. Firmo e basta. Nessun rimprovero. Nessuna barricata fra quarantenni e tredicenni. Continuerò ad esserci per quello che sono Paola e fare la madre; tu fai la figlia e non sai quanto ci serve vederci ogni giorno così diverse e uguali allo stesso momento.

Claudia
Quando ero bambina e mi chiedevo come sarei stata nel lontano 2000, pensavo che avrei avuto 17 anni, che avrei portato ancora gli occhiali e la frangetta, e che sarei stata sposata. Naturalmente le cose andarono diversamente: nel 2000 mi tingevo i capelli di blu con gli amici per festeggiare il capodanno, portavo lenti a contatto e andavo a scuola, come ogni diciasettenne. Il fatto di nascere femmina è e resterà sicuramente per molto tempo ancora una discriminante, in tutto il mondo. Nascere femmina significa immaginarsi come si vuole che ci si immagini: maternità, matrimonio, femminilità. Nascere femmina significa confrontarsi prima di tutto con la mamma, con colei che ci ha dato la vita, colei che ci fa da amato/odiato modello principale, perché del nostro stesso sesso. Fin da piccola ho avuto la fortuna di confrontarmi con una madre severa ma giusta, amorevole e onesta, saggia e consapevole. Che ha cercato di educarmi all'amor proprio, alla generosità, alla giustizia. Ma non è solo il nostro rapporto con la mamma a creare la nostra identità di donna. Come ben sappiamo, il cervello è come una spugna, e cattura informazioni consce e inconsce, elaborando una percezione della realtà. Se il mondo che ci circonda è fatto di "maschietti educati in maniera maschilista", di donne che si lasciano trattar male dai mariti, di televisione che offre immagini sfalsate della realtà, la nostra percezione di ciò che è reale avrà risvolti distorti.
Fortunatamente nel nostro paese non esistono atrocità come il linciaggio delle adultere, l'obbligo di indossare un burqua, l'assassinio delle neonate per sovrappopolazione. Però ancora sussistono gravi mancanze di rispetto causate, a mio parere, prima di tutto dall'ignoranza. Una volta ho letto un appello a tutte le mamme: chiedeva di educare i propri figli nel rispetto di ogni forma vivente, nel rispetto degli altri e di se stessi, sempre. Solo così il mondo si potrebbe salvare. Bene, lo credo anche io. Sono mille i dettagli che fanno dell'educazione una buona educazione. Ed è vero anche che essere genitore è una responsabilità che non tutti sanno affrontare. Però si può, si deve partire da lì perché crescano nel mondo uomini E DONNE capaci di rispettare e rispettarsi, di scegliere, di non essere schiacciati dalle convenzioni di un residuo barbaro della società.
Ecco, secondo me oggi le donne prima di tutto vogliono essere libere. Libere di scegliere. Di scegliere di amare o di non amare, di avere o di non avere un istinto materno, di lavorare, di essere felici. Poi viene tutto il resto.

Cristina
Sono una"ragazza" di 33 anni, appena compiuti. I miei sogni di sposa e futura madre non sono così diversi, se mi fermo a riflettere anche solo un istante, da quelli che facevo da bambina, immaginando il mio futuro e la mia vita da "grande".
A 10 anni (lo ricordo come fosse ora!) pensavo: "Nel 2000 avrò 26 anni...chissà se sarò già sposata, se farò la giornalista, se abiterò in Inghilterra...". Quelli erano i miei sogni di ragazzina. A più di 20 anni di distanza, dopo una giovinezza felice e una splendida esperienza universitaria, sono un'insegnante di Lettere in ruolo, che ama il suo lavoro e si diverte con i ragazzini che ha davanti, che non ha smesso di sognare (forse anche grazie a loro!) e che crede che la felicità sia fatta, in fondo, di particolari e di emozioni da non lasciarsi fuggire via. Ho un marito da 3 anni ( a 26 ci siamo fidanzati), non vivo a Londra e non passeggio il sabato per Notting Hill, ma per la più modesta via Roma di una cittadina in provincia di Alessandria...e nonostante quei sogni preadolescenti non si siano avverati al 100%, mi sento enormemente fortunata per vita che ho avuto. Anche grazie a quei sogni che - ne sono certa osservando i volti e le parole delle mie alunne preadolescenti, nelle quali mi rispecchio spesso - molte giovani continuano ad avere, ancora non ho smesso di sperare qualcosa di bello per le giovani generazioni e di sognare incantevoli sorprese e colorate emozioni per il mio futuro!

Angela

Cosa vuol dire sarò una donna ...?

Che bambina ero? che ragazza sono stata? che donna sono?

Lavoro con la musica, le prime cose che mi vengono in mente sono tutte frasi di canzoni...."donna bambina" cantavano gli Stadio in "acqua e sapone"...la sintesi di una donna, la sintesi di una bimba che già ha capito che donna sarà....o di una donna che sa come usare il suo essere sempre bambina in un angolo del suo cuore. "che donna sarò?" cantava Giorgia in "Strano il mio destino"...così come è strano il destino di alcune di noi, così come siamo pronte ai cambiamenti, agli scossoni, agli stravolgimenti, con la lucidità e la prontezza di riflessi che il nostro istinto non estinto ci regala...che ragazze eravamo?....Ligabue cantava in "eri bellissima" una frase che dice "adesso dimmi come è andata? come è stato il viaggio lì con te? io spero solo tutto bene...tutto come progettavate voi da piccole"....la ritrovi, la senti quella parte di te da piccola che ti regala tenerezza, ti aiuta a ritrovare purezza e, perchè no, anche forza, che tu sia cresciuta in un posto da favola o in una gabbia. Oggi sono una donna di 30 anni, incontro gli occhioni grandi come laghi di bimbe serene e ringrazio il cielo....ringrazio il cielo di incontrare tanta forza pulita, tanta determinazione di credere che ciò che una vuole lo realizza. Che scelgano di essere veline, ballerine, avvocatesse o madri... saranno donne, le donne di domani. e vederle così pronte, mi emoziona e mi fa sperare.

Simona
Lo straniero della foto
Di guardarmi indietro 
non ho voglia, 
vado avanti 
con l'orgoglio dei miei sogni. 
A quella spiaggia son arrivata, 
spinta non so da quale mano velata. 
Il primo umano che ho incontrato, 
lo straniero della foto, 
mi ha insegnato a non mollare, 
a sue spese ho imparato 
che la vita non è un gioco, 
che impazzire è una difesa 
che morire è una resa. 
La sofferenza è un male strano, 
si guarisce con fatica, 
ma ogni passo è una conquista. 
Il sorriso sulle labbra 
una lacrima di gioia 
sono il sole di quel buio 
che voglio allontanare.

Catia
Chi sono le nuove bambine e ragazze?Hanno gli stessi sogni di un tempo? Mia madre mi ha sempre raccontato di sognare il principe azzuro: già la rivedo in una delle feste da ballo, timorosa ma bellissima, guardarsi attorno e attendere colui che sarebbe entrato nel suo destino per poi non più uscirne. I miei sogni sono diversi: penso alla mia carriera, al mio futuro in modo diverso...forse meno disilluso,meno disincantato?Ma la voglia d'amore non mi manca, penso che anche le bambine e ragazze d'oggi lo sognano quel famoso principe azzurro: dando all'amore un peso diverso ma pur sempre sognandolo perchè il bisogno d'amore, per quanto messo da parte,appartiene a tutte le ere.

Patrizia
Freud, un uomo, finisce la sua vita domandosi: “Che cosa vogliono le donne?”
Il mondo che sogniamo, noi donne, è diverso da quello reale. Quello reale è Maschile.
Le donne invece sanno ancora sognare.
Dove sono i filosofi donna?
In compenso le donne artiste oggi si sprecano, ma propongono un’arte che a me pare uguale a quella Maschile, violenta come quella maschile, volgare come quella del potere e della politica.
Le donne devono ancora esprimersi, in questo mondo tutto al maschile.
Chissà che a breve, prima o poi, il mondo sia capace di tirar fuori la Femminilità del genere umano e sia capace di creare una società dove abbiano spazio i valori femminili, i più sani e giusti, non quelli della bellezza algolagnica delle modelle (top model, che termine fallico!), né il gusto dell’orrido del lifting ad ogni costo e della giovinezza eterna, ma sintetica e a-sensibile (non ho esperienza diretta e personale, ma giurerei che quelle labbra gonfie e tumide non sappiano sentire i baci, che quei seni gonfi come palloncini a gas non sentano le carezze).
Tutti i desideri per essere Desideri non devono mai avverarsi.
Il desiderio è la molla che ci fa alzare la tapparella al mattino, per lavorare fuori e dentro casa, accogliere e restituire.
È la molla che ci fa spegnere i fornelli dopo aver cucinato per sé e per gli altri, nella speranza di aver trasmesso insieme al cibo tutti quei sentimenti ed emozioni che rendono gradevole e “giusta” la vita su questa palla di merda che è il mondo in cui viviamo.
Ho 55 anni. Sono vecchia. Fuori e anche dentro. Basta con la frase “il/la bambino/a che c’è in te!”
Voglio l’adulto! L’adulta!
Il bambino che c’è in noi è troppo spesso viziato ed egoista (o, meglio, egocentrico) piuttosto che allegro genuino sincero intuitivo come dovrebbe.

Stefania
I quaranta mi sono caduti in testa da poco e ho dovuto fare buon viso a cattivo gioco, i compleanni sempre in bilico tra il dovere sociale di festeggiarli e l'amarezza per gli anni che corrono veloci.
I compleanni della maturità poi, inevitabilmente, portano a fare dei bilanci e mi è sempre più evidente che non mi sono presa tutti i ruoli che avevo a disposizione, rimango figlia ma non sono moglie nè madre e un senso di incompiuto dentro resiste tenace.
Che bambina ero ? Felice, sicuramente, e fiduciosa che il futuro sarebbe stato generoso cone me, poi la vita, lo si capisce un po' alla volta, toglie e dà.
Come sono le bambine oggi? Non tutte hanno come modelli veline e indossatrici, io lavoro con i giovani e l'umanità è troppo varia per definire una generazione in modo netto.
Auguro alle giovani donne di credere comunque in un futuro sorridente e ad imparare strada facendo a saltare gli ostacoli.

Maddalena
Credo sia ancora molto triste essere bambine oggi, nonché donne domani. Nonostante viviamo in Paesi che si vantano di essere "civili". Nonostante siamo pronte a metterci in marcia per difendere i nostri diritti. Nonostante ogni giorno vogliamo dimostrare al mondo la nostra bravura e la nostra efficienza.
In occasione della Giornata Mondiale della Violenza contro le donne, numeri e statistiche ci hanno ricordato quante di noi ancora muoiono o soffrono per le violenze domestiche: per il mondo queste donne sono forti, ma sono le stesse che nel buio si tamponano le ferite, piangendo piano, per non farsi sentire.
Ma che cosa è successo agli uomini del nostro Paese? Che cosa li ha resi così insicuri, così follemente attanagliati dalla paura di perdere, così pronti a sporcarsi le mani di sangue, non appena sentono vicino il rifiuto o l'abbandono?
Ci sono ancora mille ragioni per cui noi donne dobbiamo farci avanti, e combattere. Non dobbiamo più essere vittime. Forse, è proprio questa sfida a renderci così interessanti, così bambine, così ragazze, così donne.

Elena
Per essere donna ci vuole coraggio.
Bisogna lottare contro le parole, non solo il mondo. Cresci sentendoti chiamare "sesso debole", ti dicono: "piangi, su, tu puoi farlo". Le lacrime diventano un privilegio rispetto agli uomini, poveri bruti dagli occhi asciutti. La gioia di mostrare il dolore, il nostro baluardo.
Ti insegnano a non uscire la notte da sola, ad avere paura perchè sicuramente qualcuno ti aggredirà. Cos'altro può pensare una bimba alla quale spiegano che l'unica eroina è colei che verrà salvata?

Giulia
Pensavo non arrivasse mai il momento in cui avrei pensato:"sono grande? e che significa oggi essere una donna... grande?". Un tempo la donna grande era per me una figura, la figura che si siedeva davanti allo specchio: immersa in una leggera nebbiolina di profumo al muschio tirava fuori il rossetto da un cassetto di legno color mogano scuro. Il cassetto faceva sempre uno stridio poco invitante ed io sapevo in quel momento che il rossetto si sarebbe posato sulle labbra,avrebbe ondeggiato su e giu' sul perimetro rosa che man mano si colorava. Rosso. Questo il colore della donna. Rosso come il dolore che si prova da grandi. Rosso come il sangue quando donne si diventa. Rosso come le delusioni che fanno grande una donna. Rosso come la forza di non tacere mai quando si e' donne ... grandi. Rosso come il colore del rossetto che indossava mia nonna, quella donna, grande.



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Ancora dalla parte delle bambine
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