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Risultati: in rosso i libri; in nero gli autori
31 luglio 2010
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Diventare genitori… Le risposte degli utenti
Grazie a tutti per aver giocato con noi. I dieci che hanno risposto per primi sono stati contattati via mail. Qui di seguito troverete i testi giunti in redazione.
Precisiamo che l’ordine di pubblicazione non corrisponde all’ordine d’arrivo delle mail.

“Quando me la posarono ancora sporca sul ventre, fui piacevolmente sorpresa di vedere che aveva un faccino bellissimo. Piangeva, io invece non riuscivo più a contenere la gioia di essere riuscita a incontrarla. Perché, anche se fino a poco prima era stata nella mia pancia e avevamo vissuto insieme per dieci mesi,* non l’avevo mai potuta vedere in viso.
Ancora non riuscivo a credere ai miei occhi, e rimasi incantata a osservarla mentre piano piano assumeva le sembianze di un cucciolo di essere umano. Prima infatti la lavarono, poi la pesarono, e alla fine l’avvolsero in un panno.
Quando tornai nella mia camera e le infermiere terminarono di sistemare ogni cosa, finalmente rimasi sola. Così, con grande premura, provai a toccare quella creatura. Si era addormentata, baciata dalla luce del sole pomeridiano e dei neon. Mentre dormiva era bellissima.
Da dove arriva questo sentimento? mi chiesi.
Avrei voluto osservarla in eterno, come se ne fossi stata innamorata.”
* Secondo la tradizione, in Giappone si ritiene che la gravidanza duri nel complesso dieci mesi e dieci giorni.

In questo breve passo Banana Yoshimoto descrive il momento della nascita di una bambina.
In occasione dell’uscita di Delfini, il nuovo romanzo di Banana Yoshimoto (da cui è tratto il brano) abbiamo chiesto ai nostri utenti di raccontarci con un breve scritto cosa significhi per loro essere madre o padre.
Ecco cosa hanno risposto:

Oh la febbre stellata dell'attesa
contamina allodole e grilli
sulla strada smeraldo che porta al travaglio
la luna suona zufoli prenatali
Millenovecentosessantanove strana cosa
questa uggiosa nottata
è tempo di mietitura il grano è biondo
io so perché
l'azzurro tutto del cielo è entrato
nei suoi iris innocenti
tra i gigli dormienti
riconosco il trillo dell'usignolo all'alba
canta mio usignolo per la tua mamma!
Il sole è allo Zenit
traspiro perle di sudore
per donare alla luce
una rosa di rugiada
cerco un po' d'ombra tra il muschio
non è vano lo sforzo
millenovecentosettantuno ancora giugno
trovo la quiete nel verde dei suoi laghi
profuma mia dolce rosa la tua mamma!
Sulle rive del nido l'usignolo alla rosa
canta la sua canzone
Oh che dolce dolore di parto
mi stringe la testa
una fascia d'amore
il cuore trapassato dagli echi dei canti
delle spighe mature
dalle labbra della brezza
cadono petali e piume di nostalgia
sulle culle
mi abbandono alla dolce cadenza
della ninna nanna
tra l'oro del mondo
Rosetta de' Saraca Riva

Ricordo la mia ginecologa, professoressa universitaria forse titolare di qualche Corso al femminile, chiedermi per tutti i nove mesi della gravidanza perché si fa un figlio. Non lo so ancora, ora che i miei hanno rispettivamente 18 e 16 anni. Io credo sia il "richiamo della vita" perché quando a quattro anni ti chiedono piangendo " Mamma ma anch'io morirò'?" come dei piccoli Siddharta che scoprono le realtà negative della vita, bisogna avere delle buone risposte in mano o dei buoni dubbi da condividere in una ricerca che durerà tutta la vita insieme. Si fa un figlio perché si ama la vita e quando lo vedi per la prima volta senti che non è tuo, che non è te, che comincia un'avventura infinita e meravigliosa di conoscenza e donazione di ciò che sei, di ciò che sai, di ciò che ami, di ciò che sarà!!!!
Paola Felici

Sono stati riversati fiumi di inchiostro per cercare di spiegare la gioia che si prova nel diventare genitori (nel mio caso padre),ma tutte le volte, per quanto ci si sforzi, qualcosa si inceppa.
Il problema può essere nell'interlocutore che non ha nessuna voglia di partecipare alla tua gioia, o più probabilmente tuo che dovresti smetterla di parlare ad ogni occasione di tuo figlio...
La cosa che più di tutte mi sorprende, in realtà, non riguarda mia figlia ma me stesso e mi spiego: nella vita capita spesso di avere ripensamenti o rimpianti e comunque qualcosa che avrei voluto andasse diversamente.
Nel caso di Flavia, mia figlia, non ho nulla da rimproverarmi,almeno fino ad ora: per sbagliare c'è tempo!
Nicola Tritto

Sentire tessere, formare nelle tue viscere una vita è un'esperienza difficile da raccontare.
Noi figli siamo l'irradizaione, l'impronta, la continuazione dei nostri genitori.
I genitori sono due amanti che costruiscono, cementificano, ereggono un nido dove porre il meglio del loro amore che ha un nome: figlio.
Lo steso sangue scorre nelle nostre vene. E' nel nostro intimo i nostri riversono assieme al latte materno le qualità, le virtù che da grandi saranno le nostre gambe sui quali reggerci.
Non sono ancora padre. Non sono ancora madre. Desidero con tutto il cuore esserlo.
Pietro Reina

Sono madre di due bambini, anche se la prima ha ormai tredici anni, ma sono due esperienze completamente diverse l'una dall'altra.
Giulia e' nata d'inverno e mi sono subito spaventata perché credevo che l'avessero messa in incubatrice invece si trattava di una culla termica ma la prima persona alla quale ho chiesto conforto e' stato mio padre che e' stato, forse più di mia madre, la persona alla quale mi sono ispirata di più nel crescere i miei bambini. Lui mi ha insegnato che con loro bisogna anche giocare e divertirsi insieme ed essere presenti nelle loro vite senza essere invadenti; da mia madre invece ho appreso che la severità e le regole sono importanti per la convivenza con gli altri e che la libertà' va data poco per volta e solo dopo aver conquistato la nostra fiducia. Ma con Giulia e' stato tutto molto facile lei e' una ragazzina buona e con un carattere fantastico che sa trattare con tutti e che si fa voler bene da tutti.
Matteo invece e' nato a fine primavera e con lui e' nato subito un legame speciale, forse perché appena nato me lo hanno attaccato al seno, ed e' subito stato magico anche se e' stato più problematico della sorella perché molto timido ed un po' insicuro man mano che cresce acquista personalità e forza anche se rimane molto dipendente da me.
Ma oltre all'esempio dei miei genitori mi sono lasciata guidare dall'istinto da quelle certezze che erano in me e che mi consentono di essere severa seppur giocosa, di essere presente ma non invadente e forse e' per questo che entrambi mi cercano se hanno bisogno di aiuto per studiare, per giocare o per qualsiasi altro consiglio pur avendo un padre molto presente nelle loro vite ma che non essendo stato allevato allo stesso modo non e' riuscito a stabilire lo stesso tipo di rapporto che io con presunzione definisco magico.
Lorella Lomello

E’ il ventiquattro gennaio 2010 e oggi Enrico compie ventidue anni.
Compie la metà dei miei anni o meglio, io che sono sua madre, ho il doppio dei suoi anni.
Veramente né madre né mamma mi ha quasi mai chiamata.
Mi ha chiamata e mi chiama per nome: Paola.
Enrico è nato di domenica sera alle 20.35, dopo un lungo travaglio ed una gravidanza serena. Era tutto stropicciato, bruttissimo o meglio bellissimo ma solo ai miei occhi.
Ha in fretta recuperato uno splendido sorriso, due occhi color del mare e guanciotte paffutelle.
Cosa ho provato quel giorno?
Ancora devo riuscire ad esprimere scrivendo l’interezza di quella emozione.
Ho in mente il rumore del mio ventre o meglio si può descrivere come un fruscio. Quello è stato il momento esatto in cui Enrico ha visto la luce del mondo, uscendo dal mio corpo per diventare un individuo a sé.
“Taglia, infermiera taglia il cordone”
Come se tagliando il cordone si potesse separare il mio bambino da me.
Neppure per sogno!!!
E poi sono trascorsi ventidue anni.
Un bel pezzo di vita.
Ora lui vive in una casa a Torino e studia all’Università.
Mi chiede talvolta “Ti manco qui a casa?” “Con chi litighi o condividi i tuoi problemi e le tue gioie?”
Ebbene sì. Autodenuncio che mi manca un sacco. Autodenuncio che ancora oggi, dopo ventidue anni, sento talvolta quel fruscio uscirmi dalle viscere ed un pezzo del mio bambino se ne va da me per andare giustamente e irrimediabilmente verso il mondo.
Piango di gioia.
La stessa gioia e le stesse lacrime che mi scesero quel ventiquattro gennaio millenovecentoottantotto.
Guardo avanti e vedo in lui la proiezione di me verso il domani.
Un po’ di me che non si perderà nel tempo perché anche quando siamo distanti o quando saremo in mondi diversi, attraverso di lui io sarò nel mondo e lui sarà sempre un po’ con me.
Perché di una madre e del proprio figlio stiamo parlando.
Non a caso mio figlio è nato unito a me da quel cordone ombelicale.
Quel piccolo “buco nella pancia” gli ricorderà Paola.
Il fruscio che talvolta sento ed il ricordo della sua immagine stropicciata, appiccicosa e buffa unitamente ad un tuffo al cuore sarà per sempre il momento in cui io sono diventata la mamma di Enrico.
Paola

Nel momento in cui mi dissero che stavano per portarmi mia figlia, cominciai a piangere. Avevo immaginato quel momento moltissime volte e finalmente si avverava. La porta si aprì e vidi il suo faccino con un sorriso negli occhi e sulle labbra che mostravano quanta vita avesse dentro e quella vita me la stava donando. Da quel momento sarebbe stata mia per sempre, la sua vita nelle mie mani, tra le mie braccia, darle e ricevere amore, accompagnarla nel percorso della crescita, per poi un giorno lasciarla andare, riscoprire attraverso i suoi occhi il fascino della vita spesso ricoperto da uno strato di polvere.
7 anni avevo desiderato quella figlia e finalmente con l’adozione avevo ricevuto la creatura più bella che potessi avere.
Tiziana Gatto

È arrivata Alice il 6 ottobre 2008! La nostra piccola sorpresa. Era tre mesi che avevamo convolato a giuste nozze alla giovane età di 35 anni io, uno più la mia dolce metà. E' stata una scelta ponderata il matrimonio anche se il nostro non era quel che si dice un fidanzamento di lunga data. Alice è stata un pò meno ponderata. Abbiamo avuto la fortuna di trovare casa: cantiere di cooperativa, dicono che si risparmi sui costi comuni, e che puoi dire la tua sul progetto ... ma la realtà è che una coppia di amici ci ha ospitato come regalo di nozze, perchè il nosto nido non era ancora pronto ed eravamo senza casa (altra faccia della medaglia: anche gli altri possono dire la loro sul progetto peccato che il punto di accordo non sia una necessità ).
E così mi sono trovata incinta nel bel mezzo di trasloco, il nostro era l'unico appartamento pronto, il resto dell'immobile un cantiere. Nause e papi sempre in giro per lavoro/pallavolo o qualcos'altro mi hanno complicato la gravidanza.Ad un certo punto sembrava fosse giunta l'ora, ma era solo la trentatreesima settimana, che per i non addetti ai lavori significa troppo presto!Ma si tratta di Alice una burlona ! Alla fine infatti è nata con una settimana di ritardo, e con appetito da lupi. Il suo peso era 3,86 kg, di tutto rispetto considerato che la mamma quando si è accorta di essere in stato interessante pesava 44 kg, fate le proporzioni e pensate a quel che le è costato metterla al mondo con parto naturale (se ci penso fa ancora male) ma per nulla al mondo mi sarei persa con una qualche anestesia il papi che dice "forza spingi, è bellissima" ( caro ti pare che dopo dodici ore di tavaglio potrei scegliere di tenerla dentro anche fosse brutta? dopo tutto questo?) o le sue lacrime mentre chiamava i nonni " è nata, è bellissima".
E lei voleva proprio esserci. A noi piace-piaceva- fare trekking. Il Monte Baldo alle nostre spalle fa poco più di 2000 m, eravamo sulle ciaspole in vetta che Stefano mi ha superato in camminata, una giornata soleggiata una vista lago splendida, io completamente senza fiato, pensavo "dove sono tutte le mie forze?" erano concentrate in un esserino nella mia pancia che voleva esserci, nonostante mamma e papà non fossero proprio persone tranquille, ex single convinti, sport , fatica, lavoro. Abbiamo amici che hanno faticato, o tutt'ora faticano ad avere un figlio. Noi abbiamo avuto fortuna, solo il cielo conosce i progetti della vita in grande. Noi dobbiamo accontentarci della visione limitata, che dice appena sposati, quasi senza casa, io con un contratto di lavoro a scadere( la mia azienda traslocava verso Mantova, avessi voluto tenere il lavoro, la gravidanza mi ha bloccato), un mutuo in arrivo e ... tanto ottimismo.
Oggi sono senza lavoro ma abitiamo in una zona turistica, posso sempre contare su qualche contratto stagionale dove essere mamma diventa l'unico motivo che ti spinge ad arrivare a fine giornata, dove lo stipendio part-time di Stefano non basta, per fortuna non ha mollato la pallavolo e un mezzo stipendio da allenatore ci aiuta. Agli amici senza figli che chiedono : "in tuttta sincerità fuori dai denti, com'è essere genitori?" io rispondo che è la cosa più faticosa che esista, poca poesia, tanto impegno, tu passi completamente in secondo piano, altro che parrucchiera o estetista vorresti piangere ed avere almeno il tempo per dormire. E mi dicono tutti che Alice è una bimba buona! Niente nido che salvi, da solo costa 400 € per le sole mattine(per fortuna ci sono i nonni altrimenti niente cena o pulizie). Però vivo tutti i giorni con la speranza che ne arrivi un altro di questi miracoli, i bimbi portano solo fortuna, forse non oggi , forse vediamo solo il difficile di questa missione , ma sinceramente avete mai provato svegliarvi con il sorriso di un bimbo , anche la peggiore notte in bianco ad allattare è meglio di una serata passata a festeggiare.
Stefano ha detto "Ora la casa ha senso" , ora stare insieme ha un motivo in più. E' famiglia.
Tanti auguri a tutti
Paola

Sono diventata mamma da poco più di dieci mesi e con la nascita del mio bambino sono riuscita a tagliare il "cordone" che mi incatenava al gudizio di mia madre: sono diventata grande da vecchia, ma finalmente è successo!
Moira Centini

Quando ero bambina ero troppo concentrata sul mio fantastico e spensierato mondo per accorgermi che un essere meraviglioso mi osservava e mi ammirava dal suo immenso mondo di mamma.
Quando ero adolescente ero troppo concentrata sul mondo reale e complesso che mi ritrovavo a vivere, per pensare a quanto potesse essere altrettanto complicato il mondo che stava vivendo anche mia madre, proprio nella sua condizione di madre. Vivevo, soffrivo e mi domandavo cosa fosse l’amore, che senso avesse la vita, senza sapere che avrei dovuto aspettare di diventare madre per potermi dare le risposte giuste a queste domande.
Quando i medici mi dissero che Giulia sarebbe dovuta nascere prima perché c’erano delle complicazioni ho sentito che qualcosa stava crollando dentro di me ed ho avuto paura. Forse per la prima volta ho sentito veramente la paura lacerami lo stomaco, il cuore, i reni. Tutto dentro di me stava andando in frantumi. Ma quando fuori dal mio ventre ho visto i suoi occhi increduli, fissi e spalancati per la prima volta sul mondo, senza nemmeno sapere dove stessero guardando, ho rimesso insieme i pezzi ed ho ricominciato a vivere. Fino a quando dopo qualche anno dalla sua nascita, dopo aver affrontato tutto quello che c’era da affrontare, in parte dovuto alla sua nascita prematura, nuovamente tutto va in frantumi e questa volta so che non sarà facile rimettere insieme i pezzi. Quando ti accorgi che il tempo non è più l’unico fattore che può risolvere alcuni suoi ritardi nella crescita e nello sviluppo non c’è altro da fare che accettare la diagnosi di neuropsichiatri e medici: Giulia è una bambina ritardata. Sono una madre single, lavoro per mantenere me e mia figlia, per pagare il rifugio che ho voluto comprare dove costruire giorno dopo giorno la nostra storia. E nonostante le difficoltà, i momenti di sconforto, le incertezze di un futuro che so che sarà complicatissimo, dopo più di 8 anni dalla sua nascita, mi ritrovo immersa e avvoltolata in questo mondo di amore, di sorrisi, di giochi. Non voglio pensare di avere paura, non voglio pensare ad un tempo ancora lontano e perdermi il presente. Io so quanto abbia un senso la mia vita ora. So cosa significa vivere e lottare ogni giorno per qualcosa. Io so cos'è l’Amore.
Caterina Nanni

Il momento in cui le ostetriche mi hanno consegnato quel fagottino di neonato avvolto in un caldissimo asciugamano bianco, mi sono appartato istintivamente all’interno della grande sala parto, e cullandolo tra le braccia continuavo a sussurrare a quell’esserino spaurito le parole che già sentiva, dentro la pancia, da mesi. Volevo dirgli qualcosa, fare sentire la mia voce sperando che la riconoscesse, confermare che adesso la nostra vicinanza diventava tangibile, che va tutto bene, che sono il papino che lo aspettava da tempo; volevo stringerlo, un pò preoccupato di non fargli male, per trasmettergli fin dai primi istanti quanto più amore possibile; volevo proteggere lui, già immerso in mille attenzioni e cure amorevoli, dal mondo inospitale al quale prima o poi tutti i genitori devono consegnare i loro figli, perché vi cerchino la loro strada, vi costruiscano la loro vita, il loro carattere, le loro certezze, il loro modo di starci al mondo.
Io e mia moglie siamo stati lasciati soli qualche minuto nella stanza attigua e il silenzio di quell’ambiente dopo un po’ era rotto solo dal nostro pianto liberatorio: eravamo per la prima volta in tre, da soli, e ci guardavamo negli occhi senza sapere cosa dire perché non c’era nulla, in quel momento, che si potesse dire. Iniziava in quel momento una vita nuova, quella di nostro figlio e insieme anche la nostra, ci consegnavamo al futuro e questa consapevolezza toglieva ogni parola e faceva incespicare il respiro nelle lacrime. Ed eravamo immensamente felici.
Matteo Niero

E che cosa significa invece non essere madre? E' una domanda che nessuno ti fa m
ai... Magari ti chiedono come mai... ma cosa significhi per te, per la tua vita,
questo nessuno lo chiede mai. Qualcun'altro ha scelto per me. Non so neanche se
ntire se voglio essere madre o no. E' meglio non porsi la domanda. Qualcun'altro
ha già deciso per me. E, al contrario di quanto il conformismo crede, una donna
deve essere completa anche senza figli. E soprattutto farli quando si sente già
completa -anche senza di loro- se non vuole renderli infelici pretendendo che s
opperiscano ai propri vuoti e alle proprie mancanze.
Valentina Ricci

Io non volevo figli…non volevo legami…..
Avevo paura.
Sono nata in una famiglia molto povera , una come tante del dopoguerra. Molti pensieri, molte rinunce. Persone umili, semplici. Io primogenita tanta responsabilità. Incontro, giovane, l’uomo che diventerà il padre dei miei due meravigliosi e stupendi figli.
Alla prima gravidanza, un moto quasi di stizza accompagnato dal terrore….come potevo essere madre se avevo io bisogno di guida? Di equilibrio,di crescita? E i miei sogni? Le mie speranze? E’ in questo stato che incontro “Chiara”, la mia primogenita. Una bambina biondissima, dolcissima con dei grandi occhioni azzurri. Dopo quasi sette anni dalla nascita di Chiara arriva Mario. Un’altra attesa sofferta proprio per i miei dubbi, per la mancanza di fiducia che avevo. Ma la nascita di questi due umani mi ha arricchito giorno dopo giorno. Ho intrapreso con loro un cammino sicuramente complesso, laborioso e impegnativo ma ricco di gioie ed emozioni. Li ho considerati spesso più individui che figli.
Oggi Chiara, 26 enne, con grande coraggio e impegno continua gli studi a Londra dopo essersi laureata in Lingue all’Orientale di Napoli. E’ autonoma e lavora come cameriera in una grande catena di ristorazione della capitale.
Mario, persona affascinante e sensibile, studia con ottimo profitto a Bologna: Cinema e Regia al Dams.
Sono stata una madre sicuramente particolare., complessa, “corposa” ….. impegnata nel lavoro, nella conduzione della casa, ma soprattutto impegnata a far sì che i figli crescessero nella cultura e che non abbandonassero mai i sogni e le proprie realizzazioni.
Il messaggio di queste poche righe è che vorrei dire, oggi, alle mamme giovani che stanno per intraprendere il bel cammino della gravidanza, non vi scoraggiate, rinunciate a tante cose materiali, ma incontrate “i piccoli cuccioli d’uomo”, con amore, rispetto e impegno e vedrete che bella occasione avrete saputo sfruttare da questo breve soffio che è…la vita!!!! Occasione unica e irripetibile.
Mariarosaria Fedele

Stasera niente domande, piccola mia. Stasera non è sera.
Vedo il mondo agitarsi dietro le tue pupille, le tue domande messe in fila come proiettili in attesa di colpirmi.
Stasera ti direi che la vita è una grande scatola Ravensburg da Apprendista stregone, che crescendo varia solo il livello e la complessità dell’artificio. Che ogni cosa ha un perché, anche quando è nascosto. Che se cerchi il miracoloso e il magico, devi dapprima disporti ad accettare che lo siano. Volerlo, insomma, e poi impegnarti per crederci.
Ho poche regole certe: una di queste è che siamo fatti di acqua e sale e che dietro una lacrima di tristezza o di gioia la composizione è la stessa.
La chimica della sostanza, l’energia di scambio e dissoluzione, il modo di essere a se stessi o al mondo. Sono cose che imparerai, nel tempo.
Siamo acqua e sale, proprio come il mare. E il mare ha molecole coese, che portano inscritte un codice di appartenenza.
Si muovono insieme, a onde, e anche quando apparentemente restano ferme in superficie piatta. Fanno confine tra cielo e abisso. Non si disperdono mai, ma si distendono ampie a lambire coste e a circondare isole.
Un giorno ti parlerò della memoria dell’acqua e del pianto e delle informazioni che trasmette. Della termoluminescenza che ci permette di individuare il nostro spettro di esistenza. Dell’arcobaleno che talvolta puoi vedere in una lacrima.
Stasera ti direi ciò che imparo ogni giorno e di nuovo ho riascoltato ieri, del patto implicito che lega mago e spettatore; che è solo il ruolo certo - in uno spazio definito - a permettere di offrire la fiducia in cambio della promessa di stupore.
Ti spiegherei che forse il segreto del funzionamento del mondo è quello che trovi nel libretto di istruzioni, alla voce “sei regole dell’arte magica”. Dovrai impararlo senza di me, ci sono cose sulle quali sono debole e nemmeno capace di insegnare:
Non rivelare mai il meccanismo di un trucco
Non presentare mai un gioco se non ne sei assolutamente padrone
Individua la giusta distanza e posizione
Non eseguire mai lo stesso trucco una seconda volta
Mantieni la calma e muoviti con tranquillità ed eleganza
Tieni sempre nascosti agli altri gli strumenti del mestiere.
Io no, non sono un mago, posso solo permettermi di scrivere, di combinare lettere e frasi e stupirmi al ritrovare la mia anima impressa su un foglio, che mi riflette come specchio e serve a ricordarmi ciò che sono.
Niente domande, piccola mia, stasera non ho risposte da fornire. Non conosco giochi a successo garantito. Al massimo posso far saltare un coniglietto.
Potrei solo parlarti dell’amore necessario, ma non è il tempo.
Dovrai prima conoscere l’amore sognato, quello tradito, quello trasgredito. Passare attraverso gli anni dell’amore improvvisato, di quello sperato, di quello mai vissuto. Incontrare l’amore masticato, rubato, dilaniato. Affamato. Fare un apprendistato, insomma. Come tutti.
Vorrei insegnarti la forma delle cose, bambina mia, di tutto ciò che vedi e tocchi.
Per poi ricordarti che in fondo siamo acqua e sale, senza trucco né inganno.
Brunella Saccone

Qualcosa di grande; chi avrebbe mai pensato di saper esser capace di fare qualcosa che mi avrebbe reso fiera di me per il resto di tutta la vita.
Io, ragazza come tutte,mediamente bruttina, di media intelligenza, con una media vita, fatta di una media insicurezza, ho reso vivente un sogno.
Ho dato vita ,io ho dato la vita…ma quale cosa è più grande ?quale cosa è più incontenibile ed inspiegabile di questa? Se esiste ditemelo perché io ancora non l’ho trovato e allora sarò pronta a dire che non ho capito proprio nulla fino a qui.
Innamorarsi è meraviglioso…sentire lo stomaco delle dimensioni di un nodo e non provare più alcuna necessità fisica se non quella di nutrirti del tuo amore credevo che fosse la cosa più forte.
Poi,arriva Lei, e nessuna emozione è paragonabile al miracolo che senti, caldo e vivo sulla tua pancia,che si agita in cerca (poi scoprirai) solo di te, del tuo odore, delle tue braccia, della tua certezza,del tuo calore della tua vita.
È vero, una grande responsabilità tutto questo, che dura tutta l’eternità,ma quanto amore ti viene dato in cambio?e cosa c’è di più prezioso?basta solo saperlo cogliere in ogni gesto di tuo figlio,in ogni suo rimprovero,in ogni suo pianto inutile…dimenticando ogni tanto il nostro sacrificio.
Ed allora io apro le braccia mi chino e mi lascio abbracciare forte rubandomi tutte le sue pure e pulite energie e a sua gratitudine per esserci ogni giorno.
Torno nuova e rigenerata e così continuo la mia strada miracolosa più fiera di prima.
Monica De Tommaso


Secondo me essere padre significa aiutare i propri figli a camminare sulla terra, come fonte della nostra vita e della nostra storia, e ad alzare gli occhi al cielo, come sorgente dei nostri sogni e delle nostre anime.
Davide Tonet

Mi ricordo ancora il nostro primo incontro. mi ero appena svegliata dall'anestesia. nonostante il mio impegno tu prorpio non volevi lasciarmi, ti trovavi bene nella mia pancia.avevi la tutina gialla color sole con le mucche spaziali. ti guardai e tu apristi gli occhi erano scuri come i miei e mi sentii in paradiso per un attimo. eri dolce, paccioccone e sapevi di buono. penso che cercherò per tutta la vita di risentirlo quell'odore. ti abbiamo chiamato enrico. ora a tre anni sei il mio piccolo principe, il mio pirata o il mio cavaliere per me comunque sarai sempre quel bimbo pelato e dagli occhi scuri che sorridevi.
Angela Olivini

…i miei figli sono nati nei miei sogni prima ancora che dalla mia pancia.
Quando ho visto i loro volti ho avuto la certezza di averli sognati e desiderati così come sono…
Annalisa Cerroni

Essere padre significa amare per sempre la creatura che è nata dal mio amore e dalla donna che ama e sarà per sempre. Essere padre significa sentirsi forte perchè hai un bimbo che ti riempie la vita che ti sorride e che ti fa sentire felice
Andrea Di Maso

Io sono una figlia, una zia, una moglie e una maestra di scuola materna..ma non sono ancora una madre.
Lavoro con bambini e mi apro più che posso al loro mondo e alla loro creatività, cercando di vivere tutto ciò che mi circonda con il loro stesso stupore. Vedo spesso delle belle "pance" e con una punta di invidia penso "quando toccherà a me?" Si perchè la voglia c'è ma ci sono anche il mutuo, il lavoro che scarseggia, l'automobile da cambiare..ma forse sono tutte scuse! E' più la paura di avere una creaturina così piccola di cui occuparsi ogni singolo giorno, il rapporto con l'amore della mia vita che credo cambierà e non so cosa aspettarmi e poi riuscirò ad educarlo benee a renderlo una persona felice??L'idea di programmare un bambino mi sembra triste, vorrei che fosse lui a scegliere quando arrivare. Allora anche se ci siamo dati un po' di tempo prima di lasciare la "porta aperta" mi accorgo di sistemare i mobili di casa in vista di una futura culla, pensare alla nuova auto ecologica e spaziosa per lasciare un mondo più pulito a chi verrà dopo di me...insomma credo che anche se non lo voglio ammettere il momento giusto è arrivato. Si, ho proprio voglia di pancia!
Roberta Bortolazzi

Quando ero più giovane non mi sentivo particolarmente portata per la maternità. I bambini piccoli mi sembravano così indecifrabili.
Quanto mi sbagliavo!
Evidentemente mia figlia ha voluto darmi una bella lezione di maternità, scatenando in me tutti gli istinti più primitivi e mettendo in funzione tutti gli ormoni preposti.
Rimasi incinta subito dopo averci provato.
La gravidanza fu bellissima, in perfetta salute, piena di energia. Allora accompagnavo i gruppi di ragazzi nei Parchi naturali e trasmettevo a mia figlia tanta salute e natura.
Scelsi di partorire in una casa di vacanza di fronte al mare.
Era Settembre e mi godetti in pieno l’estate che giungeva al suo termine.
Lunghe passeggiate nell’acqua, sole, aria.
Una notte la mia bambina mi annuncia che è pronta a venire al mondo.
Passo tutta la notte tranquillamente a godermi questo travaglio che evolve ogni ora di più.
Solo noi. Io, lei e la notte. Il papà dormiva. Per lui il lavoro sarebbe arrivato dopo.
Al mattino il travaglio si fa più intenso. Doloroso si, ma gestibile.
Entro nell’acqua di una piscina gonfiabile attrezzata per la casa. Fuori è una giornata grigia e piovosa di quelle che anticipano l’arrivo dell’autunno.
Arriva l’ostetrica che di tanto in tanto controlla che tutto proceda regolarmente.
Mi muovo nell’acqua calda come voglio. E’ bellissimo ascoltare il proprio corpo e rispondere alle sue richieste.
La bambina inizia a spingere. Che potenza spingere. Mi chiedo “Come fanno le donne ad obbedire quando le si ordina di non spingere?”
E’ una forza primordiale, incontrollabile. Mi alzo in piedi. Mi appendo alle spalle di mio marito Mi sollevo.
Poi esco dall’acqua per sfruttare meglio la forza di gravità.
Mi accovaccio fra le gambe di mio marito. Sento la bambina “passare”. L’ostetrica la prende e poi la mette sul mio petto. Ci guardiamo. “Ciao!” le dico “Sei una femmina!”
Da quel momento non ci lasciamo più. Sempre insieme. Sempre in contatto. “Sempre con te” come recita il titolo di un libro.
Grazie per avermi insegnato a diventare una madre consapevole, attenta ai bisogni dei figli, impegnata per garantire salute e benessere a tutte le future generazioni.
I figli sono dei grandi maestri se ci lasciamo guidare.
Milvia Foscoli

La prima volta che vidi Enrico non mi resi conto che era mio figlio...
L'avevo tenuto con me per nove mesi, cercando di immaginarne il volto, le mani, i movimenti e ora che ce l'avevo davanti, non lo riconoscevo.
Possibile che una creatura tanto perfetta in ogni singola sua parte, fosse qualche minuto prima, dentro di me?
Mentre lui dormiva io lo osservavo, come se, per la prima volta, vedessi la bellezza dell'umanità tutta concentrata in un unico essere.
Allora mi resi veramente conto che il miracolo più grande, più raro e più straordinario era quello che accadeva tutti i giorni sotto i nostri occhi, era la nascita di una nuova vita
e pensai che quella creatura. ancora chiusa nel bozzolo della sua incoscienza, un giorno avrebbe avuto delle idee tutte sue, delle preferenze e sarebbe diventato un uomo, una tessera di questo mondo, un ponte sul futuro.
Ma ora era lì, nelle mie mani e io ero testimone della sua esistenza, del suo essere nato, del suo divenire che si modificava ogni minuto; ogni suo singolo respiro affermava la sua vita su questa terra.
Tenendolo in braccio cercavo di immaginare quali fossero i suoi pensieri, le sue sensazioni in questa nuova forma di vita, senza quell'acqua preziosa che l'aveva custodito per tanto tempo e mentre lo guardavo intensamente, lui inaspettatamente aprì gli occhi, era la prima volta che i nostri occhi si incontravano e in quell'azzurro intenso che scrutava il mio viso, rividi gli occhi meravigliosi di un uomo che avevo tanto amato e che continuavo ad amare pur avendolo perduto per sempre. Mio padre.
Allora capii che ci sono vie sconosciute e segrete attraverso le quali, lo spirito di chi ci ha amato e di chi abbiamo amato, torna da noi, per farci comprendere che la vita vale sempre la pena di essere vissuta perchè è in grado darci sempre di più di ciò che abbiamo perso, anche quando pensiamo di aver perso tutto.
Mery Lisnardi

Secondo me la cosa che in molti hanno difficoltà a comprendere è che i nostri cuccioli nascono e ci amano già, fin dal primo momento non hanno che occhi per noi, si nutrono di noi, piangono per noi...noi abbiamo bisogno di tempo per imparare a diventare "mamme". Quando è nato il mio bambino me lo hanno appoggiato un attimo sulla pancia, lui non piangeva,quindi di quel momento non ho il ricordo della sua voce bensì di un calore magico che ancora oggi riesco a percepire al solo pensiero. è stato il giorno più bello della mia vita, i miei
occhi non si sono stancati per un solo attimo di guardarlo nascere, vivere e crescere. a volte le aspettative sono state superiori alle mie capacità, per fortuna tra una mamma e suo figlio c'è un legame così intenso che fa in modo che qualsiasi mancanza possa essere superata, bhè almeno è quello che spero, spero, piccolo mio, che tu possa perdonare la tua mamma se a volte ha creduto di poterti far passare in secondo piano, non ci sono mai riuscita, i tuoi sorrisi, i tuoi abbracci, la tua manina calda che cerca la mia sono sempre nel mio cuore. sei il mio grande amore per sempre. non ti deluderò.GRAZIE.
Roberta Lavecchia

Era marzo, un caldo fuori luogo, chiassoso annuncio dell'estate lontana. sul balcone, invaso dal sole, osservavo con orgoglio i primi tulipani spuntare. Avevo sulla faccia un sorriso inossidabile, da gatto. D'improvviso ho avvertito uno strano sudore alle mani e ho trattenuto pensieri e respiro. Sono incinta, ho pensato. Non saprei dire adesso, a distanza di otto anni, quale folle intuizione mi abbia folgorato in quell'istante. Sono corsa in riva al mare, che ho a due passi da casa. Ho respirato a fondo, il cielo di cristallo, l'acqua tersa, l'aria immobile. Ho tolto calze, scarpe, rimboccato i pantaloni e ho percorso la riva confidando all'acqua il mio probabile segreto. Pochissime persone in giro, giorno feriale, controra, che al sud e' un'ora sacra. Ho atteso con pazienza l'apertura di una farmacia, ho acquistato un test e l'ho lasciato intatto in fondo al borsone che stavo preparando per la mia (ultima, chi poteva saperlo) partita di terzina. Madre ho incominciato ad esserlo alle dieci di sera, sfatta dalla corsa sul campo e dall'attesa di conoscere il risultato del test. Una volta che si incomincia non si puo' piu' smettere di essere madri. Ad Onda, mia figlia, racconto ogni tanto questa storia dell'intuizione, della passeggiata sulla riva, dell'ultima partita. Insieme indugiamo nel racconto che ci ha unito per sempre.
stefliso

Abbiamo atteso tanto Giulia, il suo nome era già scritto nelle stelle. Ricordo la mia pancia rindondante, io che sono piccolina, si muoveva armoniosa. Il papà sereno poggiava l'orecchio sul ventre per ascoltarla.
Anna Sansalvatore

25 gennaio 2010
Cremona direzione Milano
Mio carissimo Michail, domani è il tuo compleanno, compirai 20 anni. La nonna Anna avrebbe detto 4 lustri. Sta quasi nevicando.
Era luna piena: alle 2.15 esatte ho sentito una forza incredibile che ti chiamava fuori, ora in cui Selene raggiungeva la sua pienezza. Sei nato alle 6.15, ho fatto tutto di corsa, poco mancava che partorissi in macchina, in Via Giuseppina.
Mi è sembrato, tutto, sempre, molto veloce, affrettato, io che amo tanto fare con calma.
Ad un certo punto, un dolore indicibile, poi un urlo, ho guardato l’orologio: le 6.15. Ti hanno posato subito su di me, ancora tutto sporco. Sembravi E.T. Ho chiesto se avevi tutto. “Tutto al posto giusto” mi ha risposto qualcuno sorridendo.
Non ti ho visto più. Sei tornato non ricordo più dopo quanto, sembravi un angelo, bianco e rosa, bello e sereno. Dormivi, come spesso nelle tue giornate future: un sonno sereno, lontano, un sonno di chi saggiamente si allontana, promettendo però di ritornare.
Che dire di quei momenti: tenerezza, senz’altro, deliro d’onnipotenza, anche, e poi una grande paura di non farcela. Ho controllato i tuoi vestiti: ho controllato la camicina della fortuna, quella cucita con infinito amore e malinconia dalla nonna putativa, Carolina. Te l’avevano messa. Io credo molto a queste superstizioni e faccio bene. La camicina ti ha portato fortuna: vincevi alle lotterie all’asilo, trovavi le monetine nei parchimetri, ti andavano bene quasi tutto.
Sei nato alle 6.15, ti hanno portato per la prima poppata alle 11.15. Ero ancora spossata dalla fatica, dal sonno perso, da tutto. Ero un po’ sola e tu sei arrivato a tenermi compagnia.
Un ricordo è forte: ti ho subito parlato tanto, tanto, come se tu ascoltassi e capissi. A me faceva impressione averti lì, fra le braccia, realizzare che ti avevo fatto io poche ore prima. E allora ti parlavo, ti parlavo, per esorcizzare tutto: paure, timori, dubbi, misteri, incubi. E tu, ogni tanto, aprivi gli occhi e mi guardavi: non potevi vedermi, ma credevo ugualmente che tu mi scrutassi con quegli occhi bleu e con quello sguardo che non ti ha mai abbandonato: mi chiedevi tutto: mi chiedevi di vivere, mi donavi tutta la tua più totale fiducia.
Ricordo, dopo 2 giorni, l’infermiera: “Oggi ha mangiato tutto solo da lei, brava” Mi sono sentita dio, ma ho continuato a pensarmi in trincea, in emergenza, sicura di non farcela e al tempo stesso che ce l’avremmo fatta.
E allora ti parlavo, ti parlavo, come a un adulto. Le mie vicine mi guardavano, perplesse e divertite. Solo Marisa mi capiva. Infatti siamo ancora amiche, a distanza di 20 anni.
E poi siamo tornati a casa. Non sapevo da che parte cominciare. Eppure , insieme al papà , abbiamo cominciato. Ho continuato a parlarti tanto, sempre, a guardarti meravigliata del fatto che vivevi. Eri un batuffolo biondo e rosa .Gli occhi, ora grigi con piccole pagliuzze d’oro(gli occhi della nonna Gisela) hanno continuato a scrutarmi, sempre più fiduciosi, divertiti, profondi.
Sono passati 20 anni, sei un uomo, sei lontano, sei sempre bello come il sole e il tuo sonno è sempre lungo, sereno, distante. Sei un uomo, fortunato, con la vita davanti e tanta grinta per viverla. Eppure sembra ieri quando ti hanno adagiato su di me, sembravi E.T. e io ti ho subito amato alla follia.
Raimonda Lobina

La mattina, per non disturbare, aspetta sotto le sue coperte, in silenzio, l'abbraccio della mamma e del papà.
E' solo una piccola bimba di appena quattro mesi, ma così generosa da donarci ogni giorno il suo tenero sorriso del buongiorno.
Non chiede nulla se non tante coccole. Ci ringrazia ogni giorno con piccoli gesti, ma ancora non sa che siamo noi a dover ringraziare lei, per quel sorriso del buongiorno, che consola le nostre vite.
Michela Secchi

Essere madre è per tutta la vita,
comincia da quando la senti muovere dentro di te,
comincia da quando, appena mangi il cioccolato, comincia darti i calci.
Essere madre è più che essere padre,
anche per il padre più bravo del mondo.
Essere madre è quando ti preme così tanto per uscire
che pensi: oddio ora scoppio.
Essere madre è quando la vedi per la prima volta
bianca di un pallore impressionante,
che sta lì,
messa sulla pancia si muove e ti cerca
assapori il suo odore quasi di cervello
Essere madre è quando prende il tuo latte.
Essere madre è quando piange perché ti vuole.
Essere madre è quando ti chiama per la prima volta: "mamma".
Sandra Faita

Non potrei mai tirarmi indietro. Parlare della mia esperienza da madre mi riempie di enfasi.
Essere mamma per me significa essere finalmente me stessa.
Assicurarmi la vita eterna.
Avere sempre qualcuno con cui giocare.
Tornare bambina.
Io e i miei due bambini siamo un gruppo di gioco, compagni per giornate splendide.
Impariamo assieme.
Essere madre significa star svolgendo il lavoro più importante del mondo, crescere un futuro uomo, una futura donna.
La cose migliore che ho fatto nella mia vita, Vladi e Nina.
Debora Spatola

Emozionarmi fino alle lacrime...
questo è ciò che ha provocato in me, tempo fa, una trasmissione che mostrava una ecografia tridimensionale: una coppia e il loro bambino, anzi, la loro bambina.
È stato un sussulto, un pugno allo stomaco, una stretta la cuore: una creaturina raggomitolata nel grembo materno che si stropiccia gli occhi, si nasconde, si ritrae, quasi sorride.
Scopro che già a 12 settimane piega le braccia, scalcia, si muove. A 18 è in grado di aprire gli occhi e a 26, cioè a poco più di 5 mesi, sbadiglia, piange, succhia il dito...
È un'emozione fortissima... Un groviglio di sensazioni cercano di dipanarsi, l'orologio
biologico, il desiderio di esser madre, la voglia di essere amata a tal punto da dare vita...
È un miracolo, forse non per me...
Ho pianto, per la gioia, per il dolore, per l'invidia...Non so se ringraziare per questa nuova forma di spettacolo, o se devo solo rammaricarmi di tutto ciò...
Una cosa è certa, ho capito ancor di più cosa rischio di perdermi...
Sonia Biondi

No, in questo mondo di merda non metterò mai al mondo un bambino. Non sono grata a mia madre di non essere riuscita ad eliminarmi con il chinino (eh, sì. ci ha provato)e neppure di avermi in seguito desiderata tanto."
Questo era il mio atteggiamento una volta, tanti anni fa, più di trentaquattro anni fa (è l'età di mia figlia).
Come Borges commettevo "il peggiore dei peccati che un uomo può commettere. Non sono stato felice". Non ero felice. Come Giovanni Pascoli avrei voluto dire a mia madre: La vita che mi hai dato, oh madre mia, non l'amo.
Stava tanto male la mia mamma al mio matrimonio, però ha fatto in tempo a vedermi incinta. Lei stava lentamente morendo ed io passavo i pomeriggi sdraiata accanto a lei, spaventata di non poter pensare al futuro perchè significava perderla. In un discorso sconnesso in cui il sogno e la realtà si mischiavano nella sua mente indebolita dal cancro mi disse con tenerezza che lei la mia "Nicoletta" l'aveva vista. Nicoletta era il nome della mia bambina.
Quando sono nata, mia nonna era all'ospedale e mia madre mi portò da lei che aveva la vista offuscata, ma le disse "Sì la vedo, è bellissima". Ecco che in modo un po' diverso la scena si ripeteva: lei aveva sognato la mia piccina, e i sogni di chi muore sono veritieri.
Nel testamento scrisse: lascia che la tua bambina ti consoli della mia morte come tu mi hai consolato della morte della mia mamma. Mi aiutava a non sentirmi in colpa, mi permetteva di guardare avanti, quando ero tentata di farla finita con lei.
Nicoletta è arrivata a interrompere il lutto. Bella e buona. Qualche notte un po' inquieta, un marito che si lamenta, ma la adora. All'inizio è il senso del dovere. Sono io la mamma. Ed è facile perchè nell'emergenza c'e mio marito che interviene e condivide la responsabilità. Poi lui se ne va e io mi occupo di lei, solo di lei da sola. Ogni attimo della vita, che tanto avevo disprezzato (cui si era aggiunto il dolore della separazione), ogni attimo della vita diventava significativo. Ogni suo dediderio, ogni bisogno, ogni atteggiamento di Nicoletta diventano il senso della mia esistenza. Diventano importanti i vestitini, i giocattoli, il body rosa per la ginnastica, le amichette dell'asilo, il suo precoce apprendere a leggere, i suoi disegni. Scrutavo la sua felicità come un miracolo uscito dai miei grigi lombi e me ne compiacevo. La volevo felice. Mi rendeva felice. Tutto aveva un senso: alzarsi la mattina e correre in bicicletta all'asilo, andarla aprendere dopo il lavoro, cenare insieme. Non era più stupido essere felici. Nicoletta mi diceva grazie mamma.
Luciana Fassi

Il regalo più bello che potessi ricevere sono le mie bambine, cercate, volute e amate sopra ogni cosa; due esperienze diverse e straordinarie, senza rendermi conto di ciò che si stava compiendo me le sono ritrovate tra le braccia piene di vita e di dolcezza. l'esperienza più bella che una donna possa fare è generare un figlio e crescerlo con amore e rispetto per gli altri.
Valeria Raino'

La prima volta che mi hanno messo sulla pancia la mia bambina Sofia Mutya mi sono meravigliata di come fosse bella, aveva gli occhi aperti e non piangeva era piccola e mi ricordava un uccellino con i suoi grandi occhioni neri.
ero emozionata ed agitata allo stesso tempo perchè da quel momento sapevo che la mia vita sarebbe cambiata per sempre non ero più sola.
Angelica Katigbak

Si diventa madri, quando in silenzio, ascolti il battito del tuo bimbo in grembo, quando finalmente gusti l’idea di sentir crescere una vita dentro di te che ogni giorno si fa sentire sempre più e ti ricorda che sei responsabile di un’altra persona. Si diventa padri, quando si vive la quotidianità di una gravidanza insieme alla donna che si ama, perché questo getta le radici per una nuova famiglia. Essere padri e madri è un sogno che realizza gran parte della nostra vita, che va vissuto fino in fondo e nel farlo bisogna metterci tutto l’amore che siamo in grado di dare.
Chiara Antoni

Io da sempre una donna pesante, figlia ribelle prima e mamma già separata prima che lui nascesse.. con lui ho ritrovato la leggerezza.Già quando era dentro di me stranamente camminavamo sulle nuvole e continuiamo a farlo anche adesso che lui ha 7 anni. Malgrado le difficoltà, i compiti, i sacrifici…noi spesso voliamo, sognamo il mondo che gireremo da grandi, le fattorie che costruiremo le scoprete che “Scopriremo”…come dice lui. Anche io,per motivi diversi con lui… sono nata la seconda volta! Ancora una volta vivo la vita fatta di colori,di tutti i colori e faccio le monellerie più divertenti che a volte non ho fatto nella mia infanzia
Fabiana
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