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| Gli scrittori Feltrinelli commentano quei "classici" importanti per la loro formazione, immaginario, stile e... vita. |
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Italo Svevo su Gente di Dublino
di
James
Joyce
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| In Gente di Dublino il Joyce vi ha trovato intere le sue basi. È il raccontatore impersonale che non trascura nulla, né dimentica una linea o un colore. I suoi personaggi si possono toccare.
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Gianni Celati su Bartleby lo scrivano
di
Herman
Melville
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| “Bartleby è lo scrivano che rinuncia a scrivere e resta immobile a guardare un muro […] È una figura senza alcuna possibile salvezza […] Ma si può anche pensare sia la figura di chi non ha nessuna voglia di lasciarsi salvare…”
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Cesare De Marchi su Il padre Goriot
di
Honoré de
Balzac
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| “Dopo centosettant’anni si fa leggere ancora… A far grande l’opera di Balzac non è lo studio dei costumi e della società ma il suo ‘contenuto di passione’. Baudelaire l’aveva detto con due sole parole: visionnaire passionné.”
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Domenico Starnone su Lord Jim
di
Joseph
Conrad
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| “Ero un ragazzo che aveva ancora un piede nell’infanzia […] Lord Jim l’avevo cominciato perché cercavo storie di eroiche imprese […] Ma sentivo anche una voglia di cinico realismo che mi allontanasse per sempre dalla fantasticherie di ragazzino.”
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Erri De Luca su Vita di Nòah / Noè
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| “La fine del mondo è già accaduta. Il creato si disfa sotto la più schiacciante alluvione. Da allora sussiste il secondo mondo. Dio ha annullato la sua prima stesura della vita.”
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G. W. F. Hegel su Il Principe
di
Niccolò
Machiavelli
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| “L’opera del Machiavelli resta una grande testimonianza, che egli rese sia al suo tempo sia alla propria fede, che il destino di un popolo che precipita verso il suo tramonto politico possa essere salvato dall’opera di un genio.”
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