Ho saputo, e mi è dispiaciuto molto. Come a Crema sapete - faccio parte del paesaggio, in città ci conosciamo più o meno tutti - Bettinelli ed io siamo della stessa generazione. Aveva un anno più di me, Giorgino. Lo chiamavano così perché è sempre stato alto e esile, sembrava una figura uscita da un libro illustrato. Papà maestro elementare, baffuto, impettito, sempre in bicicletta. Mamma volitiva. Un fratello più grande, se non ricordo male.
Siamo stati insieme lupetti - Giorgino nei rossi, se non sbaglio; io nei pezzati - poi ci siamo ritrovati negli scout, stessa squadriglia (pantere). Eravamo adolescenti, ma Giorgio era più grande di me: per diciotto mesi, e per molte altre cose. Sapeva far tutto: cantare, recitare, scrivere, inventare, correre, tirare, saltare. Credo di aver imparato da lui a parlare in pubblico: uscire, alla luce del fuoco, e recitare di fronte ai tuoi amici è una scuola meravigliosa.
Giorgio Bettinelli è una delle persone più fantasiose che io abbia mai conosciuto, al limite dell'incoscienza. Ricordo quando ci ha trascinato nella notte - lui quattordicenne smaliziato, noi dodicenni svagati - a trovare non so quale suo conoscente, che s'era appartato in auto con la ragazza. A dieci metri di distanza abbiamo accesso sette torce elettriche tutte insieme, puntandole verso il cielo. Ancora mi chiedo come il poveretto non sia morto d'infarto.
Lui era questa roba qui: un misto di follia e fantasia che poteva produrre capolavori e disastri. Ne ho avuto la conferma al liceo classico, dove Giorgino trasformava la politica - lui era del Movimento Studentesco - in un happening. Se c'era lui, l'assemblea diventava uno spettacolo (anche per me, politicamente distante). Era due classi davanti a me, stessa sezione B: la professoressa Paola Milani, gran donna, lo amava e lo odiava. Sentimenti comprensibili, anche allora.
Ricordo quando Giorgio ha cominciato la sua carriera, prima a Crema e più in là: attore nel "Teatro delle Erbe", cantante ("Barista", bella canzone), conquistatore (Monica, di cui mezza Crema era innamorata). Poi l'ho perso di vista, e ho saputo che ci sono stati guai di vario genere, eccessi, vicende romane che a noi sembravano lontane e misteriose. L'ho incontrato tre o quattro volte, per Crema, in quegli anni: aveva gli occhi diversi, più tristi.
Poi, negli anni Novanta, Giorgio ha trovato la Vespa, grande amante di tanti di noi. Da ragazzo, con una Ts 125 cc , io ero arrivato a Vienna (1978) e Alicante (1979). Giorgio, con un mezzo simile, ha girato il mondo. Di nuovo, come quand'era ragazzino: un misto di follia e fantasia, capace di produrre capolavori e disastri. Ma questa storia la sapete, e non c'è bisogno che ve la racconti io. E' finita in Cina, la sua ultima passione. Ora Giorgio sta altrove: auguriamogli di essere felice.
So che a Crema pensate di dedicargli una via. Fate bene. Un consiglio, se posso. Che sia lunga, profumata di piante, e non si veda la fine. Via Giorgio Bettinelli, viaggiatore cremasco.
Giorgio Bettinelli

Giorgio Bettinelli

Giorgio Bettinelli (1955-2008), scrittore e giornalista, è diventato famoso con la pubblicazione di In Vespa, dove narra il suo primo viaggio su due ruote da Roma a Saigon. Vespista per caso, da allora non si è più fermato e ha realizzato viaggi che lo hanno portato in tutto il mondo: dall’Alaska alla Terra del Fuoco, dall’Australia al Sudafrica, dal Cile alla Tasmania, attraverso Americhe, Siberia, Europa, Africa, Asia e Oceania. Dal 2004 viveva in Cina. Feltrinelli, oltre a In vespa. Da Roma a Saigon (1997), ha pubblicato Brum brum. 254.000 chilometri in Vespa (2002), Rhapsody in black. In Vespa dall’Angola allo Yemen (2005), La Cina in Vespa (2008) e, nella collana digitale Zoom, Turkey: a travel survival kit (2013).

Vai alla scheda >>

Torna alle altre news >>