E' morto a 80 anni Jannis Kounellis, esponente della cosiddetta “arte povera” e tra i più grandi nomi dell'arte contemporanea italiana e internazionale. Massimo Recalcati nel volume  Il mistero delle cose. Nove ritratti di artisti gli ha dedicato un intero capitolo da cui pubblichiamo un estratto.

 

Il mistero delle cose. Nove ritratti di artisti di Massimo Recalcati, estratto dal capitolo Jannis Kounellis. L’odissea del quadro

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Il compito della grande arte non e quello di rappresentare la realta ma di squarciarne il velo per far apparire, se non il reale in quanto tale – operazione che comporterebbe la distruzione di ogni sentimento estetico –, almeno un suo lembo. Nell’arte di Jannis Kounellis il reale assume le forme della macchia, del nero, dell’asimmetria, del frammento, della nudita dell’oggetto, dell’ombra. Tutto il suo lavoro e ispirato da una sorta di poetica del segreto che rifiuta ogni versione illustrativa o ornamentale dell’arte per rivendicarne la componente drammatica, tragica, epica. Se la realta ci allontana dal reale fingendo la sua inesistenza – come l’immagine curata e abbellita di un corpo puo “fingere” il suo destino mortale –, l’evento dell’opera d’arte persegue il compito di rendere possibile un incontro con il reale. In Kounellis questo incontro tende ad assumere la forma essenziale di un’apertura di fronte al mistero delle cose, all’impossibile da governare.

Uscire dal quadro
L’opzione artistica primaria di Jannis Kounellis – dichiarata programmaticamente in piu occasioni – e quella di “uscire dal quadro”. In questa scelta, perseguita con grande determinazione, egli vuole ricollegare il suo lavoro a un movimento artistico già in corso che attraversa tutta la seconda meta del Novecento e che trova nell’opera di Pollock, Fontana e Burri le sue espressioni piu alte. In sostanza, per tutti questi autori si tratta di sospingere la pittura al di là delle colonne d’Ercole della “centralità” del quadro: con Jackson Pollock, nel gesto di togliere letteralmente il quadro dal cavalletto; con Lucio Fontana, aprendo la superficie bidimensionale del quadro verso il suo spessore materico-scultoreo; con Alberto Burri, introducendo la materia come contaminazione irreversibile della neutralità astratta dello spazio pittorico.
Nella lettura che Kounellis propone questo movimento sfocerebbe nell’Arte povera italiana, della quale egli e stato un esponente di primissimo piano. Per gli artisti che hanno fatto parte di questo movimento non solo l’opera non rappresenta piu nulla se non se stessa, ma il suo evento trascende decisamente la cornice statica e ristretta del concetto tradizionale di “quadro”.
Piu precisamente, come a ragione ha sottolineato lo stesso Kounellis, per l’Arte povera uscire dal quadro significava “andare verso l’oggetto”, “fare un’arte fisica, oggettuale”, dove l’artista “non rappresenta ma presenta”. Non si tratta solo di guadagnare un nuovo spazio mentale – come avviene gia per l’astrattismo spiritualista à la Kandinskij –, ma di rimarcare come l’evento dell’opera acquisti una sua esistenza concreta, una trascendenza assoluta anche rispetto al puro spazio soggettivo dell’interiorità dell’artista. E quello spazio che Kounellis vede aprirsi originariamente con il gesto sovversivo di Lucio Fontana che taglia il quadro posto sul cavalletto rivendicando questa operazione come interna e non esterna alla pittura. La neutralità omogenea e trascendentale dello spazio kantiano che struttura la nostra percezione abituale della realtà viene cosi interrotta, sconvolta, disordinata, scompaginata dall’irruzione di un reale che assume la forma della ferita, della lacerazione, della rottura violenta di un ordine stabilito. Per queste ragioni Kounellis riporta il taglio di Fontana a un evento che non ha una natura meramente teoretica, ma quella di un vero e proprio incontro, di un impatto traumatico, di una tyche direbbe Lacan, che interrompe il canone stabilito della dimensione puramente rappresentativa dell’opera. […]