Ci ha lasciato Andrea G. Pinketts, un autore che ha saputo esplorare con ironia e stile i misteri e le zone d'ombra della vita. "L'uscita, qualsiasi uscita, è il momento più importante della vita di un uomo. Puoi sempre riscattare una cattiva entrata con una buona permanenza, puoi sfondare la porta del prossimo e costruirgliene una blindata, puoi iniziare con lo schiaffeggiare una donna e se sai rallentare la mano puoi improvvisare una carezza. Ma l'uscita è la cosa più definitiva di te. Non la puoi rimediare neanche con un ritorno".

Riceviamo da Giorgio L., "un lettore", e pubblichiamo alcuni pensieri dedicati a Andrea G. Pinketts

Se n’è andato Andrea ma è rimasto Lazzaro. Ho conosciuto Andrea G. Pinketts e Lazzaro Santandrea, l’autore e il suo personaggio, lo stesso giorno, sulla stessa pagina. Forse non poteva andare altrimenti. Del resto, come distinguerli? Gli amori, le sbronze e il “senso della frase” di Lazzaro e Andrea confermano che il primo era molto più di un alter-ego del secondo. Poco importa che in una pagina di “Depilando Pilar” lo scrittore e il suo alter-ego si incontrino in un bar di Milano. Era forse uno scherzo, uno dei tanti per convincere anche il lettore più scettico che la letteratura e la vita sono davvero la stessa cosa.
Nessun “alter-ego” quindi. Lazzaro Santandrea e Andrea Genio Pinketts sono la stessa persona. Anche chi non dovesse credermi riconoscerà che i due hanno attraversato la stessa vita e, più importante ancora, l’hanno raccontata con lo stesso stile e con gli stessi giochi di parole.
Mi piace quindi ringraziarli tutti e due perché, verso la fine dell’adolescenza, mi hanno preso in disparte e davanti a una birra media mi hanno spiegato cosa avrebbe significato diventare adulto restando bambino, diventare “un duro dal cuore tenero come una meringa”, definizione di Fernanda Pivano. Tra le tante, gli sono grato in particolare per tre lezioni sul Male, le donne e il “senso della frase”. Il Male è ovunque nei romanzi noir di Pinketts dove, non si sa come, la violenza e le perversioni sessuali dei “cattivi” hanno sempre i tratti del grottesco ma risultano allo stesso tempo credibili e inquietanti. Il Male è incomprensibile e, anche se Lazzaro e Pinketts sembrano giocarci e averne schifo, è quell’abisso spaventoso senza il quale non sentiremmo il bisogno di stare dalla parte dei “buoni”, di cercare di salvarci, ovviamente in compagnia di una donna. Per Lazzaro e Andrea le donne sono il principio di ogni storia e il motivo di ogni azione. Da questo punto di vista, la poetica dei suoi noir non è poi così diversa da quella dei sonetti stilnovisti. Quanto più si sprofonda nel noir, tanto più è necessaria una donna angelicata, non solo per salvarla ma soprattutto per salvarsi. C’è poi la terza lezione, quella sul “senso della frase”, quel sesto senso che “permette a una tua bugia di essere, se non creduta, almeno apprezzata”. Il “senso della frase” è la formula che racchiude la poetica pinkettsiana: l’idea che lo stile sia la qualità più preziosa di tutte, tanto nella letteratura quanto nella vita. “Non so se si nasca con il senso della frase. Di sicuro ci si muore”. Per Andrea e Lazzaro il “senso della frase” è stato un talento innato. Per noi comuni mortali è una virtù da apprendere vivendo, bevendo, sbagliando e soprattutto leggendo Pinketts.

Un lettore

Andrea G. Pinketts

Andrea G. Pinketts

Andrea G. Pinketts (Milano, 1961-2018) si è occupato di mistero. Ha vinto tre edizioni ('84, '89, '90) del Mystfest per il miglior racconto. Nel 1991 gli è stata assegnata la targa "Un Remington per la strada" per il giornalismo investigativo. Le sue inchieste per la rivista "Esquire" lo hanno visto di volta in volta calarsi in prima persona nella realtà del dormitorio, nei segreti della Stazione centrale, nei panni di vù cumprà e portatori di handicap per scoprire e raccontare le barriere in cui si imbattono i meno fortunati. Ha fondato a Milano "La scuola dei duri", un movimento letterario che si propone di esplorare la realtà attraverso l'indagine poliziesca. Dal 1991 al Post Café ha coordinato un ciclo di seminari sulla criminologia dal titolo "Giallo e Bar". Nel 1992 il comune di Cattolica gli ha dato il titolo di sceriffo (delibera 8636 della Giunta) perché indagasse sulle infiltrazioni camorristiche sulla riviera adriatica. Le sue indagini, fortemente osteggiate dalle "altre" forze dell'ordine, hanno portato a ben 106 arresti. Nel 1995 gli è stato riconosciuto il premio "Jack London" per l'avventura; nello stesso anno per la Phoenix di Daniele Brolli ha creato il fumetto trash "Laida Odius". Nel 1996 ha vinto la prima edizione del "Premio Scerbanenco" per il miglior racconto e ha realizzato per il magazine "Panorama" una clamorosa inchiesta sui "Bambini di Satana", i satanisti di Bologna infiltrandosi tra di loro. Nel 1996 ha vinto la prima edizione del Premio Scerbanenco per il miglior racconto. Nel 1997 per Flamingo si è occupato del fenomeno dei serial killer, curando la prima Enciclopedia dei serial killer italiani. Nel 2006 gli è stata conferita la Medaglia d’onore dell’Assemblée Nationale de la République Française per meriti artistici e culturali. Con Feltrinelli ha pubblicato: Il vizio dell’agnello (1994), Il senso della frase (1995, premio Noir in Festival di Courmayeur), Io, non io, neanche lui (1996) e Lazzaro, vieni fuori (1997).

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