Descrizione

Nell’agosto del 1914, più di centomila trentini e giuliani vanno a combattere per l’Impero austroungarico, di cui sono ancora sudditi. Muovono verso il fronte russo quando ancora ci si illude che “prima che le foglie cadano” il conflitto sarà finito. Invece non finisce. E quando come un’epidemia si propaga in tutta Europa, il fronte orientale scivola nell’oblio, schiacciato dall’epopea di Verdun e del Piave. Ma soprattutto sembra essere cassato, censurato dal presente e dal centenario della guerra mondiale, come se a quel fronte e a quei soldati fosse negato lo spessore monumentale della memoria. Paolo Rumiz comincia da lì, da quella rimozione e da un nonno in montura austroungarica. E da lì continua in forma di viaggio verso la Galizia, la terra di Bruno Schulz e Joseph Roth, mitica frontiera dell’Impero austroungarico, oggi compresa fra Polonia e Ucraina. 
Alla celebrazione Rumiz contrappone l’evocazione di quelle figure ancestrali, in un’omerica discesa nell’Ade, con un rito che consuma libagioni e accende di piccole luci prati e foreste, e attende risposta e respira pietà – la compassione che lega finalmente in una sola voce il silenzio di Redipuglia ai bisbigli dei cimiteri galiziani coperti di mirtilli. L’Europa è lì, sembra suggerire l’autore, in quella riconciliazione con i morti che sono i veri vivi, gli unici depositari di senso di un’unione che già allora poteva nascere e oggi forse non è ancora cominciata.

Premi e Riconoscimenti

  • 2015 - Premio Alassio 100 Libri - Un autore per l'Europa - Vincitore Premio Alassio 100 Libri - Un autore per l'Europa
  • 2015 - Acqui Storia - Finalista Premio Acqui Storia - Sezione romanzo storico

Recensioni d'autore

  • Bellissimo libro.

  • Pagine esemplari.

  • Rumiz viaggia, poi torna da quei ragazzi, siede sulle loro tombe, dorme su quelle, beve grappa di prugne della Serbia, mangia mirtilli secchi dei Carpazi, rompe ogni protocollo e canta con loro fino a che la notte finisce.

  • Scrive veramente bene, il giornalista ormai sui generis, all'antica, curioso di tutte le umane esperienze; uno che si ferma, che ferma il lettore e che non scivola da turista su tutto quanto neppure vede.

  • ... uno dei libri più belli mai scritti sulla Prima guerra mondiale...

  • “Come cavalli che dormono in piedi” di Paolo Rumiz è il racconto di una necessità. Il grande giornalista inquieto e itinerante parte in cerca dei suoi vecchi, in cerca di quelli che furono ragazzi e non tornarono a casa un secolo fa, di quelli che persero la vita nella Grande Guerra. Un viaggio nella nostalgia, un atto di amore per quei centomila soldati trentini e giuliani, tra cui suo nonno Ferruccio, che combatterono sul fronte russo per l`Impero austroungarico di cui erano allora sudditi. Rumiz viaggia le terre che ama, nelle atmosfere rese immortali da Joseph Roth.

Conosci l’autore

Paolo Rumiz

Paolo Rumiz è giornalista de “la Repubblica” e “Il Piccolo” di Trieste. Con Feltrinelli ha pubblicato La secessione leggera (2001), Tre uomini in bicicletta (con Francesco Altan; 2002), È Oriente (2003), La leggenda dei monti naviganti (2007), Annibale (2008), L’Italia in seconda classe. Con i disegni di Altan e una Premessa del misterioso 740 (2009), La cotogna di Istanbul (2010, nuova edizione 2015; Audiolibri “Emons-Feltrinelli”, 2011), Il bene ostinato (2011), la riedizione di Maschere per un massacro. Quello che non abbiamo voluto sapere della guerra in Jugoslavia (2011), A piedi (2012), Trans Europa Express (2012), Morimondo (2013), Come cavalli che dormono in piedi (2014), Il Ciclope (2015), Appia (con Riccardo Carnovalini; 2016) e, nella collana digitale Zoom, La Padania (2011), Maledetta Cina (2012), Il cappottone di Antonio Pitacco (2013), Ombre sulla corrente (2014).

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Extra

Dettagli

Marchio: 
FELTRINELLI
Data d’uscita: 
Novembre, 2014
Collana: 
I Narratori
Pagine: 
272
Prezzo: 
18,00€
ISBN: 
9788807031045
Genere: 
Narrativa