Descrizione

Siamo storie, siamo le storie a cui abbiamo appartenuto, siamo le storie che abbiamo ascoltato. E infatti Maggiani ascolta. Ascolta il fiume di voci che si leva nel canto della nazione che avremmo potuto essere e che non siamo, le voci di un popolo rifluito dentro l’immaterialità della memoria. Si insinua nelle pieghe della vita apparentemente ordinaria dei suoi personaggi e racconta. Racconta di una madre e di un padre che si spengono portando con sé, prima nella smemoratezza e poi nella morte, un mondo di certezze molto concrete: la cura delle cose, della casa, dei rapporti parentali. Rammenta la fatica giusta (e ingiusta) di procurarsi il pane e di stare appresso a sogni accesi poco più in là, nella lotta politica, nella piana assolata quando arriva la notizia della morte di Togliatti. 
Racconta, allestendo un maestoso teatro narrativo, della costruzione dell’Arsenale Militare: un cantiere immenso, ribollente, dove accorrono a lavorare ingegneri e manovali, medici e marinai, ergastolani e rivoluzionari, cannonieri e fonditori, inventori e profeti, cuoche e ricamatrici, per spingere avanti destini comuni, avventure comuni, speranze in comune. Racconta di come si diventa grandi e di come si fondano speranze quando le speranze sono finite. Mai si era guardato negli occhi di un padre così a fondo per domandare una sorta di muto perdono, più grande della vita.
Nella mitica contea di Maurizio Maggiani ci siamo tutti, a misurare quanto siamo stati, o meno, “fondatori di nazioni”.

Come facessero non lo so, ma era tutta gente che sognava mentre lavorava, e quello che avrebbero fatto con il loro lavoro era la loro utopia.

 

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Recensioni d'autore

  • 300 mirabili pagine.

  • Affresco di un popolo intero: un frastuono di voci e di volti, polifonico schedario di piccole vite estratte da scatole di documenti.

  • Maggiani si insinua nelle pieghe della vita apparentemente ordinaria dei suoi personaggi e racconta un mondo di certezze: la cura delle cose e dei rapporti parentali.

  • Maggiani ci restituisce un Canto, affabulato e coinvolgente, della sua terra, l'estremo levante ligure, che ci viene restituita in forma di ritratto nazionale e generazionale. La stirpe che si dilegua, tra medici e ospedali, è quella dei padri dalle mani callose. La stirpe da cui proviene la voce di Maggiani è quella dei figli dalle mani delicate, che depongono l'ultimo bacio sulla fronte dei moribondi e partendo da lì intessono la tela dei sentimenti e delle gesta del popolo del Dopoguerra, con pietà , ironia e partecipazione ilare e profonda.

  • Maggiani rammenta la fatica giusta (e ingiusta) di procurarsi il pane e di stare appresso a sogni accesi poco più in là, nella lotta politica, nella piana assolata quando arriva la notizia della morte di Togliatti. Racconta di come si diventa grandi e di come si fondano speranze quando le speranze sono finite. Mai si era guardato negli occhi di un padre cos ì a fondo per domandare una sorta di muto perdono, più grande della vita.

  • Maggiani ascolta. Ascolta il fiume di voci che si leva nel canto della nazione che avremmo potuto essere e che non siamo, le voci di un popolo rifluito dentro l'immaterialità della memoria.

  • Non si intitola un libro Il Romanzo della Nazione (propio così, maiuscole comprese) senza metterci almeno un po' di ironia. Di autoroironia, anche. Qui per fortuna c'è molto di entrambe...

  • Punta all'intimità più profonda...

  • Un'oralità istintiva e musicale avversa a ogni "dettame" letterario si misura con l'utopia del Libro sull'Italia.

  • Il finale è struggente...

  • Un romanzo in primo luogo famigliare, ma pieno di tutto.

  • Un romanzo sincero, come pochi.

  • Storia di un'impresa mancata, un sogno custodito da gente umile e operosa, tenacemente libertaria.

  • Il mito collettivo sognato e mai realizzato.

  • Celebra e rimpiange l'Italia che avrebbe potuto essere e non è stata.

  • Un grande affresco della storia minima più che di quella grande.

  • Quasi trecento pagine, che volano anche perché scritte in modo mirabile. Se si ama, oltre al racconto di fatti, l'arte ammaliante del raccontare, Maurizio Maggiani e questo suo libro, godibilissimo e raffinato per contenuti e forma, sono per noi.

  • Una grande orazione civile su un'Italia che, come disse Garibaldi, non è quella per cui avevamo lottato.

  • Maggiani scriverà altri libri e li leggeremo con lo stesso piacere, ma questo è il romanzo di una vita e della sua vita, dove convergono e si intrecciano tutti i fili della sua narrativa. Ed è la sua utopia...

  • Non un Romanzo ma un Cantare... il Cantare elegiaco della propria stirpe laboriosa, racchiusa nell'arca necessaria e vitale dell'utopia dell'esistenza come sogno.

  • Maggiani rifà la storia della sua famiglia nel momento in cui comincia a morire per raccontare come si fondano le speranze quando sono finite.

Conosci l’autore

Maurizio Maggiani

Maurizio Maggiani (Castelnuovo Magra, La Spezia, 1951) con Feltrinelli ha pubblicato: Vi ho già tutti sognato una volta (1990), Felice alla guerra (1992), màuri màuri (1989, e poi 1996), Il coraggio del pettirosso (1995; premi Viareggio Rèpaci e Campiello 1995), La regina disadorna (1998; premi Alassio e Stresa per la Narrativa 1999), È stata una vertigine (2002; premio letterario Scrivere per amore 2003), Il viaggiatore notturno (2005; premi Ernest Hemingway, Parco della Maiella e Strega), Mi sono perso a Genova. Una guida (2007), il cd con libro Storia della meraviglia. 12 canzoni e 3 monologhi (con Gian Piero Alloisio; 2008), Meccanica celeste (2010), I figli della repubblica. Un’invettiva (2014), Il Romanzo della Nazione (2015; Premio Elsa Morante 2015; Premio Anthia 2016), La zecca e la rosa. Vivario di un naturalista domestico (2016) e, nella collana digitale Zoom, Zafferano (2011).

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Dettagli

Marchio: 
FELTRINELLI
Data d’uscita: 
Agosto, 2015
Collana: 
I Narratori
Pagine: 
304
Prezzo: 
17,00€
ISBN: 
9788807031526
Genere: 
Narrativa