La svolta arriva quarantott’ore dopo l’arresto di Gianpiero Fiorani. Mentre il numero uno della Bpi medita in carcere sulle scelte drammatiche che gli stanno davanti, la Procura di Milano rompe gli indugi e compie l’atto che alza ai massimi livelli l’inchiesta sul malaffare nel sistema bancario italiano. Il nome di Antonio Fazio, governatore della Banca d’Italia, viene iscritto nel registro degli indagati. L’accusa, secondo alcune indiscrezioni, è quella di insider trading. Fazio è incriminato insieme a Fiorani, il pupillo di cui ha voluto, governato e sorvegliato l’ascesa. Che per il Governatore, già sotto inchiesta a Roma, stesse per arrivare anche a Milano il momento della resa dei conti era nell’aria già dalla sera di martedì, quando - in contemporanea con l’arresto di Fiorani - era iniziato a circolare il testo dell’ordinanza di custodia firmata dal giudice preliminare Clementina Forleo. La Forleo aveva accolto la richiesta di arresti spiccata alla fine di novembre contro Fiorani e quattro complici dalla Procura milanese. Ma mentre la Procura aveva - nel testo della sua richiesta - sfumato il ruolo di Bankitalia il più possibile, evitando accuratamente di scrivere anche una sola volta il nome del Governatore, l’ordinanza del gip portava apertamente alla luce le numerose implicazioni di Antonio Fazio raccolte nei sette faldoni di documentazione allegata dai pubblici ministeri alla richiesta di arresto. È Antonio Fazio il ‟rappresentante delle istituzioni” che, secondo la magistratura milanese, invece di vigilare sulla correttezza della banca lodigiana tradiva i risparmiatori piccoli e grandi consentendo a Fiorani di dissanguare le casse dell’istituto e accumulando una colossale ‟cassa nera”, utilizzata per arricchimenti privati ed elemosina politiche. Antonio Fazio è già indagato per abuso d’ufficio dalla Procura di Roma nell’indagine su Antonveneta. Ma è indubbio che lo scenario che il Governatore si trova ad affrontare a Milano è più pesante. Perché a Roma venivano contestate a Fazio le pressioni sull’apparato tecnico di Bankitalia perché dessero il via libera all’Opa che Fiorani si preparava a lanciare su Antonveneta. Mentre a Milano ad essere finito nel mirino è l’intero ruolo di garante dell’ascesa di Fiorani e della sua associazione a delinquere. Ora l’imputazione di insider trading lo colloca in un ruolo chiave: perché, a partire dagli enormi arricchimenti fatti conoscendo in anticipo l’Opa che Barilla si preparava a lanciare su Kamps, è proprio grazie alle operazioni di insider che Fiorani e i suoi complici avviavano il volano dei loro arricchimenti. Intanto, nella trama che da Lodi conduce a Via Nazionale spunta un’ulteriore pista. Non ci sono solo Fazio e famiglia tra i destinatari dei regali natalizi di Gianpiero Fiorani su cui ora indaca anche la Bce. Repubblica è infatti riuscita a recuperare l’intero documento estratto dal computer del banchiere di Lodi in una perquisizione: ci sono tutto il vertice e i funzionari, in totale una cinquantina di persone. I regali venivano "dosati" a seconda del grado e della funzione ricoperta. La lunga lista comincia dai componenti del direttorio: il direttore generale Vincenzo Desario e il vice direttore Antonio Finocchiaro e l’altro vice direttore Pierluigi Ciocca. I regali risalgono al 2003, ma non si può escludere che possano essere stati restituiti o destinati in beneficienza.

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