Il turbine dell’oro: arricchimento e mercificazione

Il processo di de-industrializzazione che si è affermato in Occidente a partire dalla seconda metà degli anni Settanta ha modificato in profondità la fisionomia della società. Dal punto di vista economico abbiamo assistito a una massiccia finanziarizzazione e a una nuova ondata di rivoluzione tecnologica.

Secondo Boltanski ed Esquerre vi è un altro cambiamento, forse più difficile da rintracciare e indagare ma altrettanto profondo. Riguarda un altro aspetto dei processi di accumulazione. Nelle società post-industriali dell’Occidente si è affermata una “economia dell’arricchimento” che ha coinvolto, come mai prima di allora, settori che trovano la loro ragion d’essere nello sfruttamento della stessa risorsa: il passato. È il caso della cultura, dell’arte, dei beni di lusso, del turismo. Ma è anche il caso del mondo dei “beni immateriali” basati su marchi di prestigio, che rappresentano essi stessi una merce, o di tradizioni locali che un acuto storytelling è in grado di trasformare in un volano di sviluppo in territori più o meno “periferici” o “semi-periferici” dell’economia-mondo.

Si sono così create nicchie di commercio e processi di mercificazione destinate a segmenti particolari della società: isole economiche per ricchi e super-ricchi. È un altro sintomo del ri-orientamento delle società occidentali verso nuove forme di esclusione? È questo che suggerisce la polarizzazione tra beni di consumo per il grande pubblico e beni che pretendono di distinguersi per sfuggire alla standardizzazione propria della produzione su vasta scala?

Questo processo di accumulazione e di mercificazione può offrire diverse chiavi di lettura circa le direzioni di evoluzione del capitalismo e circa le fratture e tensioni che attraversano la nostra società, parlando di opportunità ma anche del rischio di nuove disuguaglianze e polarizzazioni sociali.

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