Descrizione

La civetta cieca, scritto nel 1930, pubblicato prima in Francia e poi in Italia, da Feltrinelli, nel 1960, venne salutato come un’opera rivelazione. André Rousseaux, sul ‟Figaro Litteraire” non esitò a dire che quest’opera poneva Hedayát tra ‟gli autori più rappresentativi della nostra epoca”. Paragonato ad Aurélia di Nerval, a La nausea di Sartre, ma soprattutto alle opere di Kafka, La civetta cieca ha ormai acquisito la dimensione del classico: è un romanzo ‟kafkiano” che chiede vanamente risposte che nessuno può dare: ‟né il cielo deserto, né la terra resa muta da coloro che sono privi di ideali”(Pasteur Vallery-Radot). La forza poetica del narratore fa entrare nella vicenda disperata del vecchio e della fanciulla, dell’uomo prigioniero, dei fiori del convolvolo e della mandragola, dell’incarnazione del passato e della terribile realtà della morte un torrente di fantasia e di poesia. Le allucinazioni del romanzo sono state spiegate dai suoi critici come conseguenza dell’intossicazione da oppio, (‟Fumai tutta la mia riserva… e mi librai lieve alla ricerca dei miei pensieri), di cui Hedayát fece uso continuo e disperato, almeno fino al suo incontro con la cultura indiana. Ma, certamente, leggendo le opere di Hedayát, si coglie anche il fascino della discendenza dai grandi scrittori persiani che fecero, mille anni fa, della Persia la terra dei poeti. Assieme a La civetta cieca ripubblichiamo anche la raccolta di racconti Tre gocce di sangue (Feltrinelli 1979). Sono i sette racconti più significativi di questo autore, in cui si dispiega maggiormente il connubio tra l’indiscutibile eredità delle tradizioni orientali e gli autori europei degli anni trenta e quaranta, da lui scoperti a Parigi. In più i personaggi di Hedayát risultano emblematici e l’uso dell’oppio, elemento ricorrente in molti racconti, diventa un ponte rituale per introdurre il lettore in una sfera in cui trionfa l’infinito mistero dell’esistenza.

Conosci l’autore

Sadégh Hedayát

Sadégh Hedayát, nato a Teheran nel 1903, completò i suoi studi a Parigi, dove aveva anche avuto inizio la sua carriera letteraria. Tornò in patria nel 1930, ma non resistette a lungo a fronte del conformismo dei connazionali e alla censura del regime poliziesco di Reza Chah. Si trasferì in India, di cui fatalmente subì il fascino, trovando anche, sotto l’influsso del misticismo indù, la forza di reagire alla sua dipendenza da oppio. Deciso a vivere in patria, tornò a Teheran, con l’intenzione di introdurre e difendere l’arte del suo tempo. In questo periodo tradusse mirabilmente opere di Kafka, Sartre e Schnitzler. Collaborò a numerose riviste letterarie e si occupò della cultura persiana antica da un punto di vista antropologico e linguistico. Nel 1950 lasciò la patria per Parigi, dove morì suicida nel 1951, mentre il regime feudale imposto dalla famiglia Pahlevi combatteva spietatamente ogni tentativo di introdurre in Iran una cultura moderna e innovatrice. Con Feltrinelli è uscita la “Cometa” La civetta cieca. Tre gocce di sangue (2006).

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Extra

Dettagli

Marchio: 
FELTRINELLI
Data d’uscita: 
Marzo, 2006
Collana: 
Le Comete
Pagine: 
222
Prezzo: 
25,00€
ISBN: 
9788807530173
Genere: 
Narrativa 
Contributi: 
Bijan Zarmandili