La siepe resiste ancora. Il buio no. Sconfitto dalla luce che ha scaldato l’ascesa di Obama. Così oggi c’è Torbellamonaca, periferia romana, bus di linea: ‟Vattene da qui, sporca negra”, rivolto soltanto due giorni fa da due ragazze a una nigeriana che le aveva invitate a non fumare nel mezzo pubblico. Cinquant’anni fa il Sud segregazionista dell’Alabama, con i neri che, sempre sul bus, erano obbligati a lasciare il posto ai bianchi. Due mondi lontani, allacciati però in questi giorni dal filo di una sfida coraggiosa rilanciata dalle pagine di un libro-culto, Il buio oltre la siepe, che gli Usa del primo presidente di colore fanno rimbalzare come un moderno Vangelo antirazzista a Roma. Città preda negli ultimi mesi della spirale dell’intolleranza e dell’omofobia.
Il romanzo Pulitzer nel ‘61 della scrittrice "invisibile" Harper Lee, oggi 83 anni, prepara così un ritorno in grande stile nella capitale. Sospinto dal "Big Read", l’iniziativa dell’ente governativo statunitense responsabile della promozione e delle arti, il National Endowment for the Arts, che per la prima volta stanzia fondi per l’attuazione del programma fuori dagli States. Il libro, va da sé, non è certo mai sparito dalle nostre librerie: il film omonimo che ha ispirato, con l’indimenticabile Gregory Peck vincitore di un Oscar, gli garantisce una rendita duratura anche nella memoria degli europei. Ma stavolta la John Cabot University, l’ateneo statunitense di Roma, promuove il Big Read con l’obiettivo di coinvolgere oltre diecimila romani nella lettura di uno dei classici della letteratura d’Oltreoceano, celebrato da prestigiose giurie Usa come "il romanzo del secolo", ineguagliato manifesto americano dell’antirazzismo.
Libro di testo nel settanta per cento delle scuole statunitensi, oltre trenta milioni di copie vendute, per 88 settimane tra i bestseller del New York Times, tradotto in quaranta lingue, To kill a Mockingbird (è il titolo originale: uccidere un tordo beffeggiatore, volatile diffuso negli Usa, simile all’usignolo), il romanzo della Lee, invisibile perché sfuggente come Salinger ma premiata da Bush jr con la Medaglia della Libertà, è stato nel 2001 già adottato e "consigliato alla città" dal sindaco della obamiama Chicago. Anche nella metropoli del lago Michigan partì una vera e propria "campagna di lettura", un po’ come si appresta a fare a Roma la John Cabot. ‟Uno scambio culturale senza precedenti”, dicono nell’ateneo fondato nel 1972, con l’iscrizione latina "Explorando excello" nel simbolo, pronti a coinvolgere licei, università, professori, studenti e chiunque abbia voglia di farsi travolgere dalla lettura o dalle rilettura delle pagine che raccontano la storia di un giovane nero accusato falsamente dello stupro di una donna bianca, dell’avvocato progressista Atticus Finch – Peck nel film – che riesce inutilmente a dimostrarne l’innocenza, dei figli di quest’ultimo, del loro amichetto Dill (ispirato alla figura di Truman Capote, cresciuto vicino alla Lee) e del salvatore Boo, l’uomo misterioso che vive nella villa oltre la siepe e che esce soltanto per salvare i due ragazzi dall’aggressione vendicativa del padre della giovane donna, il vero stupratore.
‟La scelta del libro incoraggia la discussione del razzismo e della xenofobia nell’Italia di oggi”, dice Carlos Dews, capo della facoltà di Lingua e Letteratura inglese dell’università Usa, ‟e permette ai lettori della penisola di interpretare la loro esperienza attraverso le lenti della lotta statunitense al razzismo”. E quindi via a corsi di formazione gratuiti per professori romani che leggeranno il libro nelle loro classi. Per promuovere poi decine di gruppi di lettura del testo in città. Fino a spedire, come agenti in missione di Obama, gli studenti dell’ateneo a tenere workshop nei licei della capitale. Per sfrondare quel che resta della siepe.

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