Quando morì Efestione, compagno amatissimo, Alessandro perse letteralmente la testa: "Non essendo in grado di controllare il dolore - racconta Plutarco - Alessandro fece tagliare la criniera a tutti i cavalli e i muli, abbatté i merli dei muri delle città vicine, crocifisse il medico (che aveva curato Efestione), non permise che nel campo si sentisse musica di flauti...". Ma nulla leniva il dolore, e allora "ricorse alla guerra, come se andasse a caccia di uomini sottomise le tribù dei Cossei e fece uccidere tutti i giovani in età di combattere...". Anche chi conosceva da sempre Alessandro fu colpito da questi eccessi. Certamente, Efestione era un amico speciale. Cresciuto con lui, lo aveva seguito in tutte le sue avventure, e Alessandro lo amava come nessun altro. L’unico che poteva competere con lui, nel cuore del condottiero macedone, era Cratero: cosa, questa, che a Efestione non piaceva affatto, come non piaceva a Cratero. Racconta Plutarco che più volte i due erano venuti alle mani, e che un giorno Alessandro, per placare la loro reciproca gelosia, giurò loro su Ammone e sugli altri dei di avere più affetto per loro che per qualunque altro uomo. Erano amanti di Alessandro, sia l’uno sia l’altro? Lo erano stati ambedue, in momenti diversi? Difficile dirlo, ma poco importa. Quel che pare incredibile è che, di fronte alla storia di un personaggio come Alessandro, attorno al film di Oliver Stone (ancor prima che sia uscito), nascano polemiche su un argomento come i suoi eventuali rapporti con altri uomini. Un gruppo di avvocati greci, addirittura (la notizia è stata riportata dalla stampa internazionale) minaccia di citare il regista per aver adombrato una simile ipotesi. A dir la verità, la questione è semplicemente risibile. Che la vita sessuale di Alessandro non si sia limitata agli amori che oggi definiamo eterosessuali (una parola allora inesistente, e un concetto allora incomprensibile) è assolutamente ovvio. Per i greci - e Alessandro era imbevuto di cultura greca - i rapporti tra uomini erano assolutamente normali. L’etica sessuale greca identificava la virilità con l’assunzione del ruolo attivo nel rapporto sessuale. A un uomo, dunque, era consentito avere rapporti sessuali sia con le donne sia con gli uomini, purché, in quest’ultimo caso, si riservasse il ruolo di partner attivo. Partner passivi dovevano essere (quantomeno, teoricamente) solo gli adolescenti. I ragazzi giovani, infatti, erano equiparati alle donne sotto molti punti di vista: come le donne non avevano la piena capacità di ragionare, e dunque, come le donne, erano sottoposti a tutela; come le donne, non erano (non erano ancora, nel loro caso) sessualmente attivi, e quindi, sino quando non raggiungevano la maturità, potevano avere un amante adulto. Questo, il quadro nel quale collocare i rapporti di Alessandro con Efestione, Cratero e altri compagni: un quadro che, ovviamente, non esclude affatto che Alessandro avesse rapporti con le donne. Li ebbe, spesso e volentieri, turbolenti, a volte tempestosi, come del resto rientrava nel carattere del personaggio. La passionalità e le intemperanze di colui che avrebbe conquistato il mondo e dominato su un impero sterminato si erano manifestate, infatti, sin dalla più giovane età. Nato e cresciuto in un ambiente familiare a dir poco problematico, Alessandro si era scontrato più volte, anche violentemente, con il padre Filippo. Quest’ultimo, sensibilissimo al fascino femminile, nel corso della sua vita si era sposato ben sette volte, dando a tre delle sue mogli il titolo di regina: tra queste, Olimpiade, madre di Alessandro. Ma poi si era innamorato di una giovanissima macedone chiamata Cleopatra, e quando l’aveva sposata Alessandro si era prodotto in una scena d’ira indimenticata. Quando era stato augurato agli sposi di avere prole legittima, Alessandro, scagliando a terra una coppa, aveva urlato a squarciagola: "Forse che io, Alessandro, non sono figlio legittimo?". Filippo, altrettanto furente, aveva estratto la spada e solo per miracolo (essendo troppo ubriaco) non aveva ucciso il figlio. La nuova regina, comunque, aveva avuto vita breve: Olimpiade la aveva fatta assassinare. Una famiglia a dir poco complicata. Ma Alessandro, dicono le fonti, univa all’iracondia e all’intemperanza altre qualità, che contrastavano le tendenze negative: esercitava un grande autocontrollo sui piaceri del corpo, così da non soggiacere mai alle passioni; si sforzava di temperare l’impetuosità con la ragione; aveva un desiderio infinito di cultura e un desiderio e insaziabile di conoscenza. Sotto quest’ultimo profilo, bisogna dire, era a dir poco privilegiato: per sovrintendere alla sua istruzione, Filippo aveva chiamato alla corte di Pella niente di meno che Aristotele. Ma i tratti più caratteristici della personalità di Alessandro erano un incontrollabile desiderio di potere e una visione politica di incredibile lungimiranza, della quale diede prova non appena divenne re, nel 336, alla morte del padre. La Macedonia, allora, aveva già conquistato la Grecia. Filippo aveva a suo tempo riorganizzato l’esercito, fornendolo tra l’altro di un’arma invincibile, la famosa "falange macedone", un fitto muro di uomini armati con lunghe lance (sarisse). In breve tempo, i macedoni avevano sottomesso la penisola balcanica, si erano appropriati delle miniere d’oro della Tracia, e nel 338 a.C. avevano sconfitto ateniesi e tebani, alleati contro il comune nemico. Alessandro, giovanissimo, aveva comandato la cavalleria nella battaglia di Cheronea, divenuta leggendaria per l’eroismo dimostrato del famoso battaglione sacro dei tebani. Composto da centocinquanta coppie di amanti, che combattevano fianco a fianco, per dimostrare ciascuno all’altro di meritare il suo amore, il battaglione sino a quel momento era stato invincibile. Alessandro lo annientò, dando prova sin da allora, delle sue qualità militari e del suo fascino di capo: all’abilità di stratega, infatti, egli univa la capacità di trascinare i soldati, combattendo dinanzi a loro, in prima fila, sopportando ogni disagio e ogni sofferenza. Questo l’uomo che, nel 334, parti dalla Grecia per l’Oriente, a capo di un piccolo ma efficientissimo esercito, composto di trentamila soldati e cinquemila cavalieri. In parte costituito da greci, l’esercito era comandato da generali macedoni e accompagnato da scienziati, cartografi, medici, storici, filosofi, e uomini di cultura, che dovevano testimoniare di un’impresa che voleva essere anche culturale, e di un progetto politico di tale vastità da sembrare irrealizzabile. Ma Alessandro lo realizzò. Superando frontiere sconosciute, sottomise popoli, distrusse città, altre ne fondò. In undici anni (morì a soli 33 anni, senza più tornare in patria) le sue imprese cambiarono il corso della storia. Nel 333, un anno dopo la partenza, Alessandro compì un atto passato alla leggenda: si diceva che chi fosse riuscito a sciogliere il nodo che legava il giogo al timone del carro del mitico Gordio avrebbe dominato l’Asia. Alessandro non sciolse il nodo, lo tagliò. E conquistò l’Asia, sconfiggendo Dario, il re dei re. L’impero persiano era finito. E fu proprio allora, in quella circostanza, che Alessandro diede prova della qualità che le fonti chiamano "megalopsychia" (grandezza d’animo): il suo obiettivo non era solo la conquista di territori sempre più lontani, era la costruzione di un Impero universale, realizzato grazie alla fusione di conquistatori e vinti. I persiani non dovevano sottostare a un dominio straniero, dovevano diventare parte della nuova entità politica. A questo scopo, per cominciare, istruì non solo all’uso delle armi, ma alla lingua e alla cultura greca trentamila giovani persiani, destinati a essere il nucleo del nuovo popolo. Ma i legami culturali non bastavano, Alessandro voleva fondere le stirpi, creare legami di sangue tra greci e persiani. Per incoraggiare i matrimoni misti sposò Statira, figlia di Dario e Parisatide, e diede in moglie ai suoi amici (fra cui Efestione) le migliori ragazze persiane. Il suo vero amore, in campo femminile, fu però Roxane, considerata la donna più bella d’Asia, che Alessandro sposò e dalla quale ebbe un figlio. Ma Roxane era così gelosa di Statira, che dopo la morte di Alessandro fece uccidere la rivale. Fu intensa, insomma, la vita sentimentale di Alessandro, furono complessi i suoi rapporti, sia con le donne sia con gli uomini. Ma i veri problemi posti dal personaggio ai suoi storiografi non sono certo questi. Sono ben altri. Cosa accadde al conquistatore del mondo negli ultimi tempi della sua breve vita, e soprattutto come morì? Con l’andar del tempo, circondato da adorazione e adulazione perenne, Alessandro aveva sviluppato molti difetti e una forte tendenza ad assumere atteggiamenti da sovrano assoluto e dispotico: dai suoi generali, ad esempio, pretendeva la proskynesis, l’atto di prostrarsi al suolo che i persiani facevano dinanzi al loro re. Tra le file dei suoi cresceva il malcontento. Vi furono congiure duramente represse, vi furono condanne a morte (fra cui quella del suo generale Parmenione). In questo contesto, nel 323, Alessandro morì a Babilonia, dopo una brevissima malattia, il cui decorso è narrato nel diario di corte riferito da Plutarco. Il male cominciò a manifestarsi con una leggera febbre, che nei giorni successivi divenne sempre più alta. A dieci giorni dai primi segni di malessere, il grande Alessandro morì. Al momento, dice Plutarco, nessuno ebbe sospetto di avvelenamento, ma sei anni dopo Olimpiade fece mettere a morte molte persone con questa accusa. Alcuni, aggiunge Plutarco, dicono che fu Aristotele a consigliare questa azione ad Antipatro, e che egli stesso procurò il veleno. Un vero giallo, al termine di una storia ove si intrecciano la leggenda e la vita reale di un uomo che ha cambiato la storia.
Eva Cantarella

Eva Cantarella

Eva Cantarella ha insegnato Diritto romano e Diritto greco all’Università di Milano ed è global visiting professor alla New York University Law School. Tra le sue opere ricordiamo: Norma e sanzione in Omero. Contributo alla protostoria del diritto greco (Milano, 1979), Secondo natura. La bisessualità nel mondo antico (Milano, 1987; 2006; In Ue Feltrinelli, con nuova prefazione dell'autrice, 2016), I supplizi capitali. Origine e funzioni delle pene di morte in Grecia e a Roma (Milano, 1991; 2005), Il ritorno della vendetta. Pena di morte: giustizia o assassinio? (Milano, 2007), I comandamenti. Non commettere adulterio (con Paolo Ricca; Bologna, 2010), “Sopporta, cuore...”. La scelta di Ulisse (Roma-Bari, 2010). Per Feltrinelli ha pubblicato Passato prossimo. Donne romane da Tacita a Sulpicia (1996), Itaca. Eroi, donne, potere tra vendetta e diritto (2002, premi Bagutta e Forte Village), L’amore è un dio. Il sesso e la polis (2007, premio Città di Padova per la saggistica; “Audiolibri-Emons Feltrinelli”, 2011), Dammi mille baci. Veri uomini e vere donne nell’antica Roma (2009), L’ambiguo malanno. Condizione e immagine della donna nell’antichità greca e romana (2010), l’edizione rivista de I supplizi capitali (2011), Pompei è viva (con Luciana Jacobelli; 2013), Perfino Catone scriveva ricette. I greci, i romani e noi (2014), Non sei più mio padre. Il conflitto tra genitori e figli nel mondo antico (2015), L'importante è vincere. Da Olimpia a Rio de Janeiro (con Ettore Miraglia; 2016), Come uccidere il padre. I problemi della famiglia dai romani a noi (2017) e ha tradotto Le canzoni di Bilitis (2010) di Pierre Louÿs. Nella collana digitale Zoom è uscito L’aspide di Cleopatra (2012).

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