Anfitrione

Testo originale a fronte

di Plauto Tito Maccio

“‘L’ho provato o no che non sei Sosia?’

‘Dici che non lo sono?’

‘Ma certo, se sono io!’”


Tra le commedie di Plauto, Anfitrione occupa un posto singolare: è l’unica che deriva il suo intreccio non da vicende di cittadini comuni, ma dal mito. Protagonisti sono Giove e Mercurio, scesi dall’Olimpo per farsi beffe degli uomini: il dio supremo assume le sembianze del generale tebano Anfitrione per sedurne la moglie, Alcmena; Mercurio, a sua volta, si trasforma nel servo Sosia per tenere lontani sospetti e intrusioni. Ma quando il vero Anfitrione rientra dalla guerra, la situazione precipita in un incastro irresistibile di paradossi, equivoci e sdoppiamenti.

Plauto spinge la commedia latina a un livello di libertà inventiva straordinario, grazie a travestimenti e ambiguità che, con la risata sulle labbra, portano sulla scena il confine sottilissimo tra umano e divino, normalità e assurdità. Per la sagacia dei dialoghi e la vivacità dei personaggi, Anfitrione è stato un modello d’ispirazione per molti commediografi occidentali, da Molière a Kleist a Giraudoux, e si è affermato come capolavoro teatrale assoluto.


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