Podcast: “Le stanze del male” di Piergiorgio Pulixi
La serie: Piergiorgio Pulixi, autore di romanzi noir, indaga le diverse sfaccettature del male attraverso le parole di chi, per destino o per mestiere, deve farci i conti tutti i...
Enea Vasari era un poliziotto esemplare con un’attitudine da crociato, prima che il suo agente più giovane restasse ucciso per mano di Bartolomeo Taurasi detto ’O Pacciu, il boss ’ndranghetista a cui aveva dichiarato guerra. Da allora Enea è un’ombra: marito assente, padre fantasma, uomo ossessionato dal desiderio di vendetta. L’occasione gli si presenta qualche anno dopo sotto forma di un’inchiesta senza precedenti: nere e lucenti come pietre vulcaniche, prive di uscite, fotocamere o rilevatori, le chiamano carbon unit e sono impossibili da intercettare. Attraverso questi smartphone criptati viaggiano i messaggi di terroristi, killer, sfruttatori e trafficanti di ogni angolo del pianeta. Un universo parallelo, in cui le comunicazioni criminali scorrono senza poter essere rintracciate. Un universo parallelo a cui attinge anche l’organizzazione di ’O Pacciu. La task force organizzata per sgominare la rete è diretta dal vicequestore Emanuele Consoli, antico custode delle vecchie maniere, e può contare sull’eccentrico talento dell’ingegnere informatico Viola Vladivostock. Oltre che sull’operatività di Vasari, certo. Tra labirinti digitali, schermaglie e giochi di ombre, la caccia virtuale e fisica ha inizio. Il vicequestore vuole bucare la rete e intitolarsi il successo dell’operazione, l’uomo assetato di vendetta ha in testa solo ’O Pacciu, Viola non è chi dice di essere. E quando la ’ndrina di Taurasi, in affari con i colombiani di Chino Zalayeta, rapisce il figlio di Enea, tutto precipita. Per salvarlo il poliziotto dovrà calarsi nella tana del nemico, rischiando la vita e ciò che resta della sua umanità.
Attingendo a un vasto serbatoio di esperienze investigative, Lorenzo Savastano precipita la clamorosa inchiesta sulle carbon unit in un romanzo che narra l’epopea dei canali segreti del crimine all’epoca della grande accelerazione tecnologica, e riavvolge il bandolo di una matassa globale sugli snodi più oscuri del nostro Paese.
“La dottrina di Enea era quella dei monaci trappisti: solo uno sbirro può parlare con uno sbirro. Un laico può aiutarti a decriptare l’involucro digitale che protegge una comunicazione, ma non potrà mai leggere oltre il silenzio incrostato sulle parole di un mafioso.”