Podcast: “Le stanze del male” di Piergiorgio Pulixi
La serie: Piergiorgio Pulixi, autore di romanzi noir, indaga le diverse sfaccettature del male attraverso le parole di chi, per destino o per mestiere, deve farci i conti tutti i...
di Suad Amiry
“Mentre per un popolo la diaspora finiva per l’altro cominciava.”
Di cosa è fatta la bellezza di una casa, se non della vita di chi la abita? Ma quando accade che un intero popolo si trovi all’improvviso espropriato delle sue dimore, la domanda amara che passa di bocca in bocca è soltanto una: cosa succede a quella bellezza? Dove va a finire l’anima di chi in quelle case, in quei palazzi, in quei giardini ha pianto e ha gioito per generazioni? Questa storia ha inizio nel 1948, quando gli inglesi, abbandonando la Palestina, lasciarono due popoli in lotta: l’uno con tutto, l’altro con niente. Suad Amiry, palestinese, racconta quella ferita insanabile, la perdita dei muri con dentro la memoria, i gesti, gli affetti. Muri a cui oggi, ai vecchi proprietari, è addirittura proibito avvicinarsi: gliene è preclusa la vista, il ricordo.
Nelle pagine del libro risuona la voce di dolore che il popolo palestinese alza da ormai sessant’anni: con profonda grazia e un tocco di humour, Amiry dà la parola a chi si è visto strappato fuori di casa da una burocrazia ottusa e da una pretesa violenta, e ci porta nel cuore più vivo, intimo e domestico che muove i conflitti del nostro presente.
Suad Amiry (1951) è un’architetta palestinese, fondatrice e direttrice del Riwaq Center for Architectural Conservation a Ramallah. Cresciuta tra Amman, Damasco, Beirut e Il Cairo, ha studiato architettura all’American University …