Descrizione

Per regolare i conflitti tutte le società, comunque siano organizzate, sono obbligate a distinguere tra gruppi (con opinioni e interessi divergenti) e procedure istituzionali e giuridiche. La regolamentazione tende, nel migliore dei casi, alla ricerca di un'utopica unanimità di valori morali universali e, nel peggiore, alla riduzione al silenzio di una delle parti. Ma la natura umana non si lascia facilmente imbrigliare dalle regole. La giustizia dovrebbe essere un mezzo per consentire la coesistenza nella società civile di ruoli e funzioni sociali diversi, con obblighi e virtù particolari, senza che si cerchi a tutti i costi la sostanziale armonia e senza l'artificiosa ricerca del terreno comune. Sul filo di questo ragionamento, Hampshire propone una tesi provocatoria: la giustizia e la democrazia non si nutrono soltanto di mediazione, ma di una continua tensione generata dal confronto e dal conflitto. Accettando questa consapevolezza è possibile aprire la strada a compromessi temporanei tra visioni incompatibili di una migliore maniera di vivere.

Conosci l’autore

Stuart Hampshire

Stuart Hampshire (1914-2004), docente di filosofia all’Università di Londra dal 1960 al 1963 e all’Università di Princeton dal 1963 al 1970, nel 1970 divenne rettore del Wadham College. Aperto alla psicanalisi e avverso al comportamentismo, sostenne la necessità di distinguere comportamento e azione poiché questa è caratterizzata prettamente dall’intenzionalità. È stato uno degli esponenti più prestigiosi della filosofia analitica contemporanea. Con Feltrinelli è uscito Non c’è giustizia senza conflitto (2001).

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Extra

Dettagli

Marchio: 
FELTRINELLI
Data d’uscita: 
Aprile, 2001
Collana: 
Elementi
Pagine: 
80
Prezzo: 
10,33€
ISBN: 
9788807470349