È impossibile distruggere totalmente gli uomini, perché restano le loro parole.
Nath, sopravvissuto al genocidio cambogiano.

“Un quarto della popolazione cambogiana è scomparso in quegli anni, morto di fame, ucciso dalle malattie o assassinato dai fanatici compagni di Pol Pot. Rithy Panh è uno dei sopravvissuti. L’eliminazione è la scottante autobiografia di quei giorni terribili.” 
Wall Street Journal

Due uomini a confronto. Rithy Panh, regista scampato al genocidio dei Khmer rossi, e il boia Duch, pezzo grosso del regime di Pol Pot, capo del centro di tortura e sterminio S21. Partendo dal suo lavoro di documentarista impegnato a cercare la verità e conservare la memoria, Rithy Panh racconta questo incontro allo scrittore Christophe Bataille, coautore del libro. Figlio di un funzionario del ministero dell’Educazione del vecchio regime, dunque “popolo nuovo” (da rieducare e perseguitare) secondo la sinistra denominazione della Kampuchea democratica, Rithy Panh ha vissuto la deportazione, la malattia, gli stenti. Nel giro di pochi mesi ha visto morire di fame suo padre, i suoi nipotini, e poi, man mano, tutta la sua famiglia, sterminata silenziosamente insieme a milioni di altri cambogiani. Il racconto della sua infanzia, della sua preadolescenza, è la materia di questo libro straordinario e prezioso per il valore di testimonianza, che lo pone al livello delle opere di Primo Levi e Claude Lanzmann, e per lo stile, ormai riconosciuto anche grazie ai premi ricevuti come cineasta a Cannes. Stile asciutto ed emozionante, rigoroso come il suo manifesto poetico: “Grazie al cinema, la verità salta fuori: il montaggio sconfigge la menzogna”. Menzogna sempre in agguato fra negazionismi, complicità (è notizia di questi giorni la morte di Ieng Sary, in attesa di giudizio, quindi impunito), errori e imbarazzi dell’Occidente. L’eliminazione è dunque un libro di storia, è un libro di formazione, è un libro di indagine sull’uomo torturatore e sull’uomo sopravvissuto, ed è anche un libro di “avventura”. L’avventura di un ragazzino che ce la fa e che racconta, dolorosamente ma senza risparmiarsi: è nostro dovere ascoltarlo e imparare.

Dal 29 gennaio in libreria, L'eliminazione, di Rithy Panh e Christophe Bataille.

 

Chi è Rithy Panh
Rithy Panh nasce nel 1964 a Phnom Penh, in Cambogia. Nel 1975 è imprigionato nei campi di riabilitazione dei Khmer rossi. Nel 1979, caduto il regime, appena quindicenne riesce a fuggire in Thailandia e l’anno dopo a Grenoble. Successivamente si trasferisce a Parigi, dove nel 1985 si iscrive all’Institut des Hautes Études Cinématographiques (Idhec). Firma il suo primo documentario nel 1989, Site II. Da allora Rithy Panh non ha smesso di lavorare contro l’oblio del suo paese, mostrando la tragedia cambogiana e le sue conseguenze (tra il 1975 e il 1978 il regime di Pol Pot ha fatto più di due milioni di morti). Tra i suoi documentari si ricordano S21. La macchina di morte dei Khmer rossi (Feltrinelli Real Cinema 2007) e The Missing Picture, con cui ha vinto il premio della sezione “Un Certain Regard” al Festival di Cannes nel 2013.

 

di Rithy Panh in DVD nel catalogo Feltrinelli, S21. La macchina di morte dei Khmer Rossi
Non tutti hanno voglia di ricordare cosa successe in Cambogia tra il '75 e il '79 durante il regime comunista di Pol Pot. L'inizio di S-21 La macchina di morte dei Khmer Rossi ce lo fa capire in una manciata di secondi: due milioni di morti, su sei milioni di abitanti. Bastava portare gli occhiali o conoscere una lingua straniera per finire in carcere ed essere torturato e ammazzato.
Rithy Panh, regista del documentario e sopravvissuto al genocidio e alla detenzione, torna tra le mura di quello che fu il più grande centro di prigionia durante il regime dei Khmer rossi.
I sopravvissuti, tre su diciassettemila, e le loro guardie, all'epoca ragazzini tra i quattordici e i vent'anni che si trovarono a incarcerare, torturare e uccidere le loro famiglie, per la prima volta si ritrovano. Ricordano e ci mostrano com'era la non-vita nel centro. Le domande del regista, vere domande che vogliono capire e mai giudicare, ci guidano in questo viaggio della memoria negata per cercare di dare voce a quello che è stato un vero e proprio genocidio mai venuto alla luce.
Un film che non si deve esitare a definire capolavoro, premiato e distribuito in tutto il mondo, che è anche una riflessione altissima sul tema dello sterminio, marchio d'infamia del secolo ventesimo, un documento da tenere assieme ai grandi libri di Primo Levi, Hannah Arendt, Raul Hillberg.
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