“Non hai mai pensato di scrivere? Tu parli in poesia lo sai?”
“A noi fate innamorate fiorisce la voce”
Il più grande poeta della sua generazione, senza che abbia mai scritto un verso. Così lo definisce Roberto Bolaño, consacrando la cifra poetica della prosa di Pedro Lemebel, autore che occupa un posto centrale nel canone letterario della letteratura latino-americana contemporanea ma partendo dai margini.
Nato in uno dei quartieri più periferici e popolari di Santiago del Cile negli anni Cinquanta, Lemebel è scrittore, artista, esponente e attivista della comunità queer cilena, icona della resistenza contro il conformismo e la dittatura di Pinochet. La sua figura è una matrioska di tutte quelle minoranze che vivono al limitare della società, invisibili e inascoltate, e che trovano parola nella sua voce, così come uno spazio politico e culturale da rivendicare.
Dalla penna di scrittore nasce nel 2001 Ho paura, torero, il suo primo e unico romanzo, che rifiorisce ora ne “I Grammatici”.
È la primavera cilena dell’86. In una “Santiago di mezza tacca”, che si spulcia tra la disoccupazione e il quarto di zucchero preso a credito all’emporio, sipario di proteste, mobilitazioni sindacali e marce studentesche disperse con i cannoni ad acqua che non lavano via dai muri i colori vibranti degli slogan di libertà – in queste strade, all’incrocio con la Storia, vive la Fata dell’angolo.
La Fata è una creatura mitica. Con la grazia di colorata mariposa, cambia veste e identità in un battito d’ali, fluisce dal maschile al femminile senza mai trovar posa e vive la sua casa come “forse il suo unico amore, l’unico spazio tutto per sé mai avuto in vita sua”, popolando ogni angolo di ventagli, intrecci di nontiscordardimé, scialli di seta, tovaglie ricamate di uccellini e angioletti. In quest’atmosfera di sogno, la realtà entra ed esce trasfigurata come l’eco di una delle canzoni alla radio che si diffonde dalla finestra spalancata con le use note dolceamare.
“Ho paura torero, ho paura che stasera il tuo sorriso svanisca”.
Carlos è il nome con cui si presenta il ragazzo che fa battere il cuore della Fata e che lei accoglie nel suo nido per aiutarlo a nascondere certi libri misteriosi. In realtà Carlos non si chiama così. È un militante del Fronte patriottico che si riunisce clandestinamente nella sua soffitta con i compagni di lotta, spacciandosi per giovani universitari. Una mezza verità che la Fata accoglie con gli occhi offuscati dall’amore, “l’amore di un cuore avvezzo alle passioni impossibili”.
“Sono solo libri, libri censurati, le aveva detto, con quella bocca di giglio bagnato. Con quel tono così macho che non riuscì a dirgli di no (...). Perché farla lunga, insomma, se le aveva detto di chiamarsi Carlos qualcosa, di studiare non so che, in non so quale università, e le aveva mostrato un documento che lei neanche guardò, catturata dalla sfumatura violacea di quegli occhi”.
Sgargiante e camaleontica, la lingua di Lemebel si traveste e si trasforma, cambia pelle, rivendica il diritto alla diversità come l’anelito più profondo che muove la storia e i suoi personaggi. Alla Storia e ai suoi comunicati strillati dalla radio permanente, si intreccia il ritmo dolce e malinconico delle canzoni che la Fata canta a squarciagola, con cui l’autore punteggia la prosa, restituendo l’incanto di suoni e immagini intessuti di poesia.
«L’unico spazio che ha il testo per durare è quello emozionale, se non trasmette emozioni è destinato a spegnersi», amava dire Tondelli ed è così che la scrittura di Lemebel continua a vivere. Così l’emozione si fa strumento d’indagine, comprensione e trasfigurazione della realtà e diventa la voce degli altri libertini della Storia.
La musica li avvolse con il suo ritmo ranchero. Tra la canzone e i loro pensieri, la storia politica intrecciava le emozioni, le inquietudini del giovane rivoluzionario sull’orlo del precipizio, le illusioni d’amore della fata che serrava le palpebre, recitando le parole di quella ballata con il petto stretto, sentendo avvicinarsi l’epilogo della sua azione coraggiosa.
Ho paura torero di Pedro Lemebel
Nella primavera dell’86, le notti a Santiago del Cile trascorrono funeree, trafitte da spari, grida e luci di camion blindati. La protesta dilaga e, negli empori dei quartieri poveri, dove vendono un quarto di zucchero a credito, la gente si chiede se quello non sia l’anno buono perch…
Pedro Lemebel
Pedro Lemebel, nato a Santiago del Cile negli anni cinquanta, è stato uno dei maggiori scrittori cileni, voce di riferimento della controcultura latino-americana durante la dittatura di Pinochet e negli …