Carla Forcolin: Embrioni e bambini

12 Dicembre 2003
Mi sembravano talmente assurde le norme sulla procreazione assistita, come riportate dai giornali che ho dovuto andare a leggermele nel testo approvato dal Senato, cercandole in internet. Ma è proprio vero: una donna il cui marito/compagno non è fertile non potrà avvalersi del seme di una banca apposita e dovrà o rinunciare alla maternità o andare all'estero o ricorrere a metodi "tradizionali" di concepimento, con un uomo diverso dal marito. E' vero che una coppia portatrice di malattie genetiche non potrà avvalersi di fecondazione medicalmente assistita e anch'essa dovrà rinunciare ad avere figli o mettere al mondo un bambino ammalato o servirsi delle possibilità offerte dalla scienza moderna, andando all'estero, dove non vige la restrizione della libertà di procreare figli sani, che ora c'è in Italia. E' vero che a una donna sterile dovranno essere piantati nell'utero ben tre embrioni e che la stessa dovrà accettare di avere tre figli contemporaneamente o di perderne naturalmente "per strada", con danni fisici e psicologici facilmente immaginabili. E' vero inoltre che la stessa donna non potrà, una volta dato il suo iniziale consenso alla produzione di embrioni, ripensarci e "dovrà" accoglierli in utero. Non essendo state previste delle pene per le "assassine di embrioni" che avranno un ripensamento all'ultimo momento, questa norma mi pare un po' difficile da attuarsi, ma non si sa mai: a questo punto non è impossibile pensare ad un poveraccia narcotizzata e "farcita", come si fa con i tacchini, di tre embrioni.
Una domanda sorge spontanea: perché? Perché tanto accanimento crudele nei confronti di chi non può avere figli (circa 50.000 le coppie in Italia che non riescono ad avere figli)? Volendo escludere motivazioni solamente legate al desiderio di affermare il proprio momentaneo potere da parte di uno schieramento che nel passato fu sconfitto da ben due referendum, rimane uno scoglio ideologico insormontabile: quello di voler considerare l'embrione una persona a tutti gli effetti. E poiché è lo schieramento cattolico a volere ciò non si può pensare altro che l'embrione debba essere considerato fornito di anima immortale, alla stregua di un essere già nato. E' piuttosto evidente che per una intelligenza non corredata da fede dogmatica un embrione è solo un gruppetto di cellule, invisibili ad occhio nudo. Quindi è questa fede in cose non dimostrabili e non visibili a determinare l'infinito dolore di tante donne e di tanti uomini che non potranno avere figli con l'aiuto della scienza medica. E' così profondamente diffusa tale fede nel nostro paese? Appare chiaro che non lo è, se solo si vanno a controllare i dati sulla pratica religiosa regolare dei cattolici, se si va a vedere quanti tra essi rinunciano, ad esempio, a rapporti sessuali prematrimoniali o vanno a messa ogni domenica. Gli stessi parlamentari che hanno votato questa legge liberticida sono spesso legati in seconde nozze, come lo stesso Berlusconi. A parte quindi uno sparuto gruppo di persone che credono davvero che un piccolo agglomerato di cellule abbia la stessa dignità e gli stessi diritti di una donna e un uomo (e ritiene doveroso imporre la sua fede agli altri, perché si ritiene depositario della Verità) gli altri agiscono sulla base di bieche valutazioni di opportunità politica. Il loro scopo evidente è attirarsi la benevolenza delle gerarchie ecclesiastiche e i futuri voti orientati dalle stesse.
Il mio inguaribile ottimismo mi fa sperare che simile cinico calcolo si rivolga contro chi lo ha concepito e che il paese reale punisca i rappresentanti del popolo che tolgono al popolo stesso un diritto primario qual è quello di essere aiutati ad avere figli sani senza soffrire troppo e senza dover emigrare.
In quanto poi alla pretesa che sia "religioso", "spirituale", "morale" tutelare gli embrioni al pari di bambini, mi si permetta di ricordare che quando la religione più diffusa nel nostro stato (per non dire la nostra "religione di stato") nacque, la parola embrione non esisteva e nel Medio Evo ci si interrogava circa il momento in cui l'anima sarebbe entrata nel corpo umano. La decisione di abbinarla al corpo al momento del concepimento è del tutto arbitraria e finalizzata ad impedire agli uomini di diventare sempre più padroni della natura. Come nel Medio Evo fu inventato il Purgatorio, dove ci si soffermava poco se si pagavano le indulgenze, ora viene inventata l'anima dell'embrione…
Ma, tornando alle cose concrete e visibili, ci sono altre riflessioni che mi preme fare dal punto di vista di chi presiede un'associazione di genitori adottivi e affidatari. Nella legge si dice che la coppia sterile deve essere indirizzata all'adozione prima che alle tecniche di concepimento artificiale. La cosa in sé mi pare giusta: si sappia che ci sono al mondo tanti bambini senza genitori e che se i genitori senza bambini li volessero, superando la barriera del possesso biologico del figlio, si eviterebbero tante sofferenze.
Questo ragionamento però è solo teorico: in pratica, le domande di adozione nazionale superano il rapporto dieci a uno nei confronti dei bambini dichiarati adottabili e solo un terzo delle coppie (32 ogni 100) ritenute idonee all'adozione internazionale, dai tempi più rapidi (ma non sempre), che ne hanno fatto richiesta da quando esistono le attuali regole, hanno portato il loro bambino in Italia. Il 47% dei bambini adottati con l'adozione internazionale va dagli uno ai 4 anni e il 33% dai 5 ai 9, mentre i bambini di meno di un anno sono l'8% del totale.
Adottare non è mai una certezza e l'adozione è una strada lunga, complessa, costosa. Il bambino adottato poi ha sempre una storia difficile alle spalle e non tutti sono in grado di farsene giustamente carico, insomma l'adozione non è un rimedio alla sterilità, ma è e deve essere una libera scelta.
Se si paragonano le due leggi sulla fecondazione assistita e sull'adozione, è interessante notare come per la seconda si prevedano stanziamenti economici sicuri e pene per chi non la rispetti (soprattutto per chi non rispetti la presunta sacralità della vita dell'embrione); per la prima, che deve tutelare bambini già nati e sfortunati non ci sono stanziamenti sicuri, tutto invece dipende dalle disponibilità dei bilanci delle regioni e degli enti locali. Inoltre non ci sono pene per chi non rispetta la legge, per chi inserisce in comunità dei ragazzi che avrebbero diritto a famiglie, per chi non controlla che ragazzini che non ricevono più visite da nessun famigliare, mentre sono in qualche struttura, vengano dichiarati adottabili, per chi non ha ancora predisposto la banca dati dei minori adottabili (e si tratta dello stesso ministro di Grazia e Giustizia).
E' ormai difficile stabilire che cosa è la vita e quale vita vada difesa, ma è indubbio, spero, che la vita dei bambini non valga meno di quella degli embrioni, invece la seconda è tutelata con molta maggior forza della prima. Naturalmente perché simile tutela è più ideologica e molto più facile.
Tra poco sarà Natale: Gesù Cristo, si dice, ebbe un padre amorevole, che lo accettò perché nato dal ventre di Maria, non perché portatore della sua stirpe. L'esempio di Giuseppe è un esempio d'amore che proprio la chiesa cattolica non vuole prendere in considerazione. Forse perché di mezzo c'è il dogma dell'immacolata concezione… un dogma, appunto.
Carla Forcolin: Embrioni e bambini