Maurizio Caprara: Diplomatici perplessi su Gol anti-Bertinotti Scelta anomala, meglio protestare con il Prc
03 Marzo 2006
Dal punto di vista della prassi diplomatica, chi ha ragione: l’ambasciatore d’Israele o il segretario di Rifondazione? Nel prendere di mira la presenza dell’ex rappresentante dell’Autorità palestinese Ali Rashid nelle liste del partito di Fausto Bertinotti, Ehud Gol ha usato parole più che dure: ‟È una persona senza onore, la sua candidatura è una vergogna per l’Italia”. E Fausto Bertinotti, senza soffermarsi sul fatto che Rashid aveva definito il premier israeliano Ariel Sharon ‟un criminale di guerra”, ha risposto: ‟È inaccettabile. È come se l’ambasciatore italiano attaccasse Benjamin Netanyahu. Una vergognosa aggressione”. Nel giro della diplomazia, i toni di Gol su una questione con risvolti di politica interna suscitano quelle che nel lessico del ramo si definirebbero quanto meno ‟riserve”. Basta sentire alcuni esperti ambasciatori a riposo, liberi di parlare più dei colleghi in servizio. Boris Biancheri, già segretario generale della Farnesina e titolare delle sedi di Londra e Washington, è esplicito: ‟Trovo inconsueto che un ambasciatore si pronunci così. Non viola regole, però è inappropriato”. Ferdinando Salleo, ambasciatore negli Usa dal 1995 al 2003, la pensa in modo simile: ‟Ho rappresentato l’Italia a Mosca e a Washington stando sempre alla larga dalla politica interna del Paese di accreditamento. A volte, pesa. Ma è una prassi secolare”. Di certo, il contrasto nato dalle affermazioni di Gol e Rashid segnala un’altra anomalia italiana. Questa volta, con contributi esteri. Sottolinea Francesco Paolo Fulci, rappresentante dell’Italia all’Onu dal 1993 al 2000, di ‟non ricordare, altrove, candidature per il Parlamento di uno che era diplomatico straniero fino a poco prima”. La sua tesi è che ‟per opportunità, Rashid non si sasrebbe dovuto presentare alle elezioni, anche se ha lasciato la carica nell’Autorità palestinese”. Poi Fulci aggiunge: ‟Gol è stato un po’sopra le righe”. Gol è piuttosto allergico ai vincoli delle prassi o del cerimoniale. Comunque secondo Luigi Vittorio Ferraris, ambasciatore in Germania dal 1980 al 1987, già direttore generale della Farnesina per il Personale, ‟da un punto di vista delle consuetudini diplomatiche, ciò che ha fatto non si fa”. Perché? ‟Io sono molto pro- israeliano. Ma che sarebbe successo se si fosse candidata Silvia Baraldini e a pronunciarsi così fosse stato l’ambasciatore americano?”, chiede Ferraris. Allora, ipotesi teorica, quali vie aveva Gol per perseguire la sua linea? ‟Primo, un passo presso la Farnesina esprimendo "sorpresa" per la candidatura. Secondo, un passo con il partito della candidatura per esprimere "rammarico". Terzo, se non fosse bastato, manifestare alla stampa "rincrescimento, rammarico e sorpresa". Nel linguaggio normale la parola sorpresa è debole. In quello diplomatico, no. È forte”.
Maurizio Caprara
Maurizio Caprara (Napoli 1961), ha cominciato a fare il giornalista al "Manifesto" nel 1978. Dopo un periodo di collaborazione, nel 1982 è stato assunto al"Corriere della Sera", dove ha lavorato …