Podcast: “Le stanze del male” di Piergiorgio Pulixi
La serie: Piergiorgio Pulixi, autore di romanzi noir, indaga le diverse sfaccettature del male attraverso le parole di chi, per destino o per mestiere, deve farci i conti tutti i...
“‘Vai da loro adesso. Cerca quel popolo perduto.’ ‘Andrò,’ rispose Čagataev.”
“Džan” è una parola antica: indica l’anima, lo spirito vitale, ma è anche il nome con cui un popolo seminomade dell’Asia Centrale parla di sé: si definisce džan perché non possiede altro che la propria anima, il cuore nel petto. Nazar Čagataev è figlio di quel popolo e ora, dopo aver studiato a Mosca, torna nella terra d’origine con il compito di portarvi il socialismo, una nuova vita, e la salvezza. La natura lungo le rive dell’Amu-Dar’ja, l’incontro con cammelli e tartarughe, il canto degli uccelli e la voce dei viaggiatori accompagnano il cammino di Nazar e della sua gente tra le sabbie del Kara-Kum, in un pellegrinaggio che è anche una parabola sulla fede, la pietà e il sacrificio.
Scritto nel 1935 e censurato per decenni, Džan viene pubblicato in Russia per la prima volta in forma integrale solo nel 1999. Considerato una delle opere più intense di Andrej Platonov, il romanzo anticipa la sensibilità ecologica di oggi e, con la sua lingua musicale, cattura l’irrisolvibile attrito fra progresso e identità, traducendo le speranze della rivoluzione in una sorta di rilettura poetica dei Vangeli e in un’altissima riflessione sulla condizione umana.