Podcast: “Le stanze del male” di Piergiorgio Pulixi
La serie: Piergiorgio Pulixi, autore di romanzi noir, indaga le diverse sfaccettature del male attraverso le parole di chi, per destino o per mestiere, deve farci i conti tutti i...
“Tutto dipende da dove sei nato, diceva un grande saggio. E, per quanto mi riguarda, il saggio ci ha proprio azzeccato.”
Mezaràt, “mezzi topi”: è così che vengono chiamati gli abitanti del paese in cui è cresciuto Dario Fo, sulla sponda lombarda del Lago Maggiore. Sono esseri notturni per via dei mestieri che svolgono – soffiatori di vetro, pescatori, contrabbandieri –, e proprio questa loro propensione alla notte li rende grandi affabulatori, primi maestri di quell’arte teatrale che Dario Fo eserciterà tutta la vita. In famiglia gli sono insegnanti il padre capostazione e il gigantesco nonno ortolano, che al mercato trasforma ogni occasione in una recita grottesca. E così, prendendo le mosse dai luoghi natii, Fo accompagna il lettore in un turbine di memorie, dai tetti di cioccolata di una Svizzera immaginaria alla scoperta del colore nell’arte, mescolando la sua storia privata e quella collettiva e indugiando di volta in volta su episodi teneri o drammatici: la prima storia d’amore, le sfide con i piccoli balordi della valle, l’apprendistato all’Accademia di Brera, la guerra e i bombardamenti su Milano, il reclutamento forzato. Fo schizza, colora, affresca, e ci consegna un autoritratto che sa ridere e sa commuoversi, portandoci fino ai funerali di “Pà Fo”, figura centrale di questo decentrato romanzo di formazione.
Dario Fo, nato a San Giano, in provincia di Varese nel 1926 e morto a Milano il 13 ottobre 2016, è stato uno dei più grandi uomini di teatro del …