Podcast: “Le stanze del male” di Piergiorgio Pulixi
La serie: Piergiorgio Pulixi, autore di romanzi noir, indaga le diverse sfaccettature del male attraverso le parole di chi, per destino o per mestiere, deve farci i conti tutti i...
Da Moby Dick di Melville a Cuore di tenebra di Conrad, l’incontro con una forza misteriosa e imperscrutabile in cui naufraga ogni fede nella ragione è stato uno dei temi prediletti della letteratura e del pensiero occidentali. Tra i libri capaci di restituire il fascino e il potere evocativo di tali grandi opere, occorre ora annoverare Quello che non si può dire di Dorothee Elmiger.
Salutato dall’entusiasmo della critica al suo apparire in Germania, vincitore indiscusso del più prestigioso premio letterario tedesco, il romanzo muove da un caso realmente accaduto: la scomparsa, nel 2014, di due giovani donne olandesi nella giungla tra Panama e la Colombia. Un mistero irrisolto, reso ancora più oscuro da alcuni scatti contenuti nella macchina fotografica rinvenuta sul luogo della sparizione. Novantuno indecifrabili fotografie scattate tra l’una e le tre del mattino, con il pulsante premuto in rapida successione nel tentativo di rendere visibile qualcosa nel fitto della giungla.
Un enigma che affascina a tal punto un noto regista teatrale, convinto con Oscar Wilde che il mistero si annidi nel visibile e non nel suo contrario, da spingerlo a concepire un progetto ambizioso: un’opera teatrale ambientata esattamente nel luogo della scomparsa delle due olandesi, nel cuore della foresta tropicale.
A restituire con la parola, in una sorta di diario della spedizione, tutto ciò che capita alla nutrita compagnia di teatranti viene chiamata una scrittrice. È attraverso la sua voce che Dorothee Elmiger cattura irresistibilmente il lettore. La cronaca degli eventi che si susseguono nella giungla si trasforma in una inarrestabile caduta nel cuore di tenebra della ragione.
Nel racconto dei diversi protagonisti della spedizione, l’iniziale disorientamento per il silenzio incombente, le piantagioni abbandonate, il clima soffocante, diventa via via paura dell’ignoto e, infine, perdita totale dei concetti, del linguaggio, del senso del mondo dinanzi all’irrompere del Grande Dio Vuoto, il dio osceno dell’abisso in cui naufragano tutte le cose.
“Nelle settimane, nei mesi e negli anni successivi lei stessa aveva tentato – in modo goffo, insufficiente – di descriverlo come ‘l’essenza erratica e senza fondamento del mondo’, come il ‘grande dio vuoto’, il ‘nulla abissale, profondo a perdita d’occhio’. Ma l’orrore, l’orrore risiede per sua natura al di fuori del linguaggio; anzi, ne è, se si vuole, l’opposto, la fine.”
Romanzo vincitore del Deutscher Buchpreis 2025
“Il miglior romanzo di questa stagione letteraria…
Un romanzo metafisico in cui l’irrompere dell’‘estraneo’ spinge la civiltà occidentale a confrontarsi con il proprio abisso.”
Andreas Platthaus, Frankfurter Allgemeine Zeitung
“Leggendo il libro, si è trascinati nel cuore della giungla come da una mano invisibile.
Grande cinema letterario.”
Simon Leuthold, SRF Kultur
Traduzione dal tedesco di Nicoletta Giacon