Giorgio Bocca: La grande ossessione

10 Luglio 2002
Qualche realistica osservazione sull´attacco continuo alla magistratura rilanciato dall´avvocato Previti con la richiesta di avere i nomi degli aderenti di Magistratura democratica e Movimenti riuniti per poter indagare sulle loro opinioni politiche. La prima riguarda la continuità dell´attacco che fa parte di metodi berlusconiani per la conquista del potere: non dare tregua, ripetere le accuse e i sospetti anche se manifestamente infondati, fornire nuovo carburante alla macchina della diffamazione mediale. I pretesti dell´avvocato Previti stanno fuori da ogni ragionamento democratico e fanno parte di una ossessione maccartista. 
L'accusato - egli dice - ha il diritto di sapere quali opinioni politiche hanno i suoi giudici per evitare il sospetto, nutrito anche dalla Cassazione, che essi «gli siano ostili per motivi ideologici». In altre parole, l´avvocato Previti rivendica il diritto di rifiutare il processo proponendosi come giudice dei giudici, non in base al codice ma al pregiudizio ideologico.
Non è possibile, si dirà. E invece lo è: per anni la giustizia americana, indicata come la più indipendente del mondo, fu travolta dalle inchieste e dai processi della Commissione McCarthy; furono cacciati senza prove dai loro impieghi centinaia di persone e il paese visse per mesi un incubo poliziesco degno delle purghe staliniane.
Seconda osservazione: l´attacco alla magistratura deve essere condotto nelle forme più arroganti e assurde proprio per dimostrare che alle sue spalle c´è una marcia al potere totale che non contempla pause e ripensamenti.
Tradotta in politica, è la strategia della guerra totale, del bombardamento continuo. Oggi il governo dispone di una riserva impressionante di uomini e di mezzi: se non bastano gli avvocati miliardari, intervengono i burocrati ministeriali, il ministro Castelli è sempre disponibile a lanciare accuse e requisitorie contro la «magistratura rossa». 
L´avvocato Previti probabilmente sa che l´elenco degli appartenenti a Magistratura democratica non gli verrà mai consegnato perché in aperta violazione dei diritti associativi. Ma ci prova, mette nella schiena dei magistrati il brivido di un controllo preventivo. Il Polo delle libertà, lo scudo dei cittadini contro l´assolutismo sovietico, pratica sistematicamente queste intimidazioni poliziesche. L´inchiesta sull´archivio Mitrokhin viene tenuta in caldo per mesi. Non importa se le sue rivelazioni sono inconsistenti e indimostrabili come è naturale in una vicenda dove gli intrecci fra la simpatia ideologica e i rapporti informativi, fra gli incontri abituali della politica e della informazione e il vero spionaggio, sono inseparabili: quel che conta è che un certo numero di persone facente parte della nomenclatura vicina al Partito comunista si senta sotto una perenne minaccia. Si è formato anche da noi un personale maccartista, deputati, giornalisti che ogni giorno chiedono l´apertura di inchieste contro "i nemici della pace e della libertà". Fingendo di ignorare che i rapporti più seri e più impegnativi del mondo degli affari italiani con l´Urss e con i suoi servizi erano proprio quelli della borghesia degli affari, del commercio con l´estero, figli o parenti da parte russa di membri del Politbjuro che aprivano le strade ai commerci e ai patti industriali.
La terza considerazione è che l´attacco alla magistratura non è condotto secondo le regole legali, secondo le procedure che consentirebbero a un imputato come Previti di accusare i suoi calunniatori: la querela, i processi per diffamazione. Queste forme legali ai principi del foro arruolati da Berlusconi non interessano minimamente, sono in contesa per offrirgli le vie di fuga più raffinate e astruse, per dimostrargli che possono tutto. Il presidente di Magistratura democratica Livio Pepino ha dichiarato che le richieste di Previti non solo sono irricevibili legalmente ma esprimono «un disprezzo culturale dichiarato per la giurisdizione e le sue regole» .
E anche questo disprezzo non è causale come non lo sono i gesti arroganti e volgari del nuovo potere, le gaffe, le ostentazioni, le corna e il resto che a una parte degli italiani sembrano errori di educazione, di gusto ma che i regimi forti hanno sempre coltivato per far capire chi ha più potere.
Un´ultima osservazione. È difficile capire perché un uomo furbo e attento alle pubbliche relazioni come Berlusconi faccia prendere a Previti, o gli lasci prendere, delle iniziative così provocatrici. Ma il rapporto fra i due resta in gran parte un mistero. 

Giorgio Bocca
Giorgio Bocca: La grande ossessione