Nicola Borzi su Sherron Watkins, personaggio dell'anno Usa
24 Dicembre 2002
E' Sherron Watkins, personaggio dell'anno negli Usa per "Time". Denunciò le malefatte finanziarie e di bilancio della Enron. E il suo presidente, Ken Lay, rischia adesso 25 anni di carcere. Un testo di Nicola Borzi autore di
La parabola Enron.
Il 15 agosto 2001, quando il bilancio della Enron cominciava già a mostrare apertamente crepe spaventose, Sherron Watkins, allora vicepresidentessa della società texana, inviò una email anonima al presidente Kenneth Lay per metterlo in guardia sulle voragini contabili che cominciavano ad aprirsi nei conti della loro società. Voragini che in brevissimo tempo portarono al fallimento della Enron, dichiarato il 2 dicembre dello stesso anno.
In seguito, chiamata a testimoniare alla Camera dei rappresentanti di Washington, il 14 febbraio 2002 la Watkins difese Lay affermando di ritenere che fosse stato fuorviato dai suoi due principali collaboratori, l'amministratore delegato della società texana Jeffrey Skilling (attualmente sotto indagine) e il responsabile finanziario, Andrew Fastow, arrestato nei
mesi scorsi con una novantina di accuse tra le quali quelle di frode e di falso in bilancio e ora in attesa di processo.
In realtà, come dimostrano decine e decine di documenti pubblici, la situazione finanziaria e contabile della Enron era già compromessa molto tempo prima che la Watkins decidesse di lanciare il suo "grido d'allarme", rimasto peraltro inascoltato dallo stesso Lay. Non solo: lo stato reale dei conti del gigante texano, che nell'estate del 2001 era ormai prossimo al disfacimento per una serie di gigantesche malversazioni contabili e finanziarie, non era solo oggetto di timori ma era conosciuta perfettamente da una vasta cerchia di amministratori e dirigenti della società - cerchia alla quale la Watkins apparteneva -, che di quelle malversazioni erano stati artefici, complici e beneficiari. Il tutto ai danni degli azionisti, dei creditori e di migliaia di dipendenti-soci.
Ora la Watkins è stata scelta come "persona dell'anno" dal settimanale Time, insieme ad altre due "informatori" protagonisti di altrettante esemplari vicende statunitensi (Coleen Rowley, l'agente dell'Fbi che ha portato alla luce il rovinoso fallimento dell'intelligence Usa nel prevenire gli attacchi dell'11 settembre, e Cynthia Cooper, la dirigente di WorldCom che avvertì delle irregolarità contabili i manager della società di telecomunicazioni poi fallita).
Se alla Watkins va effettivamente riconosciuto il ruolo di Cassandra, non altrettanto credo si possa fare assegnandole una patente di "nobiltà" che troverebbe la sua origine nel "coraggio" della denuncia che la top manager della Enron avrebbe dimostrato.
Il personaggio della Watkins, a mio avviso, non è così adamantino come lo si presenta. La sua denuncia degli scandali della Enron è arrivata quando ormai il marcio traboccava ovunque (tant'è vero che di lì a 75 giorni l'azienda falliva) ed è stata seguita da una serie di "consigli" elargiti al suo capo, il presidente Lay, perché si tirasse fuori dal crack e ne scaricasse ogni responsabilità sui suoi collaboratori operativi, Skilling e Fastow.
Anche l'audizione di fronte al Sottocomitato per l'energia della Camera dei Rappresentanti statunitense non ha contribuito definitivamente a "ripulire" l'immagine di Watkins e a sgombrare completamente il campo dai dubbi sulla correttezza delle sue azioni.
Averle assegnato un posto, sia pure "ex aequo", sulla copertina di Time dimostra, a mio modo di vedere, quanto sia ancora necessario indagare nei meccanismi dello scandalo Enron per districare la matassa di bugìe, verità parziali, omissioni e conflitti di interesse che circondano quello che è stato definito dal presidente della Consob, Luigi Spaventa, "l'11 settembre dei mercati".
Il 15 agosto 2001, quando il bilancio della Enron cominciava già a mostrare apertamente crepe spaventose, Sherron Watkins, allora vicepresidentessa della società texana, inviò una email anonima al presidente Kenneth Lay per metterlo in guardia sulle voragini contabili che cominciavano ad aprirsi nei conti della loro società. Voragini che in brevissimo tempo portarono al fallimento della Enron, dichiarato il 2 dicembre dello stesso anno.
In seguito, chiamata a testimoniare alla Camera dei rappresentanti di Washington, il 14 febbraio 2002 la Watkins difese Lay affermando di ritenere che fosse stato fuorviato dai suoi due principali collaboratori, l'amministratore delegato della società texana Jeffrey Skilling (attualmente sotto indagine) e il responsabile finanziario, Andrew Fastow, arrestato nei
mesi scorsi con una novantina di accuse tra le quali quelle di frode e di falso in bilancio e ora in attesa di processo.
In realtà, come dimostrano decine e decine di documenti pubblici, la situazione finanziaria e contabile della Enron era già compromessa molto tempo prima che la Watkins decidesse di lanciare il suo "grido d'allarme", rimasto peraltro inascoltato dallo stesso Lay. Non solo: lo stato reale dei conti del gigante texano, che nell'estate del 2001 era ormai prossimo al disfacimento per una serie di gigantesche malversazioni contabili e finanziarie, non era solo oggetto di timori ma era conosciuta perfettamente da una vasta cerchia di amministratori e dirigenti della società - cerchia alla quale la Watkins apparteneva -, che di quelle malversazioni erano stati artefici, complici e beneficiari. Il tutto ai danni degli azionisti, dei creditori e di migliaia di dipendenti-soci.
Ora la Watkins è stata scelta come "persona dell'anno" dal settimanale Time, insieme ad altre due "informatori" protagonisti di altrettante esemplari vicende statunitensi (Coleen Rowley, l'agente dell'Fbi che ha portato alla luce il rovinoso fallimento dell'intelligence Usa nel prevenire gli attacchi dell'11 settembre, e Cynthia Cooper, la dirigente di WorldCom che avvertì delle irregolarità contabili i manager della società di telecomunicazioni poi fallita).
Se alla Watkins va effettivamente riconosciuto il ruolo di Cassandra, non altrettanto credo si possa fare assegnandole una patente di "nobiltà" che troverebbe la sua origine nel "coraggio" della denuncia che la top manager della Enron avrebbe dimostrato.
Il personaggio della Watkins, a mio avviso, non è così adamantino come lo si presenta. La sua denuncia degli scandali della Enron è arrivata quando ormai il marcio traboccava ovunque (tant'è vero che di lì a 75 giorni l'azienda falliva) ed è stata seguita da una serie di "consigli" elargiti al suo capo, il presidente Lay, perché si tirasse fuori dal crack e ne scaricasse ogni responsabilità sui suoi collaboratori operativi, Skilling e Fastow.
Anche l'audizione di fronte al Sottocomitato per l'energia della Camera dei Rappresentanti statunitense non ha contribuito definitivamente a "ripulire" l'immagine di Watkins e a sgombrare completamente il campo dai dubbi sulla correttezza delle sue azioni.
Averle assegnato un posto, sia pure "ex aequo", sulla copertina di Time dimostra, a mio modo di vedere, quanto sia ancora necessario indagare nei meccanismi dello scandalo Enron per districare la matassa di bugìe, verità parziali, omissioni e conflitti di interesse che circondano quello che è stato definito dal presidente della Consob, Luigi Spaventa, "l'11 settembre dei mercati".
La parabola Enron di Nicola Borzi
Dalla sua rapida ascesa al fulmineo tracollo la parabola della Enron (fino a pochi mesi fa uno dei colossi finanziari degli Usa), è destinata a segnare a lungo l’economia negli Stati Uniti e nel resto del mondo. Alla fine degli anni novanta la Enron aveva subito una vera e propria "mutazio…