"Noi siamo stupidi, perciò moriremo", diceva Roy il replicante nell'indimenticabile Blade Runner. Apparteniamo alla specie più stupida del creato: siamo disposti a scannarci per il possesso di una sostanza che ci avvelena e ci uccide, più o meno lentamente. Per lenire i dolori dell'esistenza, Madre Natura ci ha fornito le droghe, in una gamma pressoché infinita, sostanze per ogni genere di inquietudine, debolezza, bisogno di estraniarsi da una realtà opprimente, bisogno di sognare che tutto non sia davvero così, o più semplicemente di assopirsi... E' comprensibile. Ma comprendere non significa auspicare che le sorti del pianeta siano nelle mani di una congrega di strafattoni. Mi spiego: per quanta simpatia provi verso l'umana propensione a ottenebrarsi, preferirei non salire su un treno il cui macchinista fosse ubriaco fradicio, non vorrei incrociare un Tir guidato da un camionista che non dorme da tre giorni grazie al barattolo di amfetamine che tiene sul sedile, non mi fiderei a fare un volo transoceanico con una coppia di piloti dalle palpebre a mezz'asta per la pipa d'oppio che si scambiano con smorzata allegria... Insomma, tutta la mia comprensione, felicissimo di incontrarli ai tavolini di un'osteria, meglio se all'aperto, ma che cambino mestiere o si prendano almeno un periodo di aspettativa.
Be', c'è poco da auspicare: una congrega di drogati marci - chiedo scusa, volevo dire "in avanzato stato di intossicazione" - guida già le sorti del mondo. Tralasciando il fatto che gli Stati uniti consumano la stragrande maggioranza delle tonnellate di cocaina, eroina e amfetamina prodotte sul globo terracqueo - piloti militari compresi - è ben altro tipo di droga quella che li devasta tutti, ma proprio tutti, compresi i più paciosi farmer dell'Ohio: il petrolio. Ne sono assuefatti al punto da doverne consumare ogni anno di più - se solo vanno in pari entrano in "recessione", cominciano a tremare, diventando aggressivi, tendono a straparlare - e da doverselo procurare ovunque ce ne sia. Ora stanno guerreggiando perché hanno scoperto che, entro una decina d'anni, i consumi della Cina saranno tali che di droga nera non ce ne sarà abbastanza pertutti.
Certo che massacrare gli iracheni per impossessarsi del loro petrolio, ècome se un eroinomane sfondasse il cranio allo spacciatore per fregargli le scorte che nasconde nel materasso. E poi? Chi lo sa. Chissenefrega. Si èmai visto un tossico in preda all'ansia per l'astinenza prossima ventura (eh sì, la Cina fa proprio paura), che si preoccupa di cosa farà domani? L'essenziale è passare la nottata... La sua è la stessa lungimiranza strategica di Cheney, Rumsfeld e Bush. Chissenefrega di domani. Noi, i paria alle periferie dell'Impero, siamo altrettanto drogati, anche se in misura minore in termini di quantità. Siamo stupidi, certo, ma l'istinto, lo stesso delle mosche o dei polli, ci dice che stavolta si rischia grosso. Fiutiamo il pericolo: non ci posiamo più su quella merda così attraente o non becchiamo quel lombrico così paffuto. E perché? Ma se fino a ieri lo abbiamo fatto tranquillamente...
Lasciamo perdere le coscienze. Trascuriamo pure quell'infima minoranza di esseri umanissimi sensibili e "idealisti" (tremendo insulto, "idealista!"), che magari si chiedono: ma perché, Milosevic era peggio di Saddam Hussein? Gente strana, disfattista, che di fronte ai bambini sbudellati non fa distinzione di nazionalità. Tutti gli altri, "sinistri" compresi e soprattutto loro, continuano bellamente a ritenere sacrosanto aver massacrato serbi e afghani: in fondo, erano solo serbi e afghani, cazzi loro. E gli iracheni? Cazzi loro lo stesso. Solo, che... stavolta non è così semplice come spiaccicare serbi o afghani.
I più cinici tra gli stupidi hanno già stilato tabelle: se l'occupazione si realizza in 4-6 settimane "non c'è problema": prezzo del petrolio ribassato fino al crollo, l'Opec sbriciolata (alla faccia di Chávez e dei venezuelani che l'hanno votato, tanto per togliersi una soddisfazione de paso), l'economia riprende quota (cioè quella che riguarda e ingrassa circa un dieci per cento degli abitanti del pianeta), attorno e dentro le sale borsa tornano a svolazzare garruli gli psicopatici, l'inflazione si abbatte come una pernice, e la locomotiva Usa traina tutti, via, saltate a bordo, che sappiamo il fatto nostro (ah... come sganciare il vagone della Francia, be', lo stanno intensamente studiando: se fossi francese perderei il sonno, dopo che Rumsfeld mi ha definito "imperdonabile"... Come minimo aizzerà su Parigi i cloni dell'agente Cia bin Laden).
Benissimo, che crepino anche gli iracheni. Con quell'esercito che è tra i più sgangherati al mondo, non resisteranno oltre le 4-6 settimane, èindubbio. Due sole cose potranno fare: combattere a Baghdad casa per casa (ma al ritmo di 4000 bombe al giorno le case si "esauriranno" presto) e... incendiare i pozzi. Soprattutto quelli della zona di Kirkuk, i meno facili da occupare con un blitz della leggendaria 101° Aviotrasportata (sebbene il soldato Ryan si sia ormai congedato per aprire una fumeria a Chinatown). E se gli iracheni dovessero dar fuoco ai pozzi, se lo faranno davvero (ma perché non dovrebbero farlo? Per altruismo nei confronti di chi li carbonizza?) si formerà una nube tossica di tali proporzioni che per mesi e mesi buona parte dell'umanità se la tabaccherà, così vasta da fare il giro del mondo, così densa da far piovere catrame. Ci vollero nove mesi per spegnere quelli del Kuwait. In Iraq ce ne sono molti, molti di più. Una vera overdose. Poco male: obbligheremo anche Shanghai alle targhe alterne e metteremo altri barattoli delle elemosine nei bar per la ricerca sullemalattie letali.
Tanto, siamo stupidi: perciò moriremo.
Poi... pompa che ti pompa, toccherà all'Iran, Satanasso da riciclo. Che magari, tra breve, avrà anche lui la sua bombetta atomica (abbiate pazienza, ci stanno lavorando e sarà il migliore dei pretesti). E magari l'Arabia Saudita verrà considerata come il Texas (e metà del territorio messicano) nell'800, quando mandarono i coloni affermando: "Sono terre spopolate e noi abbiamo bisogno di spazio". Là c'è solo deserto e noi abbiamo bisogno di petrolio. E così via...
Se non fossimo stupidi, spereremmo che il prezzo al barile sia di cento, duecento dollari, altro che trenta. Solo così si passerebbe dal consumo forsennato al risparmio energetico, e costruirebbero motori in grado di percorrere cento, duecento chilometri con un litro di droga, o alimentati con tutt'altro, con "qualcosa" di meno tossico e inebriante.Vedrete, non appena il prezzo al barile scenderà e la borsa salirà, dovremo sopportare il coro fragoroso e osceno dei cinici felici, e il silenzio ancor più fragoroso degli ignavi di sempre, degli "indifferenti", come li chiamava Gramsci. E sventolando cedole di azioni al rialzo, riprenderanno a danzare sulle macerie, a respirare veleni, a drogarsi spensieratamente, finché un medico indifferente sentenzierà loro un giorno: "No, non ho detto sagittario, né acquario, né capricorno: ho detto cancro, signore mio, cancro...".
Sì, siamo stupidi. E perciò...
Pino Cacucci

Pino Cacucci

Pino Cacucci (1955) ha pubblicato Outland rock (Transeuropa, 1988, premio MystFest; Feltrinelli, 2007), Puerto Escondido (Interno Giallo, 1990, poi Mondadori e infine Feltrinelli, 2015) da cui Gabriele Salvatores ha tratto il film omonimo, la biografia di Tina Modotti Tina (Interno Giallo, 1991; Feltrinelli, 2005), San Isidro Futból (Granata Press, 1991; Feltrinelli, 1996) da cui Alessandro Cappelletti ha tratto il film Viva San Isidro con Diego Abatantuono, La polvere del Messico (Mondadori, 1992; Feltrinelli, 1996, 2004), Punti di fuga (Mondadori, 1992; Feltrinelli, 2000), Forfora (Granata Press, 1993), poi ampliato in Forfora e altre sventure (Feltrinelli, 1997), In ogni caso nessun rimorso (Longanesi, 1994; Feltrinelli, 2001), La giustizia siamo noi (con Otto Gabos; Rizzoli, 2010). Con Feltrinelli ha pubblicato inoltre: Camminando. Incontri di un viandante (1996, premio Terra – Città di Palermo), Demasiado corazón (1999, premio Giorgio Scerbanenco del Noir in Festival di Courmayeur), Ribelli! (2001, premio speciale della giuria Fiesole Narrativa), Gracias México (2001), Mastruzzi indaga (2002), Oltretorrente (2003, finalista premio letterario nazionale Paolo Volponi), Nahui (2005), Un po’ per amore, un po’ per rabbia (2008, uscito nell’Universale economica in due volumi dal titolo Vagabondaggi, 2012, e La memoria non m’inganna, 2013), Le balene lo sanno. Viaggio nella California messicana (2009, premio Emilio Salgari 2010), ¡Viva la vida! (2010; "Audiolibri Emons-Feltrinelli", 2011), Nessuno può portarti un fiore (2012, premio Chiara), Mahahual (2014), Quelli del San Patricio (2015), Mujeres (2018; con Stefano Delli Veneri nella collana Feltrinelli Comics) e, nella collana digitale Zoom, Tijuanaland (2012), Colluttorius (2012) e Campeche (2013). Per Feltrinelli ha curato anche Latinoamericana di Ernesto Che Guevara e Alberto Granado (1993) e Io, Marcos. Il nuovo Zapata racconta (1995). Ha tradotto in Italia numerosi autori spagnoli e latinoamericani, tra cui Claudia Piñeiro, Enrique Vila-Matas, Ricardo Piglia, David Trueba, Gabriel Trujillo Muñoz, Manuel Rivas, Carmen Boullosa, Maruja Torres, Carlos Franz, Manuel Vicent.
 

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