Giulio Marcon: Solidarietà: facciamola pacifista
21 Febbraio 2003
Di fronte alla eventualità della riproposizione di una
operazione mediatica governativa "stile arcobaleno" per la crisi
irachena, servirebbe un'azione, in questo caso utilmente preventiva,
alternativa e concreta: l'immediata apertura di un numero verde pacifista per la
solidarietà alle popolazioni irachene e un numero di conto corrente, ben
pubblicizzato e veicolato, dove raccogliere i fondi da utilizzare per i progetti
di quelle organizzazioni di solidarietà presenti in Iraq e contrarie la guerra;
un fondo che abbia come garanti personalità indiscutibili, ad esempio come
Pietro Ingrao e Oscar Luigi Scalfaro. E' una conclusione alla quale è giunto il
tavolo di coordinamento delle Ong per l'Iraq che si è costituito nelle scorse
settimane su iniziativa di "un ponte per...", ma che potrebbe ben
ampliarsi rapidamente ad altri soggetti: i sindacati, enti locali e regioni,
quotidiani e settimanali che hanno sposato la causa pacifista, organizzazioni
come Emergency e Medici senza Frontiere, la stessa Banca Etica. Una proposta del
genere funziona ed ha successo se assume quella massa critica che la fa
diventare un punto di riferimento alternativo per l'opinione pubblica, facendo
venir meno inutili concorrenze e competizioni tra le organizzazioni.
Sappiamo, dai tempi del Kosovo, come la copertura umanitaria delle operazioni belliche sia ormai una costante dei governi coinvolti: è la speranza, in questo modo, di costruire un consenso dell'opinione pubblica per quella che è una delle più drammatiche catastrofi umanitarie ed è la più grave violazione dei diritti umani: la guerra. Ma, questa volta - arcobaleno o non arcobaleno - l'opinione pubblica ha già detto la sua e non sarà facile raggirarla: milioni di persone sono scese per le strade il 15 febbraio e per i sondaggi la stragrande maggioranza delle persone è contraria, senza se e senza ma.
Il movimento pacifista italiano da tempo ha saputo coniugare la mobilitazione politica con l'azione nonviolenta e l'aiuto umanitario e di solidarietà. Come è stato per tanti anni in ex Jugoslavia e in Palestina e come è, e sarà, per l'Iraq. Abbiamo dato il nostro contributo alle straordinarie mobilitazioni pacifiste di questi mesi - Perugia-Assisi, Firenze, Roma - e vogliamo darlo di fronte alla ormai troppo lunga emergenza umanitaria in Iraq, stremato da guerre, embargo e regime autoritario. Per questo abbiamo lanciato - insieme ad Un Ponte per... - il progetto "Costruiamo nuove basi in Iraq" che come primo obiettivo concreto ha quello di portare a 500 bambini malnutriti e affetti da malattie gastrointestinali di Bassora adeguata alimentazione e cure mediche (per info: www.icsitalia.org).
Ma vogliamo rilanciare anche un impegno unitario. Allora, di fronte alla missione arcobaleno, le nostre organizzazioni si opposero e rifiutarono i fondi del governo; la potenza politico-mediatica di quella operazione ebbe però successo nella raccolta dei fondi e nel coinvolgimento di una parte del mondo della cooperazione internazionale. Oggi, anche molti che vi parteciparono, hanno maturato un diverso atteggiamento e non sono più disponibili ad operazioni strumentali come quelle che il governo italiano si appresterebbe a lanciare.
Nessun soldo deve andare a questo governo e ad azioni ipocritamente definite umanitarie di fronte alla responsabilità di un sostegno o partecipazione alla guerra che si prepara. I soldi della società civile rimangano invece alla società civile, a quelle organizzazioni che con il loro impegno coerente di questi anni, con la trasparenza e l'impegno pacifista hanno dimostrato che la solidarietà non si deve macchiare con la guerra, nemmeno se qualcuno si ostina a continuare a chiamarla "umanitaria".
Sappiamo, dai tempi del Kosovo, come la copertura umanitaria delle operazioni belliche sia ormai una costante dei governi coinvolti: è la speranza, in questo modo, di costruire un consenso dell'opinione pubblica per quella che è una delle più drammatiche catastrofi umanitarie ed è la più grave violazione dei diritti umani: la guerra. Ma, questa volta - arcobaleno o non arcobaleno - l'opinione pubblica ha già detto la sua e non sarà facile raggirarla: milioni di persone sono scese per le strade il 15 febbraio e per i sondaggi la stragrande maggioranza delle persone è contraria, senza se e senza ma.
Il movimento pacifista italiano da tempo ha saputo coniugare la mobilitazione politica con l'azione nonviolenta e l'aiuto umanitario e di solidarietà. Come è stato per tanti anni in ex Jugoslavia e in Palestina e come è, e sarà, per l'Iraq. Abbiamo dato il nostro contributo alle straordinarie mobilitazioni pacifiste di questi mesi - Perugia-Assisi, Firenze, Roma - e vogliamo darlo di fronte alla ormai troppo lunga emergenza umanitaria in Iraq, stremato da guerre, embargo e regime autoritario. Per questo abbiamo lanciato - insieme ad Un Ponte per... - il progetto "Costruiamo nuove basi in Iraq" che come primo obiettivo concreto ha quello di portare a 500 bambini malnutriti e affetti da malattie gastrointestinali di Bassora adeguata alimentazione e cure mediche (per info: www.icsitalia.org).
Ma vogliamo rilanciare anche un impegno unitario. Allora, di fronte alla missione arcobaleno, le nostre organizzazioni si opposero e rifiutarono i fondi del governo; la potenza politico-mediatica di quella operazione ebbe però successo nella raccolta dei fondi e nel coinvolgimento di una parte del mondo della cooperazione internazionale. Oggi, anche molti che vi parteciparono, hanno maturato un diverso atteggiamento e non sono più disponibili ad operazioni strumentali come quelle che il governo italiano si appresterebbe a lanciare.
Nessun soldo deve andare a questo governo e ad azioni ipocritamente definite umanitarie di fronte alla responsabilità di un sostegno o partecipazione alla guerra che si prepara. I soldi della società civile rimangano invece alla società civile, a quelle organizzazioni che con il loro impegno coerente di questi anni, con la trasparenza e l'impegno pacifista hanno dimostrato che la solidarietà non si deve macchiare con la guerra, nemmeno se qualcuno si ostina a continuare a chiamarla "umanitaria".
Giulio Marcon
Giulio Marcon è tra i fondatori del Consorzio italiano di solidarietà (Ics), coordinamento di intervento sulla questione balcanica che raggruppa oltre cento organizzazioni. Ha scritto Volontariato italiano (Lunaria 1996) e …