Riccardo Staglianò: Mille occhi dal cielo sugli obiettivi iracheni

01 Aprile 2003
Una mappa vecchia serve a poco. Dove ieri c´era un obiettivo militare oggi ci potrebbe essere un asilo. O un´ambasciata, come successe a quella cinese bombardata dagli americani nella guerra del Kosovo nel '99: "La banca dati del Pentagono non era aggiornata e segnalava un arsenale serbo" si scusò il comando statunitense. Nella guerra che si sta combattendo almeno questi errori non dovrebbero ripetersi perché il territorio dell´Iraq è fotografato in continuazione, a livelli di dettaglio sino a pochi anni fa impensabili, da satelliti specializzati. Niente mappe cartacee, già obsolete dopo la stampa, ma immagini digitali che in un flusso ininterrotto ritraggono la topografia del paese con una risoluzione inferiore a un metro. Solo quello che è ancora più piccolo sfugge all´occhio elettronico, tutto il resto no. Magari lascia la traccia di un puntino, ma un puntino dal quale gli analisti sanno ricavare informazioni preziose.
Sino alla fine degli anni '50 le carte geografiche a uso di intelligence bellica venivano realizzate sulla base di foto scattate da aerei militari. Anche con i primi satelliti i tempi per recuperare la pellicola erano lunghissimi: "Dopo 2 o 3 settimane di scatti - ha raccontato al Wall Street Journal il veterano Mark Baker - la pellicola veniva sganciata a terra dentro una capsula". Andava trovata, sviluppata, analizzata. E ancora sino alla prima guerra del Golfo, quando i satelliti riuscivano già a trasmettere le immagini per via elettronica, generali e specialisti maneggiavano voluminose mappe cartacee, lente di ingrandimento alla mano, corredate di vari strati di "lucidi" sui quali erano segnati dispiegamenti e manovre. E´ stato il direttore della Cia George Tenet, per l´attacco in Afghanistan dell´anno scorso, ad appaltare per la prima volta questo compito ai servizi commerciali. Il primo satellite testato militarmente è stato l´Ikonos messo in orbita nel settembre del '99 dall´americana Space Imaging. Nell´ottobre 2001 è arrivato DigitalGlobe il cui QuickBird ha la vista più acuta di tutti e raggiunge la risoluzione record di 60 centimetri, oltre all´israeliano ImageSat International e al francese Spot Image, per citare solo i principali.
I loro satelliti compiono varie orbite della terra (Ikonos ne fa una ogni 98 minuti a un´altitudine di 680 chilometri, ovvero passa sul medesimo punto circa ogni tre giorni) e scattano foto quando richiesto. Le immagini vengono poi archiviate nei computer della casa madre per essere messe in vendita sia ai civili che ai militari a partire da 7 dollari al chilometro quadrato, con un ordinativo minimo di 49 chilometri quadrati. Chi vuole immagini "su richiesta" deve essere invece pronto a sborsare dai 3.000 dollari in su. Oppure le foto possono essere trasmesse immediatamente, grazie a collegamenti satellitari a larga banda, sui pc portatili degli analisti che assistono i soldati sul campo. Il che consente - ed è questa la novità più rilevante di questo conflitto - di confrontare sullo schermo le istantanee dello stesso luogo in giorni diversi per capire come si muove il "nemico". O per pilotare sino all´ultimo momento i nuovi missili che usano sistemi Gps sempre più inesorabili, a patto che le coordinate che ricevono siano esatte. "La rivoluzione dell´informazione - ha detto al New York Times Bruce Berkowitz, autore del recente "The New Face of War" - ha cambiato radicalmente la natura del combattimento. Per vincere le guerre sul campo bisogna prima vincere quelle dell´informazione". Lo sanno bene anche i gruppi di difesa dei diritti civili che, per documentare la reale entità dei danni di certe azioni militari, sono già ricorsi a eloquenti confronti tra immagini dal cielo dei bersagli. Prima e dopo. "Occhio pubblico" si chiama nel sito di Globalsecurity.org, uno dei pionieri di questo "attivismo satellitare". E ciò che ha visto, alla medesima latitudine e longitudine ma a pochi anni di distanza, risulta a volte irriconoscibile.
Riccardo Staglianò: Mille occhi dal cielo sugli obiettivi iracheni