Pierfrancesco Pacoda: Sera con Larry Tee
29 Maggio 2003
Electroclash é una ingenua, appassionata "rivolta dello stile", un
puro concentrato di edonismo newyorchese anni `80 (il post Studio 54),
aggressività punk ed un inarrivabile gusto per il falso, la copia, che
diventa linguaggio, pratica creativa. Non a caso l'inventore di questa scena,
Larry Tee, é un dj americano specializzato nel confezionare perfetti prodotti
pop che siano, al tempo stesso, leziosi come una confezione di confetti colorati
e vellutati, erotici, come le "supermodelle" che impazzavano nelle
feste new wave a base di Talking Heads ed Human League.
Tutto questo arriverà in Italia, per la prima volta, giovedì 29 maggio (ore 23.00) al Cassero Arcigay di Bologna, dove Larry Tee proverà a ricreare le atmosfere analogiche, in bilico tra chitarre distorte e rudimentali batterie elettroniche, delle serate "Berliniamsburg", gli eventi che hanno radicalmente modificato la geografia dell'intrattenimento estremo newyorchese, spostando l'asse del piacere notturno dalle vetrine sfavillanti di Manhattan agli scenari desolati di Brooklyn.
Un suono (ed una subcultura) periferica che, in poco più di anno ha definitivamente conquistato tutte le possibili "vittime della moda",imponendo, in tempi di crisi irreversibile del mercato discografico internazionale, gruppi come i Fischerspooner, che la Emi ha sommerso didollari pur di poter decretare la nascita delle nuove star della ribellione senza una causa giovanile.
Dietro questo immaginario, che cita con disinvoltura, Dolce&Gabbana, i fetish club della zona del "meat market", i Sex Pistols enaturalmente Andy Warhol, c'é proprio Larry Tee.
A Bologna arriverà in compagnia della sua più riuscita fantasia sonora e sessuale. Si chiamano W.I.T.. (che sta per Whatever It Takes), tre ragazze che sembrano vivere nel culto sfrontato delle Charlie's Angels, inguainate instrettissimi abitini neri, biondissime, labbra rosso fuoco su una carnagione efebica e tatuaggio ostentato con disinvoltura.
Naturalmente non cantano, ma si muovono benissimo e, soprattutto, ogni loro performance contribuisce a ricostruire un frammento diimmaginario pop ai confini con il super kitsch.Una scena che sembrava irrimediabilmente travolta dall'incedere digitale degli sperimentatori techno minimali, dai cultori del club comelaboratorio di sperimentazione. Con l'electroclash, invece, si ritorna alle basi, ai rudimenti della tecnologia, alle bassline che ci hanno fatto amare Human League e GraceJones. E che adesso, arrivano ai vertici delle classifiche, grazie ad un fenomeno che nasce al di là dei confini "mediatici" della dance e che,soprattutto, riesce a fare a meno delle multinazionali ed ama citare città come Berlino, Amburgo, Vienna, piuttosto che Parigi o Londra, nonsi tira indietro di fronte alla semplicità ad effetto di assoli di chitarra su ritmi funky, con sottofondo di rumori in libertà, generati da unpolveroso sintetizzatore pieno di tasti e di manopole.
Tutto questo arriverà in Italia, per la prima volta, giovedì 29 maggio (ore 23.00) al Cassero Arcigay di Bologna, dove Larry Tee proverà a ricreare le atmosfere analogiche, in bilico tra chitarre distorte e rudimentali batterie elettroniche, delle serate "Berliniamsburg", gli eventi che hanno radicalmente modificato la geografia dell'intrattenimento estremo newyorchese, spostando l'asse del piacere notturno dalle vetrine sfavillanti di Manhattan agli scenari desolati di Brooklyn.
Un suono (ed una subcultura) periferica che, in poco più di anno ha definitivamente conquistato tutte le possibili "vittime della moda",imponendo, in tempi di crisi irreversibile del mercato discografico internazionale, gruppi come i Fischerspooner, che la Emi ha sommerso didollari pur di poter decretare la nascita delle nuove star della ribellione senza una causa giovanile.
Dietro questo immaginario, che cita con disinvoltura, Dolce&Gabbana, i fetish club della zona del "meat market", i Sex Pistols enaturalmente Andy Warhol, c'é proprio Larry Tee.
A Bologna arriverà in compagnia della sua più riuscita fantasia sonora e sessuale. Si chiamano W.I.T.. (che sta per Whatever It Takes), tre ragazze che sembrano vivere nel culto sfrontato delle Charlie's Angels, inguainate instrettissimi abitini neri, biondissime, labbra rosso fuoco su una carnagione efebica e tatuaggio ostentato con disinvoltura.
Naturalmente non cantano, ma si muovono benissimo e, soprattutto, ogni loro performance contribuisce a ricostruire un frammento diimmaginario pop ai confini con il super kitsch.Una scena che sembrava irrimediabilmente travolta dall'incedere digitale degli sperimentatori techno minimali, dai cultori del club comelaboratorio di sperimentazione. Con l'electroclash, invece, si ritorna alle basi, ai rudimenti della tecnologia, alle bassline che ci hanno fatto amare Human League e GraceJones. E che adesso, arrivano ai vertici delle classifiche, grazie ad un fenomeno che nasce al di là dei confini "mediatici" della dance e che,soprattutto, riesce a fare a meno delle multinazionali ed ama citare città come Berlino, Amburgo, Vienna, piuttosto che Parigi o Londra, nonsi tira indietro di fronte alla semplicità ad effetto di assoli di chitarra su ritmi funky, con sottofondo di rumori in libertà, generati da unpolveroso sintetizzatore pieno di tasti e di manopole.