Giulio Marcon: Quei civili chiamati alle armi
03 Giugno 2003
La partecipazione di un "manipolo" di ragazzi/e impegnati nel
Servizio Civile Nazionale (non gli obiettori di coscienza: considerati troppo
pericolosi) alla parata militare del 2 giugno è l'ennesimo segnale della
cooptazione del "civile" e dell'umanitario dentro la cornice e la
logica di un protagonismo delle Forze armate fatto da "soldati di
pace" (titolo della prossima serie di telefilm Rai) che fanno le
"guerre umanitarie", naturalmente. Cos'abbiano a che fare i ragazzi
che portano aiuto ai disabili e agli anziani con la tronfia e retorica parata (e
che costa milioni di euro, molto più utili per i servizi ai disabili che
Berlusconi smantella quotidianamente) i carri armati e i caccia bombardieri è
difficile da dirsi. Per il governo italiano è più chiaro: un tocco di bontà,
un pizzico di umanitario con cui condire in salsa nostrana l'indigesta pietanza
di un esercito di "pace" con retrovie "civili" e blandire
qualche ente di servizio civile che in questo modo si crede accolto,
legittimato, valorizzato. I governi italiani da anni aumentano le spese
militari; dalle nostre basi militari partono gli aerei per le missioni di
guerra; le nostre forze armate partecipano ad alcune operazioni militari (Iraq,
Afghanistan) che niente hanno a che fare con le missioni di pace. Quando Aldo
Capitini e don Lorenzo Milani pensavano a un servizio civile alternativo a
quello militare immaginavano qualcosa di radicalmente diverso da un'appendice
"umanitaria" in coda ai camion dei militari e alle autoblindo sappiamo
che quei ragazzi in servizio civile svolgono un compito importante per la
comunità e che l'istituzione del Servizio Civile Nazionale rappresenta un
importante risultato e anche una conquista per il Movimento per la pace
italiano. Ma se il prezzo è quello di essere "embedded" tra un
battaglione San Marco e la Folgore, allora quel prezzo è troppo alto. La festa
della Repubblica è di tutti, ma non è certo un buon motivo per avvalorare una
omologazione civili-militari tutti insieme appassionatamente,
omologazione cui gli alfieri degli interventi militari-umanitari da alcuni anni
si prodigano con entusiasmo. Nessun pregiudizio ideologico verso le Forze armate
se hanno un ruolo autenticamente di pace e dentro la cornice dell'Onu; ma contro
il militarismo e il loro uso al servizio delle guerre e alla geopolitica di
potenza sicuramente sì. I ragazzi "precettati" alla sfilata militare
avrebbero dovuto ricorrere alla vecchia e sempre buona pratica dell'obiezione di
coscienza e sfilare da qualche altra parte, o magari, ancora meglio dedicare la
giornata di ieri al servizio cui si dedicano gli altri giorni della settimana.
La istituzionalizzazione del servizio civile (in alcuni casi problematica) non
può voler dire la sua strumentalizzazione ai fini di operazioni
politico-culturali che hanno come obiettivo l'annullamento dell'autonomia, della
radicalità e del carattere di pace del servizio civile e della sua ispirazione
originaria. Non prestarsi a queste operazioni è di fondamentale importanza per
le organizzazioni umanitarie e per il servizio civile. A Baghdad nel `42 le Ong
internazionali presenti sul campo non collaborano né si fanno intruppare dalle
Forze armate americane. A Via dei Fori Imperiali il messaggio non è ancora
arrivato.
Giulio Marcon
Giulio Marcon è tra i fondatori del Consorzio italiano di solidarietà (Ics), coordinamento di intervento sulla questione balcanica che raggruppa oltre cento organizzazioni. Ha scritto Volontariato italiano (Lunaria 1996) e …