Giorgio Bocca: Teatro dell´assurdo in Parlamento

26 Giugno 2003
Prima di allontanarsi dall´aula e dai rimbombi dell´opposizione leghista il ministro dell´Interno Pisanu è riuscito a dire alcune cose sensate: "Il dibattito sull´immigrazione può uscire da anguste polemiche partigiane e prendere come è giusto il respiro di una grande questione nazionale e europea: si tratta di dominare i fatti con intelligenza e di non subirli emotivamente. I dati sulle domande di asilo in Italia sono 9mila contro le 110mila della Gran Bretagna. L´Italia è fra i paesi europei il meno aggredito dall´immigrazione clandestina. Il 75 per cento degli immigrati ci considera un paese di transito" . Ha ragione Pisanu, l´immigrazione è una grande questione nazionale ed europea, complessa e di difficile comprensione. Gli storici dell´Impero Romano non hanno ancora capito a fondo perché verso il 370 dopo Cristo e non prima l´invasione degli Unni fece precipitare i Goti sulle province romane e poi passare in quaranta anni dal Danubio all´Atlantico.
Gibbon ricorda che cinque anni prima un violento e rovinoso terremoto aveva sconvolto il mondo romano, ma i terremoti come le invasioni di milioni di persone nessuno riesce a fermarli e a spiegarli.
Perché la grande immigrazione dai paesi poveri adesso e non prima? Di certo perché nei paesi poveri si muore di fame, ma anche altro, a cominciare dai mezzi di comunicazione, in primis la televisione che fa vedere ai poveri come si vive nei paesi dei ricchi, e le macchine che i paesi dei ricchi esportano fra la gente della miseria, macchine miracolose che annullano le distanze, i tempi, persino, in apparenza, le divisioni sociali. Ma perché proprio ora? Perché i poveri hanno capito che le armi dei ricchi non possono arrestarli, perché solo frange retrograde come quelle della Lega possono pensare di usare le navi da guerra e i cannoni per arrestarli. "Nulla sarà più come prima", si disse dopo l´attentato alle due torri di Manhattan, quell´atto di guerra compiuto nel cuore della fortezza americana da uomini armati di temperini, ci avvertì che la disperazione dei poveri aveva ormai superato le difese del mondi ricco, che tutto diventava possibile. Fra l´immigrazione e il terrorismo non ci sono nessi precisi di causa effetto, ma di certo entrambi fanno parte della fragilità di un mondo che la rivoluzione tecnologica ha reso incontrollabile. Con il passare degli anni il gruppo dirigente della Lega ha perso in ragionevolezza e acquistato in violenza. I leghisti ragionevoli che amministrarono Milano, Varese, Monza hanno lasciato il posto ai Cè ai Borghezio ai Gentilini e agli altri che non avendo uno sbocco politico urlano e minacciano. Non è un caso che il ministro Pisanu sia diventato la bestia nera dei leghisti: è fra i pochi che nella Casa delle libertà conservi uno stile e una tradizione da parlamentare civile. Il Cè gli ha gridato: "Signor ministro, per il bene dei cittadini è bene che lei cambi mestiere. Chiediamo un commissario straordinario perché Pisanu non è all´altezza della situazione" . All´altezza della situazione sarebbe invece un movimento reazionario e populista che ha strabiliato il Paese con i riti fluviali sul Po, i parlamentari e le scuole padane fantomatici, abile solo nel ricatto parlamentare. Può anche darsi che le convulsioni della Lega possano avere un effetto nella politica nazionale, e nel regno berlusconiano ma restano vicende minori, di un paese in crisi profonda di uomini e di idee. In cui i discorsi dei deputati al governo suonano spesso come battute di un teatro dell´assurdo e del nonsense. Il capogruppo di An Ignazio La Russa ha dichiarato: "Io ho fiducia nella verifica perché spesso la Lega ha poi precisato le sue parole. Se ci fossero, ma non ci sono, condizioni eccezionali di gravità del fenomeno immigrazione clandestina si potrebbero valutare soluzioni eccezionali. Un commissario? Non lo so, dico che se ci fosse una situazione eccezionale ci potrebbero essere soluzioni eccezionali". Un´acutezza davvero eccezionale. Il dramma vero del berlusconismo è di avere portato al governo del paese una moltitudine di signor Marsala, il personaggio di Arbore, che non sapeva cosa fare ma "armeggiava".
Giorgio Bocca: Teatro dell´assurdo in Parlamento