Maurizio Caprara : Uranio, dall' Italia un flusso di carte verso gli alleati

16 Luglio 2003
Più passano i giorni, più la pista della Iraq-Niger connection che venne imboccata da Gran Bretagna e Stati Uniti con la collaborazione di servizi segreti stranieri si configura come una strada tortuosa e piena di tappe. La tesi secondo la quale Saddam Hussein avrebbe cercato uranio per dotarsi di un' arma nucleare, sostenuta da George W. Bush e Tony Blair con lo scopo di ridurre le resistenze alla guerra contro Bagdad, ha alle spalle una stratificazione di carte segrete e una quantità di capitoli che probabilmente soltanto pochi al mondo conoscono per intero. Per capirne di più, possono essere utili alcuni elementi di varia provenienza su quanto è accaduto prima che l' Agenzia internazionale per l' energia atomica, il 7 marzo scorso, definisse fasulli i documenti portati a suffragio della teoria. Una teoria che poi, nella sua essenza, potrebbe anche un domani risultare in qualche modo fondata, visto che Saddam una minaccia alla sicurezza lo era. Secondo il giornale scozzese Sunday Herald, nel febbraio 1999 l' ambasciatore iracheno presso la Santa Sede, Wissam al Zahawie, visita sette Pesi africani, Niger compreso. Più tardi, i servizi segreti italiani entrano in possesso di documenti falsificati stando ai quali Saddam tentava di comprare uranio del Niger. I documenti vengono passati al MI6 britannico e arrivano da Londra all' ufficio del vicepresidente degli Stati Uniti Dick Cheney. All' origine del caso di questi giorni, se si dà credito a due funzionari americani citati senza nome dal Wall Street Journal, sono "documenti italiani" sul tentativo di acquisto di ossido di uranio, la polvere che i tecnici chiamano "yellow cake", torta gialla. "La fonte originale non fu mai rivelata. Gli italiani mandarono riassunti, non copie dei documenti, alla Gran Bretagna e la Cia li ha ricevuti agli inizi dell' anno scorso", scrive il quotidiano. Time riferisce che "il governo italiano" ottenne prove sulla torta nigerina "nel tardo 2001". La "fonte di Roma" fornì "mezza dozzina di lettere e altri documenti", presentati come una corrispondenza su una trattativa per l' uranio tra Niger e funzionari iracheni, e che ciò venne condiviso con Gran Bretagna e Stati Uniti. Secondo quanto risulta al Corriere, le carte acquisite dal Sismi che nel ministero degli Esteri italiano sono state giudicate non credibili nella sostanza, seppure in apparenza valide, avrebbero riguardato un negoziato tra ambasciate o diplomatici stranieri. Argomento, sempre l' uranio del Niger per l' Iraq. Ma tra quei fogli non ci sarebbero stati la lettera con firma copiata del presidente del Niger e il documento con la firma di un ministro non più in carica dei quali hanno riferito fonti e mezzi d' informazione statunitensi. Il Los Angeles Times, il 15 marzo, ha sostenuto che documenti dell' intelligence italiana non erano stati mandati alla Cia che un mese prima. Dalla somma delle versioni, non è escluso che le fasi del passaggio delle carte possano essere state più d' una. Dopo la smentita di Palazzo Chigi sul ruolo dei servizi italiani, il Financial Times ha scritto ieri che le pezze d' appoggio a Londra per la tesi sull'uranio africano a Saddam vennero da due governi, "ritenuti essere Francia e Italia". Il ministro degli Esteri britannico Jack Straw ha aggiunto che arrivarono da "un Paese terzo" senza dire quale. Da Parigi, prontamente, il ministero degli Esteri ha respinto le allusioni: "Contrariamente alle insinuazioni apparse sulla stampa britannica, la Francia non è all' origine" delle informazioni. A Roma, il presidente del Comitato parlamentare sui servizi Enzo Bianco ha deciso di chiedere domani al sottosegretario Gianni Letta i documenti sul caso trattati dal Sismi. L' Ulivo, alla Camera, ha presentato un' interrogazione. Il ministro della Difesa Antonio Martino ha definito il caso "una bolla di sapone": "È un' ipotesi avanzata molto prima dell' attuale gestione del Sismi". Nel Comitato, l' attuale capo del Sismi ha sempre sostenuto che per dotarsi di una bomba atomica Saddam aveva bisogno di 3-5 anni. E all' uranio dall' Africa fece soltanto un accenno. Maurizio Caprara LE TAPPE 2001 OTTOBRE Secondo la rivista "Time", i servizi italiani avrebbero acquistato documenti che dimostrerebbero che Saddam ha tentato di comprare uranio in Niger 2002 Febbraio L' ex ambasciatore Joseph Wilson viene inviato dalla Cia, su richiesta del vicepresidente Cheney, in Niger per verificare l' attendibilità del dossier 2002 Ottobre La Cia, ricevuto il rapporto di Wilson, fa togliere alla Rice riferimenti all' uranio in un discorso di Bush. Ma quei riferimenti tornano nel discorso sullo stato dell' Unione 2003 Luglio Fonti della Cia fanno sapere che la Casa Bianca era stata avvertita della inaffidabilità del dossier del Niger. Bush smentisce, nasce un caso politico ANTONIO MARTINO Credo che questo caso sia una bolla di sapone. Per ora non c' è niente, è un' ipotesi avanzata molto prima dell' attuale gestione del Sismi sulla quale si stanno facendo dei riscontri JACK STRAW Le informazioni sulle quali ci siamo basati, completamente diverse dagli ormai celebri documenti falsificati, provenivano da fonti di intelligence straniere.

Maurizio Caprara

Maurizio Caprara (Napoli 1961), ha cominciato a fare il giornalista al "Manifesto" nel 1978. Dopo un periodo di collaborazione, nel 1982 è stato assunto al"Corriere della Sera", dove ha lavorato …