Maurizio Caprara: Sharon: "Contro l'antisemitismo venite in Israele!"

21 Novembre 2003
Roma - «Alcune parole sulle nostre aspettative nei vostri confronti...». Quando Ariel Sharon ha pronunciato questa frase di fronte ai rappresentanti degli ebrei italiani, nella sala dell' Hotel Hilton di Roma l' atmosfera era già improntata a compattezza e tensione. Platea silenziosa. Brusio di fastidio verso uno dei presenti che aveva dimenticato accesa la suoneria del telefonino. C' era il clima sofferto, solenne che si può facilmente immaginare in un incontro fra persone unite non soltanto da un legame religioso, ma anche dalla contrizione comune di aver dovuto contare, sabato, i morti delle bombe alle sinagoghe di Istanbul e, per decine di volte, i civili stroncati in Israele dagli attentati di terroristi suicidi. «Siamo testimoni di una grande ondata di antisemitismo», ha premesso il primo ministro israeliano. Poi, una tesi per niente scontata: «La miglior soluzione all' antisemitismo è l' immigrazione in Israele. Si tratta dell' unico posto al mondo dove gli ebrei possono vivere da ebrei». Indicano il grado di drammaticità raggiunto dalle riflessioni all' interno del mondo ebraico e dentro il governo israeliano, due entità legate e tuttavia distinte, le affermazioni pronunciate ieri da Sharon. Abituato a combattere da militare, il leone della coalizione di destra del Likud sa che anche in momenti pessimi scherzare può servire. «Non ho visto alcuni di voi correre a fare le valigie...», è stata una sua battuta. Lo spazio per le risate però è durato un paio di secondi. «Se è difficile per i genitori, che mandino avanti i figli. Che li mandino per esempio un anno a studiare. Per portare ebrei in Israele va fatta qualunque cosa», ha detto Sharon evocando l' Aliya, la «salita», termine che nella tradizione indica l' andar a vivere in Israele. «Ai giovani bisogna dare un' educazione sionistica. Devono imparare l' ebraico, la Bibbia, la storia di Haaretz Israel», ossia la Terra di Israele, ha raccomandato ricordando che il suo governo ha l' obiettivo di favorire l' immigrazione. Non c' era bisogno di far presente il motivo: perché l' incremento demografico tra i palestinesi può in futuro sopraffare il Paese. Veniva da due incontri con i presidenti delle Camere, il primo ministro che sarà a Roma fino a domani. Arrivato a Ciampino tra misure di sicurezza robuste, con più divieti di sosta lungo le strade toccate dalla visita per ridurre i rischi di auto-bomba, Sharon si è sentito spiegare da Marcello Pera che il 27 gennaio il Senato ricorderà l' Olocausto con una mattinata per studenti e un convegno il pomeriggio. Lo ha ringraziato ed è andato da Pier Ferdinando Casini. Dopo le prime tappe di un giro che lo porterà oggi da Silvio Berlusconi, il premier israeliano ha raggiunto una platea che in passato non sarebbe stata necessariamente facile, considerata la dialettica esistita tra settori consistenti della Diaspora e i suoi governi. Un paio di centinaia di persone. Il presidente delle Comunità ebraiche italiane Amos Luzzatto e la presidentessa precedente, Tullia Zevi. Rabbini e signore. Dal presidente della Confcommercio di Roma a Enrico Mairov, l' amico che ha fatto da apripista a Gianfranco Fini per la visita in Israele. A loro Sharon ha ribadito i suoi giudizi positivi sul governo italiano: «Oggi l' Italia è il più grande amico che abbiamo in Europa», «Da quando c' è Berlusconi le relazioni bilaterali sono migliorate», «Mai avuta una presidenza dell' Unione Europea così amichevole», «La posizione italiana nel conflitto israelo-palestinese è molto vicina alla nostra». Altre conferme, la disponibilità a incontrare il premier palestinese Abu Ala e la promessa di una disponibilità a «concessioni dolorose» ai palestinesi, senza alcuna concessione «sulla sicurezza di Israele». «Io, come primo ministro di Israele e come primo ministro degli ebrei, e non è una cosa facile...», ha scherzato a un certo punto Sharon. Ma non è stato il sorriso l' elemento chiave del discorso. Salutato alla fine dal canto serio e corale di Ha Tikwà, «La speranza».

Maurizio Caprara

Maurizio Caprara (Napoli 1961), ha cominciato a fare il giornalista al "Manifesto" nel 1978. Dopo un periodo di collaborazione, nel 1982 è stato assunto al"Corriere della Sera", dove ha lavorato …