Fabrizio Dragosei: Putin difende la Costituzione: «Non si tocca»
19 Dicembre 2003
Un altro pesantissimo messaggio del terrorismo ceceno che voleva colpire la Duma a due giorni dalle elezioni. L' attentato davanti all' albergo National è arrivato mentre il presidente Vladimir Putin avviava un processo di riavvicinamento con la parte del Paese che è ancora sotto shock per l' esclusione dalla nuova Duma dei due partiti liberali e democratici. Il presidente ha deciso di smentire chi lo accusa di voler rimanere in carica anche oltre il prossimo secondo mandato, cambiando la costituzione. Ha annunciato di essere contrario a mutare la carta fondamentale del Paese varata da Boris Eltsin proprio dieci anni fa: «Non ha ancora esaurito il suo potenziale positivo». Putin è anche preoccupato per il clamoroso insuccesso dei liberali. Le forze alle quali si è fino ad ora appoggiato per elaborare e varare le sue riforme economiche e sociali non hanno alcuna rappresentanza in parlamento. Per recuperarli, potrebbe decidere di «prestare» alcuni deputati eletti nel partito Russia Unita che ha vinto le elezioni per creare un gruppo riformatore. L' attentato, che forse era stato originariamente programmato per il giorno delle elezioni, è stato duramente condannato dal capo dello Stato durante un incontro fissato proprio per il decennale della costituzione. Il documento, ha detto Putin, «ha dato le fondamenta per la democrazia, un' economia di mercato, lo sviluppo del Paese e la salvaguardia della sua integrità territoriale. Le azioni dei criminali e dei terroristi che dobbiamo combattere sono dirette contro tutto questo». Le forze politiche hanno iniziato ieri a discutere come la nuova Duma influenzerà il futuro del Paese. La forte presenza nazionalista, in particolare il successo della formazione Rodina (patria), crea non poche preoccupazioni. Ieri i leader del partito hanno chiesto l' estromissione dal vertice dell' Azienda elettrica nazionale di Anatolij Chubais, che è anche uno dei leader della formazione democratica Sps. Contemporaneamente una fonte confidenziale ha informato la radio Eco di Mosca che la fusione tra la Yukos del magnate Khodorkovskij che si trova in carcere e la Sibneft è definitivamente saltata. In pratica, un altro passo decisivo per mettere definitivamente nell' angolo l' industriale che aveva deciso di scendere in politica, finanziando proprio quei partiti d' opposizione che dopo il suo arresto hanno perso le elezioni. Senza più il legame con la Sibneft di Roman Abramovich, ex banchiere della famiglia Eltsin, la Yukos potrebbe essere fatta a pezzi. Nei giorni scorsi il ministero delle finanze ha contestato alla società il mancato pagamento di tasse arretrate per cinque miliardi di dollari. Un conto che spezzerebbe la schiena a qualsiasi gruppo industriale. Ma se da un lato Putin vuole certamente rafforzare il potere centrale e tenere il più possibile sotto controllo la società, dall' altro ha anche la necessità di avviare concrete riforme per liberalizzare l' economia. Per questo ha bisogno dei riformisti. Già ieri si sono aperte trattative tra Yabloko e l' Sps per unire i soli sei deputati che le due formazioni sono riuscite ad eleggere. Il Cremlino potrebbe decidere di traghettare in questa formazione alcuni deputati, guidati da un riformista di provata fede. Per creare, magari, una nuova formazione liberale che sia maggiormente sotto controllo. Questo anche in vista delle elezioni presidenziali di marzo che Putin dovrebbe vincere senza problemi ma che potrebbero anche assicurare un qualche sgradito successo a leader nazionalisti, come Zhirinovskij e Rogozin del partito Rodina. Putin ha comunque voluto dissipare i timori su una possibile presidenza a vita: «E' venuto il momento di smetterla di parlare di cambi costituzionali. Sono completamente d' accordo sul fatto che la costituzione attuale è diventata la base della stabilità nella società». E senza cambiamenti alla carta fondamentale, non sarebbe possibile avere una terza presidenza Putin.
Francesco Dragosei
Francesco Dragosei, nato a Roma nel 1942, ha insegnato per trent'anni lingua e letteratura inglese e americana in un liceo statale, collaborando inoltre alle pagine culturali della "Repubblica", "l'Unità", l'"Espresso", …