Massimo Cacciari: intervista sulla sinistra milanese
09 Gennaio 2004
Professor Massimo Cacciari, cominciamo con il suo risultato personale: il
sondaggio dell´Istituto Piepoli pubblicato ieri da Repubblica, la accredita di
un 12 per cento nelle intenzioni di voto dei milanesi per la poltrona di
sindaco.
"È un po´ bassetto per un candidato a Palazzo Marino. Scherzi a parte, sono contento: vuol dire che il lavoro che stiamo facendo a Milano con Sarfatti, Salvati, Martinelli e tanti altri, è stato visto ed apprezzato; e i suoi contenuti stanno guadagnando credito. È una indicazione delle straordinarie possibilità che Milano possa tornare a essere una grande capitale europea. Siamo sulla strada giusta, anche se resto convinto che chi aspira a rappresentare una città non possa essere altro che chi in quella realtà si è formato, e quelle origini può rappresentare al più alto livello".
E al secondo posto c´è un altro intellettuale, anche se di diversa tradizione e formazione come Umberto Veronesi...
Un personaggio di grande spessore, appunto. Questa città non può rappresentarsi nella nostalgia leghista o in quella del capitale d´antan. Ci sono nuove straordinarie energie da mettere in moto. Non solo sul piano della cultura politica, ma anche di quella d´impresa: c´è una straordinaria nuova borghesia, radicata nel territorio ma proiettata oltre i confini nazionali, a cui dare risposte".
Ma il sindaco Gabriele Albertini raccoglie ancora il 55 per cento dei consensi, più di quanti (il 51) non ne raccolga il centrodestra.
"Ho sempre riconosciuto ad Albertini di essersi differenziato dai toni più accesi e demagogici del berlusconismo. Questo gli ha certamente guadagnato simpatie. Il che non toglie che resti inadeguato al compito di riportare Milano nuovamente in Europa. Pensi alla vicenda tranvieri: se mi fosse successo quando ero sindaco di Venezia, non mi sarei mai sognato di usare nei loro confronti le parole che ha usato Albertini, né di appellarmi al prefetto. Non basta trasformare le municipalizzate in Spa, per comportarsi poi come il presidente di un consiglio di amministrazione. Una città ha bisogno di attenzione, mediazione sociale, confronto, trattativa, compromessi. Ma questo non appartiene alla sua cultura, non fa parte del suo mestiere. Albertini si è definito buon amministratore di condominio: sarebbe, probabilmente, un buon assessore; ma fare il sindaco di una metropoli è un´altra cosa".
Per la maggioranza dei milanesi, il 61 per cento, negli ultimi dieci anni la città è peggiorata.
"E hanno ragione. Cosa è stato fatto negli ultimi dieci anni? Nulla: si è rimasti alle grandi opere infrastrutturali degli anni Ottanta. E traffico e smog sono divenuti un´emergenza. Qual è la differenza tra Milano e le grandi metropoli europee, il suo grande gap? Quello di avere una situazione ambientale disperante, per modificare la quale non si è fatto nulla".
Anche per questo il centrosinistra sta guadagnando consensi: 49 contro 51 per cento.
"Quando, per le europee del ´99, ho cominciato a lavorare a Milano, il centrosinistra era catastrofizzato. Doveva passare una generazione ,e non sarebbe bastato qualche cerotto prima che potesse riprendere l´iniziativa. Il sondaggio registra l´inizio di una tendenza, che può interrompersi però da un momento all´altro".
Come?
"C´è già chi si ritiene al di là del guado. E se le nomenklature politiche riprendessero il sopravvento soffocando le energie vecchie e nuove che stanno riemergendo, il "fantolino" che stiamo allevando ci metterebbe poco a morire".
E poi c´è l´incognita delle provinciali.
"Se perdessimo, le possibilità di vincere a Milano sarebbero nulle".
E le divisioni della sinistra: in quel 49 per cento c´è un solido 14 di sinistra.
"Guardi che io non ho mai dato la croce addosso a Bertinotti per la caduta del governo Prodi. Allora l´Ulivo era già morto, meglio: si era suicidato. Ma se si crea un nucleo forte e coeso, se ci sono uomini nuovi, decisi e credibili, tutta la sinistra avrà l´interesse di lavorare in quel laboratorio, come ad esempio è già avvenuto in Veneto".
Ma il centrodestra non starà a guardare.
"Mettendomi nei loro panni, candiderei per la Provincia un leghista, ma per Milano cercherei un politico di alto livello e di forte proiezione europea".
Qualcuno come Formigoni?
"Formigoni è un politico. Si può dissentire dalle sue scelte anche radicalmente, come io faccio sul terreno della Sanità. Ma non v´è dubbio che da politico abbia perfettamente presenti i veri temi della situazione lombarda".
Ambiente e infrastrutture?
"Esattamente. Ed è una grande sfida quella che si apre. Pensi solo alle possibilità che si aprono con il trasferimento della Fiera a Pero-Rho, e la liberazione di un´area semi centrale come quella di largo Domodossola. O con la bonifica e riqualificazione delle ex periferie e delle loro aree industriali. E poi c´è da lavorare su eccellenze misconosciute: Milano è il maggior polo universitario e di ricerca del Paese, e non fa nulla per valorizzare e mettere in rete queste sue eccellenze. Ma sono tutte scelte che devono vedere la partecipazione dell´intera città. Questo è il programma di un nuovo governo della città, quello che questa amministrazione non svilupperà mai per i suoi specifici limiti culturali".
"È un po´ bassetto per un candidato a Palazzo Marino. Scherzi a parte, sono contento: vuol dire che il lavoro che stiamo facendo a Milano con Sarfatti, Salvati, Martinelli e tanti altri, è stato visto ed apprezzato; e i suoi contenuti stanno guadagnando credito. È una indicazione delle straordinarie possibilità che Milano possa tornare a essere una grande capitale europea. Siamo sulla strada giusta, anche se resto convinto che chi aspira a rappresentare una città non possa essere altro che chi in quella realtà si è formato, e quelle origini può rappresentare al più alto livello".
E al secondo posto c´è un altro intellettuale, anche se di diversa tradizione e formazione come Umberto Veronesi...
Un personaggio di grande spessore, appunto. Questa città non può rappresentarsi nella nostalgia leghista o in quella del capitale d´antan. Ci sono nuove straordinarie energie da mettere in moto. Non solo sul piano della cultura politica, ma anche di quella d´impresa: c´è una straordinaria nuova borghesia, radicata nel territorio ma proiettata oltre i confini nazionali, a cui dare risposte".
Ma il sindaco Gabriele Albertini raccoglie ancora il 55 per cento dei consensi, più di quanti (il 51) non ne raccolga il centrodestra.
"Ho sempre riconosciuto ad Albertini di essersi differenziato dai toni più accesi e demagogici del berlusconismo. Questo gli ha certamente guadagnato simpatie. Il che non toglie che resti inadeguato al compito di riportare Milano nuovamente in Europa. Pensi alla vicenda tranvieri: se mi fosse successo quando ero sindaco di Venezia, non mi sarei mai sognato di usare nei loro confronti le parole che ha usato Albertini, né di appellarmi al prefetto. Non basta trasformare le municipalizzate in Spa, per comportarsi poi come il presidente di un consiglio di amministrazione. Una città ha bisogno di attenzione, mediazione sociale, confronto, trattativa, compromessi. Ma questo non appartiene alla sua cultura, non fa parte del suo mestiere. Albertini si è definito buon amministratore di condominio: sarebbe, probabilmente, un buon assessore; ma fare il sindaco di una metropoli è un´altra cosa".
Per la maggioranza dei milanesi, il 61 per cento, negli ultimi dieci anni la città è peggiorata.
"E hanno ragione. Cosa è stato fatto negli ultimi dieci anni? Nulla: si è rimasti alle grandi opere infrastrutturali degli anni Ottanta. E traffico e smog sono divenuti un´emergenza. Qual è la differenza tra Milano e le grandi metropoli europee, il suo grande gap? Quello di avere una situazione ambientale disperante, per modificare la quale non si è fatto nulla".
Anche per questo il centrosinistra sta guadagnando consensi: 49 contro 51 per cento.
"Quando, per le europee del ´99, ho cominciato a lavorare a Milano, il centrosinistra era catastrofizzato. Doveva passare una generazione ,e non sarebbe bastato qualche cerotto prima che potesse riprendere l´iniziativa. Il sondaggio registra l´inizio di una tendenza, che può interrompersi però da un momento all´altro".
Come?
"C´è già chi si ritiene al di là del guado. E se le nomenklature politiche riprendessero il sopravvento soffocando le energie vecchie e nuove che stanno riemergendo, il "fantolino" che stiamo allevando ci metterebbe poco a morire".
E poi c´è l´incognita delle provinciali.
"Se perdessimo, le possibilità di vincere a Milano sarebbero nulle".
E le divisioni della sinistra: in quel 49 per cento c´è un solido 14 di sinistra.
"Guardi che io non ho mai dato la croce addosso a Bertinotti per la caduta del governo Prodi. Allora l´Ulivo era già morto, meglio: si era suicidato. Ma se si crea un nucleo forte e coeso, se ci sono uomini nuovi, decisi e credibili, tutta la sinistra avrà l´interesse di lavorare in quel laboratorio, come ad esempio è già avvenuto in Veneto".
Ma il centrodestra non starà a guardare.
"Mettendomi nei loro panni, candiderei per la Provincia un leghista, ma per Milano cercherei un politico di alto livello e di forte proiezione europea".
Qualcuno come Formigoni?
"Formigoni è un politico. Si può dissentire dalle sue scelte anche radicalmente, come io faccio sul terreno della Sanità. Ma non v´è dubbio che da politico abbia perfettamente presenti i veri temi della situazione lombarda".
Ambiente e infrastrutture?
"Esattamente. Ed è una grande sfida quella che si apre. Pensi solo alle possibilità che si aprono con il trasferimento della Fiera a Pero-Rho, e la liberazione di un´area semi centrale come quella di largo Domodossola. O con la bonifica e riqualificazione delle ex periferie e delle loro aree industriali. E poi c´è da lavorare su eccellenze misconosciute: Milano è il maggior polo universitario e di ricerca del Paese, e non fa nulla per valorizzare e mettere in rete queste sue eccellenze. Ma sono tutte scelte che devono vedere la partecipazione dell´intera città. Questo è il programma di un nuovo governo della città, quello che questa amministrazione non svilupperà mai per i suoi specifici limiti culturali".
Massimo Cacciari
Massimo Cacciari si è laureato in filosofia a Padova nel 1967, ed è Ordinario di filosofia estetica dal 1985. È stato deputato in Parlamento dal 1976 al 1983, Sindaco di …