«Le banche finanziatrici, che basano le proprie analisi in primo luogo sui dati di bilancio, sono state indotte in gravi errori di valutazione». Parole di Antonio Fazio davanti al Parlamento che indaga sullo scandalo Parmalat. Il Governatore della Banca d' Italia, tuttavia, ha offerto notizie che fanno il dubbio che le banche avrebbero potuto aprire gli occhi un po' prima del crac. Negli ultimi tre anni, dice Fazio, l' esposizione delle banche italiane rilevata dalla Centrale rischi oscilla tra i 3,1 e i 3,8 miliardi di euro. Se i banchieri avessero confrontato questi dati, che sono nella loro piena disponibilità, con i bilanci della Parmalat avrebbero potuto sospettare della correttezza dei medesimi. L' esposizione bancaria ufficiale, compresi gli effetti all' incasso, era infatti pari a 2,9 miliardi di euro al 30 giugno 2003. Per un confronto perfetto ci vorrebbe la rilevazione della Centrale rischi a questa stessa data: i crediti sono flussi che variano sempre un po' . E tuttavia, in mancanza del dato che Banca d' Italia non mette a disposizione, un dubbio artigianale ci sta: come è possibile che i prestiti accordati dalle sole banche italiane siano superiori al totale di bilancio che non può non comprendere anche l' apporto delle banche estere, visto che una multinazionale di tal fatta non poteva servirsi solo della Cariparma? Alla fine del 2002 la sfasatura era più coperta, perché Parmalat inseriva tra i debiti bancari una parte delle obbligazioni. A quella data il debito ufficiale, compresi gli effetti nei conti d' ordine, arrivava a 4,5 miliardi contro una esposizione italiana rilevata dalla Centrale pari a 3,6 miliardi. Ma sarebbe bastato incrociare la somma dei valori dei bond in circolazione, fatta dalle agenzie specializzate, con quella, inferiore, iscritta nel bilancio Parmalat per capire, di nuovo, che qualcosa non funzionava in quei conti.
Massimo Mucchetti

Massimo Mucchetti

Massimo Mucchetti (Brescia, 1953) è oggi senatore della Repubblica. Ha lavorato al “Corriere della Sera” dal 2004 al 2013. In precedenza, era stato a “l’Espresso” per diciassette anni. E prima ancora a “Mondo economico”. Gli esordi furono nel quotidiano in cooperativa “Bresciaoggi”, di cui è stato uno degli amministratori. Per Feltrinelli ha pubblicato: Licenziare i padroni? (2003), un’analisi critica di come i principali gruppi privati hanno sprecato la grande occasione degli anni novanta; Il baco del Corriere (2006), storia dell’evoluzione della proprietà del “Corriere della Sera”, dalla fondazione fino allo spionaggio in via Solferino a opera della security di Telecom Italia; Confiteor. Potere, banche e affari. La storia mai raccontata (con Cesare Geronzi; 2012).

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