Vittorio Zucconi: Da rapinatore di banche a capo della Smith &Wesson

15 Marzo 2004
Il pentito con la pistola aveva scelto il luogo perfetto per nascondere il proprio passato: dalla parte della canna, era passato dalla parte del manico. Dopo 13 anni di carcere scontati per rapina a mano armata, James Joseph Minder aveva capito quella verità elementare che i criminali non afferrano mai, che si fanno molti più soldi fabbricando armi piuttosto che usandole. Da consumatore si era trasformato in produttore ed era diventato in questo 2004 il Presidente e maggiore azionista della Smith & Wesson, premiata fabbrica di armi e schioppi. Era stato chiamato a guidare l' azienda che da 150 anni sforna le più famose armi americane e che aveva prodotto anche l' arma che aveva usato da giovane per rapinare una banca. Quando il passato lo ha raggiunto dalle pagine del giornale di Phoenix, l' Arizona Republic, trentacinque anni dopo la sua scarcerazione, ha dato le dimissioni, ma il consiglio di amministrazione le ha respinte con sdegno. Resterà sulla sua poltrona. L' uomo giusto al posto giusto. Si dice nella letteratura «gialla» che il luogo migliore per nascondere qualcosa sia metterlo davanti agli occhi di tutti e c' è molto di vero nella vecchia formula, purché il luogo sia l' Arizona, dove la pistola è regina e la Smith & Wesson, originaria del Connecticut, ha uno stabilimento a Scottsdale, sobborgo di Phoenix. Dunque non ci poteva essere stato americano più accogliente, per un uomo uscito dal carcere nel 1969 ormai quarantenne, senza altro pezzo di carta che una fedina penale lunga come un braccio, tentativo fallito di evasione compreso. James Joe Minder, «JJ» per i complici e i futuri dipendenti, riuscì a prendere un titolo di studio e a trovare lavoro al capo opposto dell' America. Dal nordico Michigan, dove era stato incarcerato per 13 anni, migrò all' estremo sud in Arizona e trovò lavoro in un settore dove aveva una notevole esperienza pratica, le armi da fuoco. Una storia di redenzione, quindi, ma soprattutto una storia da Jack London o da Louis L' Amour, lo scrittore di «pulp western» caro a Ronald Reagan, che potrebbe finire nei titoli di coda con le indimenticabili parole di Charlton Heston, presidente onorario della lobby armata: «Mi toglieranno la pistola soltanto staccandola dalle mie dita morte e fredde». Un film con lieto fine che è sembrato sfasciarsi il 12 febbraio scorso quando qualcuno, che magari ambiva al posto di primo armaiolo d' America, ha fatto arrivare la soffiata al quotidiano locale. «JJ» aveva chiamato subito il direttore dell' Arizona Republic per smentirla, sostenendo che trattavasi di sfortunata omonimia. Ma dieci minuti dopo l' indignata smentita, lui stesso aveva richiamato il giornale per ammettere tutto e annunciare la dimissioni. E proprio come nei vecchi polpettoni western, la «S&W», produttrice della celebrata «Magnum», ha messo i carri in circolo per difendere il capo. «JJ ha 74 anni e i suoi ultimi 35 anni sono stati esemplari, per la nostra azienda è un simbolo positivo», spiega il CdA dell' armeria. La buona gente dell' Arizona, dove la lobby nazionale delle armi da fuoco ha una delle proprie sezioni più fedeli insieme con il Texas, si è unita alla difesa della carovana, sparando lettere contro quei «dannati comunisti che vogliono usare il passato del presidente Minder per la loro campagna contro il nostro diritto di portare armi» ha scritto un lettore. Basta poco, da quelle parti, per essere considerati pericolosi infiltrati di sinistra, magari come quella lobby anti armi creata nel nome dell' addetto stampa di Reagan, Jim Brady, paralizzato dai proiettile dell' attentatore Hinckley diretto al Presidente. «Ci sembra davvero grottesco che un ex rapinatore a mano armata guidi la più importante fabbrica di armi americana», hanno osato dire i «comunisti» guidati dalla moglie di Brady, ricordando che nel 2000 proprio la «S&W» dovette cedere davanti al governo federale e accettare limiti e dispositivi di sicurezza per la sua ricca e letale collezione di automatiche. Sbagliava dunque Scott Fitzgerald quando faceva dire al suo «Gatsby» che in America a nessuno viene data una «seconda chance» nella vita, se fallisce la prima. Il pentito con la pistola ne avrà addirittura una terza, se il circolo delle carovane resisterà all' assalto dei selvaggi «rossi» e salverà la sua poltrona di Presidente. Ma come mai, in 35 anni di carriera attraverso una fabbrica d' armi nessuno si era mai accorto di un precedente penale così importante? «Perché nessuno me lo aveva mai chiesto» ha risposto lui.
Vittorio Zucconi: Da rapinatore di banche a capo della Smith &Wesson