Marina Forti: In gara per l'acqua del Rio Colorado
05 Maggio 2004
Sulle Montagne rocciose meridionali è caduta pochissima neve, in marzo, e per il fiume Colorado è scattato l'allarme. Da quella neve dipendono le previsioni di afflusso d'acqua nel fume, e dopo un inverno scarso le previsioni sono crollate al 55 percento della media. Il punto è che sono ormai parecchi inverni consecutivi che il Colorado riceve poca acqua: il periodo dal 1999 è ormai ufficialmente classificato come il più secco degli ultimi 98 anni per il grande fiume che attraversa l'intero West degli Stati uniti prima di buttarsi nel golfo della Baja California, in Messico. Questo significa che per la prima volta dagli anni `30, quando fu cotruita la diga Hoover per controllare il flusso del Colorado, tutti gli stati che dipendono da quel fiume cominciano ad avere problemi di approvvigionamento d'acqua: dal New Mexico fino alla California, passando per Arizona, Colorado, Utah, Wyoming, Nevada. E la siccità ha spinto molti idrologi e geologi a riconsiderare la situazione a lungo termine, leggiamo in un lungo servizio del New York Times: così ora molti fanno notare che i vent'anni precedenti a questa siccità sono stati inusualmente umidi, e hanno alimentato la crescita dell'agricoltura e di tutta l'economia locale, ma la realtà è che quella era l'eccezione: la normalità è il clima secco. Le ricerche sui cicli di siccità dicono anzi che tutto il (relativamente umido) ventesimo secolo è stato l'eccezione in una storia di siccità ricorrenti.
Il lago Powell è un buon termometro della situazione, leggiamo ancora. E' il lago formato dalla diga di Glenn Canyon, costruita nei primi anni `50 sul Colorado non lontano dalla cittadina di Page, Arizona, ed è il secondo lago artificiale negli Usa per grandezza dopo il lago Mead in Nevada (anche questo sul Colorado). Ora ha perso il 60 percento dell'acqua che aveva. I bordi sono ormai un pendio ripido, come un canyon bianco (di depositi salini) alto dieci piani. Qua è là, cumuli di sedimenti rimasti all'asciutto. Poi ci sono le gettate di cemento buttate dal National Parks Service come rampe di lancio di canotti e barche nelle zone turistiche: il turismo ora è una voce in crisi dell'economia di Page.
E' un buon esempio, il lago Powell, di quelli che ora appaiono calcoli sbagliati. Tutte le opere di sviluppo sul fiume, e anche l'accordo tra stati sulla suddivisione delle sue acque, sono calibrati sui calcoli fatti nel 1922 sulla portata del fiume - che si sono in seguito rivelati sovrastimati, e di grosso. Secondo gli accordi, il lago Powell deve rilasciare ogni anno 8,23 milioni di piedi cubi d'acqua, non importa quanta ne abbia ricevuta dal Colorado. Di fatto ha spesso rilasciato più acqua di quanta ne riceveva, ma in tempi di abondanza non importava molto, perché gli stati a monte della diga non consumavano tutta la loro parte. Ora che l'acqua scarseggia, grandi città come Denver e municipalità agricole, o riserve native, tutti reclamano la loro quota. Intanto il lago si svuota: a questo ritmo si prevede che dal 2007 non sarà più in grado di produrre energia elettrica. Poco a poco il fondo del lago si trasformerà in uno stagno di alghe infestanti. Diventerà una "vasca morta", con i depositi di decenni di residui chimici dell'agricoltura ormai concentrati che si mescoleranno al flusso del fiume, per scorrere giù nel famoso Grand Canyon, che si trova appena a valle. D'altra parte, alcuni ambientalisti sostengono che smantellare la diga di Glenn Canyon è proprio la cosa da fare.
L'allarme del resto coinvolge il lago Mead, più giù, da cui dipendono Nevada, Arizona e California. Municipalità grandi e piccole, urbane e agricole, hanno ripreso a competere per le riserve disponibili. Ed è ripresa la discussione se più o meno mercato sia la soluzione più appropriata: una "banca dell'acqua" per distribuire le riserve non usate, dove ci sono, alle zone più assetate? O lasciare tutto alle contrattazioni bilaterali? Ma queste uccideranno l'agricoltura, perché i municipi urbani pagheranno meglio e gli agricolturi si venderanno le riserve? Si consiglia la visione di Chinatown, di Roman Polanski.
Il lago Powell è un buon termometro della situazione, leggiamo ancora. E' il lago formato dalla diga di Glenn Canyon, costruita nei primi anni `50 sul Colorado non lontano dalla cittadina di Page, Arizona, ed è il secondo lago artificiale negli Usa per grandezza dopo il lago Mead in Nevada (anche questo sul Colorado). Ora ha perso il 60 percento dell'acqua che aveva. I bordi sono ormai un pendio ripido, come un canyon bianco (di depositi salini) alto dieci piani. Qua è là, cumuli di sedimenti rimasti all'asciutto. Poi ci sono le gettate di cemento buttate dal National Parks Service come rampe di lancio di canotti e barche nelle zone turistiche: il turismo ora è una voce in crisi dell'economia di Page.
E' un buon esempio, il lago Powell, di quelli che ora appaiono calcoli sbagliati. Tutte le opere di sviluppo sul fiume, e anche l'accordo tra stati sulla suddivisione delle sue acque, sono calibrati sui calcoli fatti nel 1922 sulla portata del fiume - che si sono in seguito rivelati sovrastimati, e di grosso. Secondo gli accordi, il lago Powell deve rilasciare ogni anno 8,23 milioni di piedi cubi d'acqua, non importa quanta ne abbia ricevuta dal Colorado. Di fatto ha spesso rilasciato più acqua di quanta ne riceveva, ma in tempi di abondanza non importava molto, perché gli stati a monte della diga non consumavano tutta la loro parte. Ora che l'acqua scarseggia, grandi città come Denver e municipalità agricole, o riserve native, tutti reclamano la loro quota. Intanto il lago si svuota: a questo ritmo si prevede che dal 2007 non sarà più in grado di produrre energia elettrica. Poco a poco il fondo del lago si trasformerà in uno stagno di alghe infestanti. Diventerà una "vasca morta", con i depositi di decenni di residui chimici dell'agricoltura ormai concentrati che si mescoleranno al flusso del fiume, per scorrere giù nel famoso Grand Canyon, che si trova appena a valle. D'altra parte, alcuni ambientalisti sostengono che smantellare la diga di Glenn Canyon è proprio la cosa da fare.
L'allarme del resto coinvolge il lago Mead, più giù, da cui dipendono Nevada, Arizona e California. Municipalità grandi e piccole, urbane e agricole, hanno ripreso a competere per le riserve disponibili. Ed è ripresa la discussione se più o meno mercato sia la soluzione più appropriata: una "banca dell'acqua" per distribuire le riserve non usate, dove ci sono, alle zone più assetate? O lasciare tutto alle contrattazioni bilaterali? Ma queste uccideranno l'agricoltura, perché i municipi urbani pagheranno meglio e gli agricolturi si venderanno le riserve? Si consiglia la visione di Chinatown, di Roman Polanski.