Maurizio Caprara: La morte di Reagan. Cossiga: "Il simbolo di una democrazia aperta a tutti"

16 Giugno 2004
"Sapeva tutto del cinema italiano, conosceva tutto della nostra equitazione" ricorda Francesco Cossiga mentre parla di Ronald Reagan, il presidente degli Stati Uniti che entrò alla Casa Bianca nel 1981, poco dopo che il democristiano più "amerikano" dello scudo crociato aveva lasciato la guida del governo italiano. Per quasi tre anni, tra il 1985 e il 1988, Cossiga e Reagan si ritrovarono a essere contemporaneamente capi di Stato e quel frammento di memoria sulla competenza di "Ronnie" su film e cavalli è qualcosa di perfettamente attinente, non di estraneo, al giudizio politico di Cossiga sul presidente americano.

Chi era Reagan per lei, senatore?
Reagan era la dimostrazione vivente della democrazia americana intesa come il governo dell'uomo comune. La dimostrazione fatta persona di come negli Stati Uniti la politica e il governo non siano affare di pochi, ma di tutti. Non di una particolare professione o di una particolare cultura. Di tutti.

Compreso un attore.
Compreso un attore. Salvo il caso di Charles de Gaulle, non credo che in Europa e in Italia i grandi generali possano diventare capi di governo come avviene negli Stati Uniti. Per la prosopopea intellettuale degli italiani, non sarebbe neanche pensabile un attore presidente della Repubblica.

Quando incontrò Reagan la prima volta?
Quando venne in visita in Italia durante il suo mandato.

Come riassumerebbe il ruolo che ebbe dalla Casa Bianca?
Il suo nome è collegato, in modo più o meno appropriato, a quello di Papa Giovanni Paolo II. Perché è certo che la loro intesa, l'appoggio che gli Stati Uniti diedero all'azione di libertà della Santa Sede e il sostegno che la Santa Sede diede all'azione politica dell'Amministrazione Reagan furono determinanti per la caduta del Muro di Berlino. Determinanti per il successivo scioglimento del sistema di Stati del socialismo reale, del dissolvimento dell'Unione Sovietica, della fine del comunismo internazionalista.

Reagan sarà ricordato più per questo che per la deregulation. È così?
Certamente.

Come vedeva l'Italia?
Sapeva tutto del cinema italiano, conosceva tutto della nostra equitazione. Considerava l'Italia l'erede di Roma e l'ha sempre considerata come fino a quel momento era.

E com'era, l'Italia?
Una nazione in larga parte amica degli Stati Uniti. Di sicuro, oggi Reagan si meraviglierebbe non poco dei mutamenti intervenuti in questi anni, cambiamenti che dell'Italia hanno fatto una componente politica e culturale importante dell'antiamericanismo europeo. Adesso l'Italia è uno dei Paesi più antiamericani d'Europa.

Molti americani dicono di no.
Lo dico io.

Reagan, in una notte del 1985, si scontrò con Craxi mentre l'allora presidente del Consiglio, segretario del Psi, si rifiutava di soddisfare le sue richieste sui palestinesi che avevano sequestrato la nave. Ci fu tensione all'aeroporto di Sigonella...
Già, ricordo durante la crisi di Sigonella la meraviglia dovuta al fatto che l'Italia non diceva sì con entusiasmo agli Stati Uniti. Ma quello scontro dipende dal fatto che gli americani, avendo salvato l'Europa per tre volte dall'assolutismo, dall'autoritarismo e dalle dittature, non comprendono il popolo europeo e credono di aver diritto a una gratitudine. Che invece l'Europa si guarda bene dal concedere.

Maurizio Caprara

Maurizio Caprara (Napoli 1961), ha cominciato a fare il giornalista al "Manifesto" nel 1978. Dopo un periodo di collaborazione, nel 1982 è stato assunto al"Corriere della Sera", dove ha lavorato …