Lorenzo Cremonesi: "Criminali comuni i carcerieri degli italiani"

24 Giugno 2004
Non erano stati tenuti in un solo luogo gli ostaggi italiani rapiti il 12 aprile in Iraq. Salvatore Stefio, Umberto Cupertino e Maurizio Agliana erano appena stati trasferiti alla periferia di Mahmudiya, una trentina di chilometri a sud di Bagdad, quando sono stati liberati dai soldati americani. "I nostri uomini li hanno individuati dopo l’ultimo spostamento", confermano i portavoce militari Usa alle domande del ‟Corriere della Sera” .
Una rivelazione confermata dalle fonti raccolte tra i circoli degli ex servizi segreti di Saddam Hussein. Circoli molto vicini ai gruppi della guerriglia che operano nel triangolo sunnita tra Falluja e Ramadi.
Oggi cercare contatti con loro è diventato molto complesso. Hanno paura, sono violenti. Vedono in ogni straniero una spia, un agente degli americani. Più di un giornalista è stato minacciato. Anche se sembra che alcuni reporter di origine araba abbiano ottenuto contatti molto vicini al gruppo dei rapitori. Comunque i 56 giorni di prigionia degli italiani sono stati caratterizzati da spostamenti in territorio difficile, con l'incubo dei loro carcerieri di essere fermati ai posti di blocco. I portavoce americani specificano che stanno interrogando 5 uomini sospettati di essere coinvolti nella vicenda degli italiani. Quattro vennero presi al momento della liberazione degli ostaggi, un quinto la settimana scorsa, assieme ad altre due persone (che però pare siano estranee a questa specifica vicenda, ma forse non al gruppo che ha condotto il rapimento). "Ora rimangono sotto la nostra custodia per gli accertamenti", precisano. Più avanti potrebbero invece venire consegnati agli inquirenti italiani. "Stiamo indagando sul caso. Si tratta di capire se tramite loro possiamo catturare altre persone coinvolte nelle aggressioni agli stranieri, liberare altri ostaggi e prevenire futuri rapimenti", dicono i militari americani. Ma aggiungono un particolare importante: "Sembra che i cinque abbiano un passato da criminali comuni e non siano legati ai gruppi del terrorismo". Questo spiegherebbe come mai non sono stati uccisi prima, come invece è avvenuto per esempio un mese e mezzo fa al giovane ostaggio americano Nick Berg, decapitato forse per mano dello stesso estremista islamico Abu Musab Al Zarkawi. O tre giorni fa al 33enne sud coreano Kim Sun Il. Dunque i rapitori volevano solo soldi, cercavano di farsi pagare un riscatto? Le fonti locali irachene confermano solo in parte. Ma secondo alcuni si sarebbe trattato di una copertura: "Tra i rapitori c'erano elementi molto ideologici, che volevano influenzare la politica italiana. Ma hanno finto di essere criminali per sviare le indagini".
Ieri, Salvatore Stefio, Umberto Cupertino e Maurizio Agliana si sono recati a San Giovani Rotondo per rendere grazie, come avevano promesso, a Padre Pio. Accompagnati da amici e familiari, hanno assistito alla messa e pregato anche per il loro compagno ucciso, Fabrizio Quattrocchi. "Io sono molto devoto a Padre Pio - ha detto Cupertino - e ho spesso pregato durante la prigionia. Anche loro si sono uniti a me". Alla domanda se perdonavano i sequestratori per quello che è successo e per la morte di Quattrocchi, ha risposto Stefio: "Ci vorrà tempo, non è ancora il momento".
Lorenzo Cremonesi: "Criminali comuni i carcerieri degli italiani"