Maurizio Caprara: "L'Italia ha mediato ma sono dispiaciuto che abbia votato sì"
23 Luglio 2004
Per altri membri dell'Unione Europea, il significato è molto chiaro: vorrebbero che noi israeliani restassimo indifesi. Rispetto di più le isole Marshall e la Micronesia "Nel votare "sì" alla risoluzione contro la nostra barriera difensiva, l'Italia ha compiuto un errore. Ne sono dispiaciuto", dice Ehud Gol, l'ambasciatore d'Israele a Roma. I suoi rapporti con il governo di Silvio Berlusconi sono sempre stati ottimi. Gol è stato il primo diplomatico ad arrivare da Gerusalemme con il mandato di aprire le porte di Israele a Gianfranco Fini. Ed è il retroterra dei buoni rapporti con il Cavaliere e con il ministro degli Esteri Franco Frattini a far sì che l'ambasciatore racchiuda in un quell'aggettivo, "dispiaciuto", e non in termini più drastici come "irritato" o "deluso", il suo giudizio sulla posizione italiana al Palazzo di Vetro. Su altri Stati europei, come risulta da quest'intervista al ‟Corriere”, le valutazioni israeliane sono più radicali. Non è esagerato definirle disgustate, come nei confronti dell'Onu.
Nell'approvare la condanna della vostra "barriera difensiva", l'Italia ha votato come il resto dell'Unione Europea, ambasciatore.
Fino all'ultimo minuto, l'Italia ha premuto affinché il testo della risoluzione fosse completamente diverso. Poi si è trovata a dover aderire.
Lei ha sentito la Farnesina, dopo il voto?
Dopo, no. L'ho sentita prima. Che si sia data da fare è un dato di fatto. Per altri membri dell'Unione Europea, il significato del voto invece è molto chiaro: vorrebbero che noi israeliani restassimo indifesi.
Pensa alla Francia?
Non faccio nomi. I lettori del ‟Corriere” sono in grado di capire a chi posso riferirmi.
La barriera, o "il Muro" per chi la disapprova, era già stata definita illegale dalla Corte di giustizia dell'Aja. Perché vi aspettavate una posizione diversa dall'Ue?
Quella corte ha agito come un organismo politico. Dall'Europa, che è stata il più grande cimitero di ebrei, ci saremmo aspettati comprensione verso il nostro bisogno di sicurezza.
All'origine della vostra barriera ci sono le stragi di civili israeliani commesse da gruppi palestinesi. Ma a causa del suo tracciato, anche dentro la Cisgiordania, non le pare che stia separando Israele dal resto del mondo?
Se noi ci stiamo chiudendo in un ghetto è perché ci vogliono uccidere. Nel 2002 abbiamo subito la morte di 450 israeliani. Nel 2003, con la costruzione di circa il 15-20% della barriera, il numero degli assassinati è calato: 213. Adesso, con il 40% della barriera in piedi, impediamo il 90% degli attentati. Chi condanna la barriera vorrebbe che noi fossimo in un ghetto più piccolo. E noi...
Voi?
Noi dobbiamo deludere chi ci vorrebbe morti. Senza terrorismo, la barriera non ci sarà. È temporanea. In ogni caso, sono passati soltanto 60 anni dall'Olocausto, una frazione della storia. La gente ha la memoria corta. Forse non è chiaro un concetto: i giorni nei quali gli ebrei affidarono la loro sicurezza alla pietà di altri sono finiti. Ci difenderemo, anche continuando a costruire la barriera. E questa risoluzione finirà nell'immondizia della storia.
All'Onu con voi hanno votato gli Stati Uniti, ma che gli altri contrari alla risoluzione siano stati quattro e i favorevoli 150 segnala per Israele forti rischi di isolamento. Con l'appoggio delle isole Marshall o della Micronesia andrete lontano?
Intanto, io le isole Marshall e la Micronesia le rispetto. Di certo, più di quanto rispetto certi Paesi europei che diffamano Israele.
Vi conviene trascurare il giudizio dell'Onu? George W. Bush, che riteneva di poterne fare a meno per l'Iraq, ha dovuto ricredersi.
Adesso mi occupo di questa risoluzione, non di altro. E le Nazioni Unite non sono mica un Parlamento internazionale. Sono un circo. Una beffa. Un posto nel quale arabi, musulmani e regimi dittatoriali dispongono di una maggioranza automatica.
Nell'approvare la condanna della vostra "barriera difensiva", l'Italia ha votato come il resto dell'Unione Europea, ambasciatore.
Fino all'ultimo minuto, l'Italia ha premuto affinché il testo della risoluzione fosse completamente diverso. Poi si è trovata a dover aderire.
Lei ha sentito la Farnesina, dopo il voto?
Dopo, no. L'ho sentita prima. Che si sia data da fare è un dato di fatto. Per altri membri dell'Unione Europea, il significato del voto invece è molto chiaro: vorrebbero che noi israeliani restassimo indifesi.
Pensa alla Francia?
Non faccio nomi. I lettori del ‟Corriere” sono in grado di capire a chi posso riferirmi.
La barriera, o "il Muro" per chi la disapprova, era già stata definita illegale dalla Corte di giustizia dell'Aja. Perché vi aspettavate una posizione diversa dall'Ue?
Quella corte ha agito come un organismo politico. Dall'Europa, che è stata il più grande cimitero di ebrei, ci saremmo aspettati comprensione verso il nostro bisogno di sicurezza.
All'origine della vostra barriera ci sono le stragi di civili israeliani commesse da gruppi palestinesi. Ma a causa del suo tracciato, anche dentro la Cisgiordania, non le pare che stia separando Israele dal resto del mondo?
Se noi ci stiamo chiudendo in un ghetto è perché ci vogliono uccidere. Nel 2002 abbiamo subito la morte di 450 israeliani. Nel 2003, con la costruzione di circa il 15-20% della barriera, il numero degli assassinati è calato: 213. Adesso, con il 40% della barriera in piedi, impediamo il 90% degli attentati. Chi condanna la barriera vorrebbe che noi fossimo in un ghetto più piccolo. E noi...
Voi?
Noi dobbiamo deludere chi ci vorrebbe morti. Senza terrorismo, la barriera non ci sarà. È temporanea. In ogni caso, sono passati soltanto 60 anni dall'Olocausto, una frazione della storia. La gente ha la memoria corta. Forse non è chiaro un concetto: i giorni nei quali gli ebrei affidarono la loro sicurezza alla pietà di altri sono finiti. Ci difenderemo, anche continuando a costruire la barriera. E questa risoluzione finirà nell'immondizia della storia.
All'Onu con voi hanno votato gli Stati Uniti, ma che gli altri contrari alla risoluzione siano stati quattro e i favorevoli 150 segnala per Israele forti rischi di isolamento. Con l'appoggio delle isole Marshall o della Micronesia andrete lontano?
Intanto, io le isole Marshall e la Micronesia le rispetto. Di certo, più di quanto rispetto certi Paesi europei che diffamano Israele.
Vi conviene trascurare il giudizio dell'Onu? George W. Bush, che riteneva di poterne fare a meno per l'Iraq, ha dovuto ricredersi.
Adesso mi occupo di questa risoluzione, non di altro. E le Nazioni Unite non sono mica un Parlamento internazionale. Sono un circo. Una beffa. Un posto nel quale arabi, musulmani e regimi dittatoriali dispongono di una maggioranza automatica.
Maurizio Caprara
Maurizio Caprara (Napoli 1961), ha cominciato a fare il giornalista al "Manifesto" nel 1978. Dopo un periodo di collaborazione, nel 1982 è stato assunto al"Corriere della Sera", dove ha lavorato …