Lorenzo Cremonesi: Mal di montagna, il ministro salta la cena
29 Luglio 2004
Giunto lunedì in elicottero ai circa 4.500 metri del campo Concordia, Gianni Alemanno è salito a piedi in otto ore ieri sino ai 5.050 metri del campo base. La conseguenza, praticamente inevitabile: il mal di montagna. Gli hunza avevano addobbato le tende con bandierine pakistane e italiane, festoni colorati. Ieri sera era prevista una grande cena per festeggiare gli alpinisti al ritorno dalla vetta. E anche un grande welcome per il ministro italiano delle Politiche agricole e forestali che è anche entusiasta sostenitore della spedizione "K2 2004 - 50 anni dopo". Ma in un primo momento Alemanno non c'è. Resta in tenda con i classici sintomi di chi non è acclimatato: nausea, vomito, mal di testa, polso debole. Tanto debole che il medico della spedizione italiana, Leonardo Pagani, decide di somministrargli ossigeno. "La sua è la classica crisi di chi è salito in quota troppo in fretta. Occorre che l'organismo si adatti al calo dell'ossigeno. Qui a 5.000 metri l'ossigeno è circa il 50 per cento rispetto al livello del mare", spiega Pagani. In serata Alemanno si riprende, pur pallido e affaticato incontra gli alpinisti appena scesi dalla vetta. Siede a tavola nella grande tenda mensa sovrastata dalla scritta "Casa Italia". Ma per lui le brutte sorprese potrebbero non essere finite. "Ci vogliono circa tre settimane per abituarsi a queste altezze. E il male colpisce in modo imprevedibile. Ci sono persone anziane poco allenate che arrivano sin quassù senza alcun problema e giovani sportivi pronti a correre intere maratone che devono essere evacuati a valle via elicottero", continua Pagani. In circa due mesi di permanenza al campo base, il medico ha visitato una sessantina di persone affette dal male. "I casi più gravi sono l'edema celebrale, dove le cellule del cervello si gonfiano sino a causare la morte. Oppure quello polmonare, quando i bronchi si riempiono di liquidi, sino a uccidere per soffocamento", aggiunge. Una sindrome ancora tutta da capire. La si previene con la gradualità della salita. Ma è capitato che alpinisti rimasti per mesi alle alte quote si siano sentiti male all'improvviso, come se fossero appena saliti in elicottero.