Maurizio Caprara: Riforma Onu, l'Italia teme l'esclusione
29 Luglio 2004
Le decisioni effettive, anche se saranno precedute da pronunciamenti importanti, avverranno difficilmente prima della primavera prossima. Probabilmente verranno attuate nel giro di anni. Eppure il clima che si respira intorno alle ipotesi di riforma del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sta diventando fastidioso per l'Italia. Si intravvedono nuvole all'orizzonte. I segnali più corposi sono quelli che quasi settimanalmente alzano le quotazioni di Germania e Giappone per gli ambiti seggi permanenti, assegnati dopo la Seconda guerra mondiale soltanto ai quattro principali vincitori - Stati Uniti, Urss poi tornata ad essere Russia, Gran Bretagna, Francia - e alla Cina. Sono segnali poco rassicuranti per il nostro Paese. I timori non sono rimasti nascosti ieri neppure nell'ufficialità della Conferenza degli ambasciatori d'Italia, riunita fino a domani alla Farnesina con i 134 capidelegazione provenienti da sedi sparse nel mondo. "Siamo contrari alle proposte di riforma che sono state recentemente avanzate, perché puntano nella direzione sbagliata. Quella direzione ci porta indietro e noi non possiamo non farlo notare", ha detto il ministro degli Esteri Franco Frattini. "Mi auguro che nessuno sottovaluti la portata delle decisioni che si potrebbero assumere nei prossimi mesi in sede Onu", ha avvisato il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini. "Chiamano in causa il ruolo dell'Italia, ed eventuali decisioni a noi sfavorevoli rischiano di pesare a lungo nella nostra vita", ha continuato Casini. Alle Nazioni Unite, il presidente del Senato ha riservato critiche. Tre approcci non identici, però accomunati dalla preoccupazione. "All'Onu, tutti dicono, c'è bisogno di una riforma. Ma se fosse una semplice presa d'atto della nascita di nuove potenze e si traducesse in un mero ampliamento del Consiglio, sarebbe parziale e insufficiente", ha sostenuto Marcello Pera, critico anche verso la risoluzione contraria alla "barriera difensiva" costruita da Israele, una condanna che a suo avviso "non aiuta nessuno". "Non considero promettente nessuna posizione, ancorché avanzata da partner europei, che ci penalizzi", ha affermato Pera. L'opposizione a una ristrutturazione che "si limiti alla creazione di nuovi seggi permanenti" è stata ribadita anche da Frattini, propenso a "criteri di rotazione più democratici e più trasparenti che tengano conto del contributo di ciascun Paese alle missioni dell'Onu". Ad aggiornare i timori può aver contribuito anche quanto scritto ieri da ‟l'Unità”. Il quotidiano di sinistra ha attribuito a una fonte del Palazzo di Vetro un'anticipazione sui lavori del comitato di 16 saggi chiamati dal segretario generale Kofi Annan a delineare un progetto di riforma. Ai cinque attuali membri permanenti si aggiungerebbe un secondo livello di sette semi-permanenti, eletti per quattro o cinque anni "su base continentale". ‟L'Unità” notava che Brasile, Germania, India e Giappone sarebbero in grado di ottenerli. Al terzo livello andrebbero dodici membri non permanenti, eletti per due anni e senza possibilità di rielezione. Una tesi che circola tra i diplomatici italiani è che i voti per i seggi da sottoporre a elezione andrebbero comunque conquistati, dunque l'Italia avrebbe chance di farcela o no in base alle sue capacità, non a uno schema. L'articolo 23/1 della Carta dell'Onu, si ricorda, raccomanda che i seggi siano assegnati tenendo conto dei contributi dati all'Onu. Noi siamo il quinto i il sesto Stato, per questo. Ma al palazzo di Vetro ormai siamo anche un Paese in allerta.
Maurizio Caprara
Maurizio Caprara (Napoli 1961), ha cominciato a fare il giornalista al "Manifesto" nel 1978. Dopo un periodo di collaborazione, nel 1982 è stato assunto al"Corriere della Sera", dove ha lavorato …