Giulio Marcon: Iraq-Ong. Non lasciamo il campo

10 Settembre 2004
Di fronte al rapimento di Simona Torretta, Simona Pari, Rahad Alì e Manhaz Bassam, le parole da usare devono responsabilmente servire all'obiettivo della loro liberazione. Un obiettivo per cui ci stiamo incessantemente muovendo, come in questi mesi abbiamo operato per salvare la vita a molti iracheni in pericolo per l'assenza di medicine, cibo, assistenza. O come, ancora prima, quando siamo scesi in piazza contro una guerra della quale avevamo previsto, senza purtroppo sbagliare, le conseguenze ogni giorno sempre più drammatiche. È stato ufficialmente chiesto al governo italiano di mantenere toni e atteggiamenti adeguati alla drammaticità dell'evento, evitando i proclami (non solo quelli propagandistici), attivandosi per coordinare direttamente le iniziative per la liberazione dei rapiti, senza lasciare (come per il povero Baldoni) all'ineffabile Croce Rossa Italiana e ad altri mediatori improvvisati la gestione di un fatto così drammatico.
Purtroppo l'attenzione e la prudenza - dopo le prime ore di "basso profilo" - non sembrano guidare le dichiarazioni e gli atteggiamenti di tutti gli uomini politici e di governo. Non solo i ministri e i segretari di partito, ma anche il Parlamento dovrebbe dire la sua ed esprimere un'iniziativa comune, che trascenda un'improbabile "unità nazionale" in cui c'è sempre chi premette a ogni posizione e ribadisce, come il ministro Martino ieri, gratuitamente in ogni dichiarazione la sua partecipazione alla guerra e all'occupazione. Questo non aiuta certo alla formazione del clima adatto alla liberazione dei volontari. Anzi.
È inoltre necessario un tavolo istituzionale con tutte le Ong italiane presenti in Iraq per scambiarsi informazioni, discutere, coordinarsi. Avendo molte di queste Ong preso posizione contro la guerra e l'occupazione del paese, vengono dal nostro governo ignorate. A differenza della guerra in Bosnia a metà anni '90, il ministero degli esteri si ostina ad essere latitante: non convoca riunioni, non istituisce tavoli o canali di comunicazione, non ascolta le Ong presenti in Iraq. Si accontenta della Croce Rossa di Scelli, alla quale il governo ha affidato un congruo finanziamento e che è venuta meno alla sua imparzialità per la collaborazione con le forze occupanti.
La situazione sul campo è difficilissima, come anche è difficile valutare in questa fase l'efficacia e le modalità possibili di un'azione umanitaria indipendente: si tratta di rimodulare le forme dell'intervento e della presenza. Ma - come ha ben ricordato ieri Valentino Parlato - le reiterate richieste alle Ong di lasciare il campo dovrebbero essere lasciate cadere ed inoltrate invece alle forze militari occupanti: sono loro che se ne devono andare, ponendo fine al prolungamento della guerra. Diverse Ong italiane hanno deciso di restare e di non rinunciare al compito di aiuto umanitario, decisivo in questa fase. Questo è il momento di moltiplicare la solidarietà con l'assistenza alle vittime della guerra, il sostegno alle forze democratiche della società civile irachena, la mobilitazione ancora più forte contro la guerra. Si tratta di rivendicare l'indipendenza e l'autonomia di un'azione umanitaria a fianco delle popolazioni che nel corso di questi anni hanno imparato a distinguere - pur tra mille infingimenti e difficoltà - tra autentici operatori di pace e forze militari con verniciatura umanitaria. Sarà forse l'atto di una barbarie crescente in cui niente - militari e pacifisti, guerra e azione umanitaria- non viene più distinto o sarà una provocazione ad opera di gruppi o servizi che vogliono far sprofondare il paese in un vortice senza fine colpendo chi si oppone alla guerra; comunque abbandonare il campo sarebbe la presa d'atto di una sconfitta. Liberare i rapiti e continuare ad aiutare, insieme a tutte le vittime, i bambini e le donne irachene che con una straordinaria manifestazione hanno chiesto ieri la loro liberazione, è invece il nostro irrinunciabile impegno.

Giulio Marcon

Giulio Marcon è tra i fondatori del Consorzio italiano di solidarietà (Ics), coordinamento di intervento sulla questione balcanica che raggruppa oltre cento organizzazioni. Ha scritto Volontariato italiano (Lunaria 1996) e …