Il Rapporto della Commissione d’inchiesta sull’11 settembre conferma i fatti chiave di Fahrenheit 9/11

05 Ottobre 2004

Nelle 567 pagine del Rapporto finale della Commissione d’inchiesta sull’11 settembre trovano conferma alcuni fatti fondamentali mostrati in Fahrenheit 9/11. Ecco alcuni passaggi estratti dal film, seguiti dalle conclusioni cui è giunta la Commissione:

1. Le istruzioni di Ashcroft

Fahrenheit 9/11: "Uno dei primi atti di John Ashcroft, in qualità di ministro della Giustizia, è stato quello di dire al direttore ad interim dell’Fbi, Thomas Pickard, che non avrebbe voluto sapere più niente delle minacce terroristiche".

Rapporto della Commissione, p. 2651: Pickard ha riferito alla Commissione che, dopo due briefing sulla questione delle minacce terroristiche (a maggio e all’inizio di giugno), "Ashcroft gli ha detto che non avrebbe voluto sapere più niente di quelle minacce".
Il Rapporto afferma anche che Ashcroft ha negato questa accusa e che Pickard ha detto ad Ashcroft di "non potergli assicurare che non ci sarebbero stati attacchi negli Stati Uniti, benché le minacce riportate fossero riferite a obiettivi stranieri. Ashcroft ha replicato che presumeva che l’Fbi stesse prendendo le misure necessarie. A posteriori, ha riconosciuto che si trattava di una supposizione azzardata. Non ha chiesto all’Fbi come si stesse comportando in risposta alle minacce, né ha dato istruzioni in merito a una precisa azione da intraprendere. Così come non ha impartito direttive all’Ins [Immigration and Naturalization Service], che allora faceva ancora capo al dipartimento di Giustizia. In breve: gli enti governativi non si sono mai mobilitati in risposta alle minacce. Mancavano di direttive e di un piano da attuare.

2. Bush in una scuola elementare della Florida la mattina dell’11 settembre 2001

Fahrenheit 9/11: "Mentre veniva sferrato l’attacco, il signor Bush stava raggiungendo una scuola elementare in Florida. Informato dello schianto del primo aereo contro il World Trade Center, già colpito da un attentato terroristico otto anni prima, il signor Bush decise che non poteva rinunciare all’occasione di posare per qualche foto. Quando il secondo aereo colpì l’altra torre, il capo dello staff presidenziale entrò nella classe e disse al signor Bush che la nazione era stata attaccata. Non sapendo cosa fare, e non essendoci nessuno a suggerirglielo, né i servizi segreti pronti a precipitarsi per portarlo al sicuro, il signor Bush restò lì seduto a leggere il racconto La mia capretta con i bambini. Passarono quasi sette minuti senza che nessuno facesse niente".

Rapporto della Commissione, p. 35: "Il capo dello staff della Casa Bianca, Andrew Card, ci ha detto che si trovava fuori della classe insieme a Bush quando il consigliere personale del presidente, Karl Rove, li informò la prima volta che un piccolo bimotore si era andato a schiantare contro il World Trade Center. Il presidente reagì commentando che l’incidente doveva essere stato causato da un errore del pilota. Alle 8.55, prima di entrare nella classe, il presidente parlò con il consigliere per la Sicurezza nazionale, Condoleezza Rice, che si trovava alla Casa Bianca. Quest’ultima ricorda di avergli detto in un primo tempo che a colpire il World Trade Center era stato un aereo bimotore – solo in seguito parlò di un aereo di linea –, aggiungendo: ‘È tutto quello che sappiamo al momento, signor presidente’.".

Rapporto della Commissione, pp. 38-39: "Il presidente era seduto all’interno della classe quando, alle 9.05, Andrew Card gli sussurrò all’orecchio: ‘Un secondo aereo ha colpito l’altra torre. L’America è sotto attacco…’. Il presidente restò nella classe per altri cinque o sette minuti, mentre i bambini continuavano a leggere".

3. Bush trascurò la necessità di un incontro con il capo dell’antiterrorismo nel 2001

Fahrenheit 9/11: "Mentre Bush si tratteneva nella scuola della Florida, si stava chiedendo se forse avrebbe fatto meglio a presentarsi al lavoro più spesso? E se non fosse stato il caso di indire almeno una riunione – da quando era entrato in carica – con il capo dell’antiterrorismo [Richard Clarke] per discutere della minaccia terroristica?".

Rapporto della Commissione, p. 201: "Nei giorni immediatamente successivi all’insediamento di Bush alla Casa Bianca, Clarke avvicinò la Rice nel tentativo di convincere lei e il neopresidente a dare la massima priorità alla questione del terrorismo e a seguire l’agenda da lui proposta con insistenza durante gli ultimi mesi della precedente amministrazione. Quando la Rice chiese ai membri principali dello staff presidenziale di indicare le questioni sulle quali ritenevano più opportuno discutere o intervenire, il 25 gennaio 2001 Clarke presentò un accurato memorandum, cui allegò il suo Delenda Plan del 1998 e la relazione del dicembre 2000 sulla strategia da adottare. ‘È necessario che il Principals Committee [gabinetto di guerra] prenda urgentemente in esame il problema posto dalla rete di al Qida [sic], scrisse Clarke. Non ci fu alcuna replica diretta del consigliere per la Sicurezza al memorandum di Clarke, e il Principals Committee non fu convocato per discutere di al Qaeda fino al 4 settembre 2001 (benché si fosse riunito più volte per altre questioni, quali il processo di pace in Medio Oriente, la Russia e il Golfo Persico)".

4. Nessuna reazione di Bush al briefing sulla sicurezza

Fahrenheit 9/11: "Probabilmente bastava che il presidente Bush leggesse la relazione sulla sicurezza consegnatagli il 6 agosto 2001, secondo la quale Osama bin Laden stava progettando un attacco all’America tramite il dirottamento di aerei di linea. Ma forse non si preoccupò della minaccia terroristica perché il titolo della relazione era troppo vago".

Rapporto della Commissione, pp. 260-262: "Bush dice che all’epoca considerò ‘di natura storicistica’ la relazione presentata dalla Cia al briefing del 6 agosto, intitolata Bin Laden determinato a colpire negli Stati Uniti. Al contrario, i ‘due analisti della Cia incaricati di redigere l’articolo lo ritenevano un’occasione per far capire che la minaccia di un attacco di bin Laden negli Stati Uniti era ancora attuale e seria’. Bush ‘non ricorda se parlò o meno del rapporto del 6 agosto con il ministro della Giustizia, né se lo fece Condoleezza Rice… Il Seib [Senior Executive Intelligence Briefing] del giorno seguente ripeteva il titolo di quella relazione… Qualche tempo dopo, nello stesso mese, un’agenzia straniera riferì che Abu Zubaydah stava pensando di organizzare attacchi terroristici negli Stati Uniti… Non ci risultano ulteriori discussioni, prima dell’11 settembre, tra il presidente e i suoi massimi consiglieri sulla possibilità di una minaccia di attacco agli Stati Uniti da parte di al Qaeda… [Il direttore della Cia] Tenet non ricorda altri colloqui con il presidente a proposito di tale minaccia tra il 17 agosto – data della visita di Tenet a Bush, a Crawford – e il 10 settembre".

5. La tempistica dei voli sauditi

Fahrenheit 9/11: "Almeno sei jet privati e circa una ventina di aerei commerciali portarono via dagli Stati Uniti i sauditi e i bin Laden dopo il 13 settembre. In tutto, 142 sauditi, compresi 24 membri della famiglia bin Laden, furono autorizzati a lasciare il paese".

Rapporto della Commissione, p. 556, n. 25: "Dopo la riapertura dello spazio aereo, nove voli privati, per un totale di 160 passeggeri, prevalentemente di nazionalità saudita, partirono dagli Stati Uniti tra il 14 e il 24 settembre".

6. Interrogatori dell’Fbi ai sauditi e ai bin Laden che lasciarono il paese

Fahrenheit 9/11: "L’Fbi condusse ‘un breve interrogatorio, controllò il passaporto’".

Confermato dal Rapporto della Commissione a p. 557, n. 28: "Il volo dei bin Laden e altri voli da noi presi in esame furono controllati in conformità con procedure stabilite dalla direzione dell’Fbi e coordinati a livello operativo tramite l’intervento congiunto di diversi enti governativi… La maggior parte dei passeggeri non fu sottoposta a interrogatori dall’Fbi; tuttavia, 22 dei 26 passeggeri del volo dei bin Laden vennero interrogati… Due persone imbarcatesi su quel volo erano state precedentemente indagate dall’Fbi, ma entrambi i casi erano stati chiusi, rispettivamente nel 1999 e nel marzo 2001, per mancanza di elementi a sostegno dell’accusa di legami con l’attività terroristica".

7. La Casa Bianca approvò i voli

Fahrenheit 9/11: "La Casa Bianca approvò il fatto che alcuni aerei prendessero a bordo i bin Laden e molti altri sauditi". [Il film mostra anche una copia dell’articolo di Eric Lichtblau, apparso sul "New York Times" il 3 settembre 2003, intitolato La Casa Bianca approvò la partenza di sauditi dopo l’11 settembre, dice un ex consigliere. In esso si afferma che "alti funzionari della Casa Bianca approvarono personalmente l’evacuazione dagli Stati Uniti di decine di sauditi influenti, inclusi alcuni parenti di Osama bin Laden, nei giorni successivi agli attacchi dell’11 settembre 2001, quando alla maggior parte degli aerei era ancora impedito il decollo. È quanto ha dichiarato oggi un ex consigliere della Casa Bianca, Richard Clarke, che diresse l’unità di crisi dopo gli attacchi, ma che da allora ha lasciato l’amministrazione Bush. Egli afferma di aver acconsentito al piano straordinario perché l’Fbi gli aveva assicurato che i sauditi in partenza non avevano alcun legame con il terrorismo".]

Rapporto della Commissione, p. 329: "Richard Clarke approvò questi voli".

 

1 Le indicazioni dei numeri di pagina si riferiscono all’edizione originale del Final Report of the National Commission on Terrorist Attacks Upon the United States of America, il rapporto finale della cosiddetta "Commissione sull’11 settembre", commissione d’inchiesta indipendente, istituita alla fine del 2002 su mandato del Congresso degli Usa e composta da dieci membri, cinque democratici e cinque repubblicani.

Fahrenheit 9/11 di Michael Moore

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