Maurizio Caprara: Turchia, il no della Lega agita il Polo

22 Ottobre 2004
Il referendum consultivo che la Lega Nord vorrebbe sull'adesione della Turchia all'Unione Europea può essere una spina nel fianco del governo, ma ha un punto debole: in Italia non è possibile senza cambiare la Costituzione. La nostra carta fondamentale dello Stato prevede il referendum abrogativo e, allo stesso tempo, lo vieta sulla ratifica dei trattati internazionali. "Allo stato attuale, un referendum sulla Turchia non è possibile. Per indire quello del 1989, sulla proposta di dare al Parlamento europeo un mandato costituente, fu necessaria una legge-provvedimento costituzionale", conferma Augusto Barbera, docente di diritto costituzionale a Bologna, autore con Andrea Morrone del libro La Repubblica dei referendum. La forza per far approvare una modifica alla Costituzione, in Parlamento, la Lega non ce l'ha. Ma è nelle Aule di Camera e Senato che la formazione di Umberto Bossi potrebbe creare fastidi al governo di Silvio Berlusconi, il quale ha fatto dell'ingresso dei turchi nell'Unione europea un perno della propria politica estera.
Se per esempio i leghisti presentassero una mozione in occasione di un dibattito parlamentare in vista del Consiglio europeo del 17 dicembre, chiamato a decidere sulla data di apertura dei negoziati con la Turchia, la maggioranza potrebbe dividersi. Se il Carroccio chiedesse di negare appoggio all'adesione di Ankara, il centrodestra rischierebbe di risultare ufficialmente percorso da dissensi. Non di soccombere. Finora, una sconfitta della linea filoturca in Parlamento non sembra nell'ordine delle cose. Il segretario dei Ds Piero Fassino, da ministro per il Commercio estero, fu l'artefice della ricucitura con Ankara dopo la crisi scoppiata quando arrivò in Italia il curdo Abdullah Ocalan. Perfino il "Correntone" ds, nel suo documento congressuale, sostiene che l'Europa deve accogliere la Turchia. La pensano così anche i Verdi.
Ciò non toglie che la Lega abbia toccato un tasto delicato nell'opinione pubblica, anche in quella di centrodestra e tra i cattolici. Mentre Adolfo Urso, viceministro del Commercio Estero, di An, dichiara che un referendum sulla Turchia sarebbe "non necessario e anzi nocivo", il coordinatore del suo partito Ignazio La Russa difende la linea del Cavaliere preoccupandosi però di non mostrare un'ostilità verso i sentimenti sui quali i leghisti vogliono far leva. "Il tema sollevato dalla Lega non va sottovalutato, ha un fondamento", dice La Russa. "È lo strumento del referendum a essere sbagliato. Richiederlo è propaganda. Invece, apriamo nella maggioranza un dibattito sugli argomenti seri che si opporrebbero all'ingresso della Turchia. Ritengo quel Paese un argine musulmano verso il fondamentalismo islamico. Ma può essere giusta l'obiezione di chi teme la libera circolazione nell'Ue di persone arrivate dal territorio turco: più che escludere la Turchia, meglio mettere gradini nel percorso di adesione per scongiurare i pericoli".

Maurizio Caprara

Maurizio Caprara (Napoli 1961), ha cominciato a fare il giornalista al "Manifesto" nel 1978. Dopo un periodo di collaborazione, nel 1982 è stato assunto al"Corriere della Sera", dove ha lavorato …