Maurizio Caprara: Il rapimento di Giuliana Sgrena. E Fini consiglia Parlato: fate sapere che Giuliana è pacifista
07 Febbraio 2005
"È sucesso nel primo venerdì di preghiera per i musulmani dopo il voto. È il primo rapimento di un occidentale dopo le elezioni. Come se si volesse dimostrare: il terrorismo è in grado di colpire lo stesso". Mentre cammina nei lunghi corridoi foderati di marmo della Farnesina, Gianfranco Fini spiega al ‟Corriere” l’idea che si è fatto fino a metà pomeriggio. O meglio, la somma delle idee che si è fatto da quando, dalla mattina, un nuovo sequestro di un’italiana a Bagdad ha fatto irruzione nell’agenda della diplomazia del nostro Paese. "Oppure", continua Fini, "oppure può essere un rapimento a scopo di estorsione. Ma il confine tra le due possibilità, disegno politico o estorsione, è labile". Il terrorismo, da sempre, ha bisogno di soldi e per procurarseli ricorre anche a sequestri o rapine. "Appunto", commenta il ministro degli Esteri. E osserva: "Purtroppo, la caratteristica di primo rapimento dopo le elezioni e i precedenti dei giornalisti francesi sequestrati non inducono a far pensare a tempi brevi...". La prigionia di due inviati di ‟Radio France International” e ‟Le Figaro” è durata quasi quattro mesi, una giornalista di ‟Liberation” è tuttora nelle mani di una banda irachena. Secondo quanto è rimbalzato all’unità di crisi del ministero, Giuliana Sgrena ieri era vestita di nero. Probabilmente, con il viso in parte coperto da un velo. Una scelta dettata dall’accortezza di un’inviata ritenuta prudente. Gli uomini che l’hanno catturata parlavano, pare, con un accento di Bagdad. E mentre si sfogliano i casi del passato in cerca di analogie, sul versante italiano la giornata di ieri segna qualcosa di insolito. Che nella biografia di Fini sarà meno appariscente ma non molto meno sostanziale della svolta di Fiuggi con la quale il fondatore di Alleanza nazionale chiuse il Msi per "far saltare le gabbie del Novecento". È stato Valentino Parlato, uno dei fondatori del ‟manifesto”, uno degli ospiti che il ministro ha ricevuto di pomeriggio nel biancore marmoreo della Farnesina. Da una parte Fini, 53 anni, in gioventù allievo del già repubblichino Giorgio Almirante. Dall’altra Parlato, 74 anni, ex giornalista economico di ‟Rinascita” che ebbe uno dei suoi maestri in Giorgio Amendola, ispiratore dei Gap romani. Due persone talmente diverse che soltanto un’altra circostanza eccezionale era riuscita ad avvicinare. "Ci vediamo soltanto quando ci sono disgrazie per il manifesto’", ha detto subito Parlato a Fini con il suo spirito disincantato, capace di essere irriverente verso le formalità anche nei momenti tetri. "L’altra fu in occasione della visita dopo l’attentato al nostro giornale", gli ha fatto notare alludendo alla bomba messa nel 2000 da un giovane neofascista. Quella volta, Fini si spinse in territorio avversario per portare solidarietà, come Almirante che andò a Botteghe Oscure per rendere omaggio alla salma di Enrico Berlinguer. E ieri Fini ha dato a Parlato un consiglio: fate sapere quale era la posizione di Giuliana Sgrena sull’Iraq. In sostanza, che era contro la guerra. "È necessario. Sarei felice di poter dire che è un elemento sufficiente, ma non credo", ha spiegato. I due si sono intesi. Poi, accompagnati da un giornalista del quotidiano comunista, Alessandro Mantovani, sono andati all’unità di crisi e dalla sua responsabile, Elisabetta Belloni. In pubblico, più tardi, Fini ha dichiarato: "Ho detto a Parlato che condivido l’idea di far sapere bene agli iracheni e al mondo arabo e musulmano chi è questa nostra collega... È logico, giusto. Allo stesso tempo, è stata sequestrata non per quel che scriveva, ma perché occidentale". Valutazione che con cancella il segnale principale, non scontato: "La solidarietà convinta del governo per il sequestro dell’inviata del manifesto’".
Maurizio Caprara
Maurizio Caprara (Napoli 1961), ha cominciato a fare il giornalista al "Manifesto" nel 1978. Dopo un periodo di collaborazione, nel 1982 è stato assunto al"Corriere della Sera", dove ha lavorato …