Maurizio Caprara: Sfida spagnola. In Vaticano il ministro delle nozze gay

26 Aprile 2005
Tra i re, i principi, i presidenti e le auguste consorti che ieri hanno stretto la mano a papa Benedetto XVI c’era anche uno degli uomini meno amati in Vaticano: Juan Fernando Lopez Aguilar, il ministro della Giustizia al quale si deve la legge con la quale è stato introdotto in Spagna il matrimonio tra omosessuali. Quarantatré anni, socialista di Las Palmas de Gran Canaria, autore di un manuale di diritto costituzionale, magro e giovanile, Lopez Aguilar si è presentato al cospetto del Pontefice a fianco del ministro degli Esteri Miguel Angel Moratinos e di quello della Difesa José Bono. Davanti al trono della basilica di San Pietro, nella processione dei potenti venivano subito dopo la delegazione tedesca con Gerhard Schröder e i cristianodemocratici, Carlo Azeglio e Franca Ciampi, il re Juan Carlos e la regina Sofia dalla testa coperta da un candido velo. Se il premier di Madrid, José Luis Zapatero, voleva attirare l’attenzione su di sé, è riuscito a inventare una risposta inedita alla domanda che si poneva Nanni Moretti su una festa in uno dei suoi primi film: mi si nota di più se vado o se non vado, oppure se vado e mi metto in disparte? Oltre a non andare in Vaticano, e affidare a un’intervista su ‟El País” il suo pensiero sull’elezione di Joseph Ratzinger (‟Rispetto, continuismo... In questi casi bisogna sempre mantenere prudenza e aspettare gli atti”), Zapatero ha mandato l’ospite più ingombrante che si poteva. Lo stesso che sulla stampa spagnola, adesso, compare in fotografia mentre riceve un bacio di gratitudine dal dirigente di un gruppo per i diritti degli omosessuali, Pedro Zerolo. Moratinos doveva assistere alla messa di inizio pontificato in virtù del ruolo di ministro degli Esteri. Bono, Difesa, desiderava esserci perché cattolico. Per Lopez Aguilar c’era sì una motivazione istituzionale, taluni affari religiosi rientrano nelle competenze del ministero della Giustizia. Ma qualcuno, tra i porporati, sottovoce ha commentato: in casi del genere non si inventa una malattia diplomatica? Alla cena di sabato nell’ambasciata del proprio Paese presso la Santa Sede, i sei cardinali spagnoli che hanno partecipato al conclave non avevano gran voglia di andare. Le tentazioni di rifiutare il contatto con il ministro artefice della legalizzazione delle coppie omosessuali sono state respinte soprattutto per evitare uno sgarbo all’ospite principale, il re. Ne è derivata una storia che, se si resta nel campo della cinematografia, oscillava tra l’Angelo sterminatore di Luis Buñuel, dentro un palazzo dal quale nessuno riusciva più a uscire, e i paradossi di Pedro Almodóvar iperrealistici fino a sconfinare nel non sense. Nella stessa sala dell’ambasciata di piazza di Spagna, oltre il cortile con il glicine fiorito, c’erano sia il promotore della legge pro gay sia il presidente della Conferenza episcopale spagnola, Ricardo Blázquez, l’ispiratore delle bordate di attacchi a quella legge. Padrone di casa, un vero personaggio da film: l’ambasciatore Jorge Dezcaillar, che prima di tenere i rapporti con il Vaticano è stato il capo del servizio segreto spagnolo, il Centro nacional di inteligencia.”Non si può andare contro il diritto naturale e la morale della persona”. A parlare così, di fronte alla quarantina di invitati, non è stato qualcuno che bisbigliava. È stato il Camerlengo del collegio cardinalizio, Eduardo Martinez Somalo, nel suo discorso all’intera sala. Alla fine, anche due dei tre rappresentanti del governo socialista, Bono e Moratinos, hanno applaudito. Lopez Aguilar no. Serata tesa. ‟Un Papa che combatte contro alcune leggi del governo non può interrompere il dialogo instaurato di recente con la Chiesa?”, ha chiesto ‟El País” a Zapatero. ‟Il dialogo continuerà. Capisco che alla Chiesa non piacciano alcune delle leggi alle quali ha dato impulso una maggioranza parlamentare molto ampia, però sono espressioni della volontà dei cittadini”, la risposta del presidente del governo di Spagna. Per chiudere il film, forse, sarebbero state utili inquadrature dello sguardo asciutto di Juan Carlos. Alla colazione di ieri, nell’ambasciata, con il re e i ministri prendevano parte alcuni diplomatici latinoamericani. I cardinali, con loro sollievo, erano esentati.

Maurizio Caprara

Maurizio Caprara (Napoli 1961), ha cominciato a fare il giornalista al "Manifesto" nel 1978. Dopo un periodo di collaborazione, nel 1982 è stato assunto al"Corriere della Sera", dove ha lavorato …