Maurizio Caprara: Caso Calipari. L'inchiesta non è ancora chiusa
28 Aprile 2005
La quadratura del cerchio che è stata cercata ieri a Palazzo Chigi potrebbe avere lo stesso nome dato a un patto raggiunto tra capicorrente democristiani nell’ultima fase di vita della Dc: il ‟disaccordo concordato”. Un modo per sancire, congiuntamente, di avere posizioni diverse e di non volerle radicalizzare. Per non retrocedere dalle proprie basi di partenza e assicurarsi che questo non comporterà fratture. Il negoziato ha visto da una parte il governo italiano, intento a premere sugli Stati Uniti per escogitare ancora una versione comune nel ricostruire la morte di Nicola Calipari, l’ufficiale del Sismi ucciso a Bagdad il 4 marzo scorso da una pattuglia americana mentre era in auto con la giornalista Giuliana Sgrena, rilasciata dai sequestratori. Dall’altra parte il Paese di George W. Bush, rappresentato dall’ambasciatore a Roma Mel Sembler, pronto a confermare il dispiacere per l’”incidente”, ma non a darne ogni colpa ai propri soldati. Per due volte Sembler è andato a Palazzo Chigi. Ha avuto colloqui con Silvio Berlusconi, il ministro degli Esteri Gianfranco Fini e il sottosegretario con la delega sui servizi segreti Gianni Letta. Un’ora nel pomeriggio, una in serata. E sarebbe diventata meno impossibile di prima una conclusione dell’inchiesta compiuta dalla commissione italo statunitense sull’uccisione di Calipari capace di comprendere le firme dei due membri italiani, il diplomatico Cesare Ragaglini e il generale del Sismi Pierluigi Campregher. Nel rapporto si potrebbe sottolineare che la commissione aveva il compito di essere fact finding, di ricercare i fatti. Di descriverli, dunque, non di impartire colpe e responsabilità. In teoria, quest’altro incarico potrebbe essere affidato a un’ulteriore in chiesta. Non è escluso che il documento venga diffuso da Bagdad, o anche da Bagdad. Dopo, probabilmente, Sembler ribadirà che Calipari è stato un eroe. Gli Stati Uniti tuttavia non si sono dimostrati votati al compromesso quanto lo erano per natura le correnti democristiane. ‟Meno male che siamo il miglior alleato di Washington e non il peggiore”, è stato ieri uno dei commenti a bassa voce negli uffici del governo. L’esistenza di approcci diversi tra le istituzioni degli Stati Uniti interessate al caso - il Pentagono deciso a non turbare i propri soldati in Iraq, Casa Bianca e Dipartimento di Stato orientati a ottenere lo stesso risultato evitando di danneggiare il Berlusconi bis - non ha reso meno laborioso un ‟disaccordo concordato” con l’Italia. ‟L’inchiesta sul caso Calipari non è conclusa. Il governo italiano parlerà al momento opportuno. Contatti proseguono ‟, ha detto nel pomeriggio il presidente del Consiglio alla Camera. Era dalla mattina che Palazzo Chigi si sforzava di rimandare indietro le lancette dell’orologio dell’indagine che il Pentagono aveva fatto di capire di ritenere, in sostanza, finita. Un ufficiale del comando centrale di Tampa, Florida, aveva dichiarato lunedì che secondo la commissione i militari dai quali sono partiti i colpi ‟non vanno considerati responsabili dell’accaduto ‟. Con l’Italia, aveva aggiunto, restavano divergenze sulla velocità dell’auto usata dal Sismi e sulle comunicazioni tra funzionari italiani e americani prima dell’incontro di fuoco tra la pattuglia e la macchina diretta all’aeroporto di Bagdad. Sulla velocità, le visite di Sembler potrebbero aver attenuato le divergenze. ‟Mi dispiace che qualche improvvida indiscrezione abbia portato qualcuno a parlare impropriamente delle conclusioni di un’inchiesta invece non ancora conclusa. Non commenterò queste indiscrezioni”, aveva affermato Berlusconi a Montecitorio. Un segnale per il Pentagono. All’Unione che chiede spiegazioni davanti alle Camere, il presidente del Consiglio ha risposto: ‟Non appena l’inchiesta sarà conclusa, verrò in Parlamento a riferire”. Tra poco si vedrà se ieri la tela di Penelope della commissione era alla sua ultima tessitura.
Maurizio Caprara
Maurizio Caprara (Napoli 1961), ha cominciato a fare il giornalista al "Manifesto" nel 1978. Dopo un periodo di collaborazione, nel 1982 è stato assunto al"Corriere della Sera", dove ha lavorato …